martedì 28 maggio 2013

Painting of The Week: Pugilatore in Riposo (presumibilmente Lisippo, IV secolo a.C.)


Della pittura greca e romana abbiamo molto poco. Di quella romana qualcosa è rimasto, ma possiamo solo immaginare quel che poteva essere osservare un dipinto dei maestri della Repubblica e dell'Impero. La loro tecnica a encausto - si dice - rendeva traslucide le opere: i blu e i rossi rilucevano e, di notte, con le fiammelle accese a fare da controcanto ai colori, ci si poteva addirittura specchiare nelle immagini.
Di greco abbiamo quasi nulla: è pervenuto il vasellame, qualcosa di meraviglioso e unico. E, poi, abbiamo le statue. Moltissime sono copie romane, fatte di un marmo bianchissimo e liscio.
Eppure è sempre una sorpresa scoprire che, in origine, le statue erano colorate. Anche Canova, riprendendo molto dell'arte classica greca, usava colori ambrati per donare ai corpi di marmo il colore dell'incarnato.
I greci hanno realizzato moltissime statue in bronzo (le copie in marmo che oggi conosciamo provengono da originali bronzei), abbellite da altri materiali colorati. Perfette come erano nelle proporzioni, dovevano apparire quasi come veri esseri umani. Basti guardare i Bronzi di Riace e, in particolare, denti e occhi: un vero capolavoro di lavorazione del materiale e del colore.

Eppure, qui parliamo oggi di una statua greca talmente dipinta da essere un quadro; talmente colorata da essere espressiva oltre ogni limite. Il Pugilatore in Riposo è un'opera attribuita a Lisippo o alla sua cerchia. Siamo nel IV secolo a.C.: l'Arte è con un piede nell'Ellenismo, che ci ha regalato una delle prime reazioni anticlassiche.

Qui, si perde quel canone di bellezza dato dal chiasmo e dalla perfetta geometria; qui non c'è l'imperturbabilità del Doriforo o del Discobolo i quali, seppur atleti, non sembravano scossi dalla fatica del loro gesto.

Qui, il Pugilatore è a riposo, ma porta su di sé le battaglie di una vita. Lisippo - o chi per lui - lo inserisce a forza dentro un invisibile rettangolo, ma dentro il rettangolo il pugilatore non sa stare. Dai piedi alle ginocchia vi è un primo quadrilatero, da cui fuoriescono i piedi. Dalle ginocchia alle spalle ve ne è un altro ancora. Al vertice, la testa: ed è qui il colpo di genio. L'artista fa ruotare in maniera quasi innaturale il capo del pugilatore. Occorre girare attorno al suo corpo e seguire un'ipotetica spirale per guardarlo in faccia. E quella faccia, quanta vita, quanta storia, quanti sentimenti! Il bronzo utilizzato dà l'idea di un corpo sudato o cosparso di olio. Ma le labbra sono rosse e sul viso sono presenti altri segni rossi - le ferite, presenti e passate. La bocca aperta, come se il respiro fosse affannoso; gli occhi, due buchi vuoti senza pupille che, però, guardano fisso e non lasciano scampo. Dicono: "ho combattuto e sto per combattere. E anche quando riposo, combatto." Le orecchie sono grosse e tumefatte. Il naso è storto. Eppure, i capelli e la barba quasi stridono col resto per la loro perfezione. 



Il Pugilatore è ferito anche sulle spalle e sull'addome. E le ferite ci portano alle mani, inserite nei guantoni, un capolavoro di attenzione al particolare. Anche qui c'è il rosso del sangue e dei dettagli dei guantoni. E ci accorgiamo, allora, che persino le cosce sono ferite e che tutto il complesso è una tensione fortissima tra la tumefazione e la stanchezza della lotta e la vigoria dei muscoli e dei nervi che sembrano quasi fremere per ricominciare a lottare.



L'artista ha realizzato un'opera dinamica, che esce dal quadro e da ogni incasellamento geometrico. Non solo il pugilatore colpisce per la sua vitalità, per un certo espressionismo, per l'accumulo di tensione pronta ad esplodere. Il pugilatore impone al riguardante di osservarlo. Chi guarda è catturato, deve girare attorno all'opera, deve chinarsi, deve contorcersi, deve temere l'arrivo di un gancio.

Da quest'opera non c'è scampo. Impossibile contemplare l'armonica bellezza. Si è quasi disturbati da tale visione e allo stesso tempo emotivamente coinvolti.
Il pugilatore non deve essere rimasto indifferente a chi è venuto dopo di lui. Solo un riferimento cinematografico: il volto dell'atleta ha un'impressionante somiglianza con il re Leonida di Zack Snyder.

2 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Sì, ricordo anch'io di quando il nostro prof di arte al liceo ci disse che le statue greco-romane in realtà erano colorate... mi sembrò così strano!!
Questa opera è davvero espressiva e rende tutta la fatica del pugilatore, facendoci simpatizzare con lui! E' un'opera antichissima, eppure la sua espressione mi fa sembrare questo pugile attuale come un atleta dei giorni nostri!

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, vero, è antica ma sembra scolpita nel nostro secolo. Ha qualcosa di disturbante ed emozionante come sanno essere solo le sculture dell'Otto-Novecento. Qui non si contempla e basta!