martedì 21 maggio 2013

Painting of The Week: Marsia Scorticato (Tiziano Vecellio, 1570-1576)



Se proprio vogliamo trovare l'origine - non teorica, ma tecnica - dell'Impressionismo o, meglio, della pittura per macchie, dobbiamo tornare indietro di almeno trecento anni rispetto alle prime esposizioni dei Macchiaioli e degli Impressionisti.


Quando si parla di Arte il viaggio a ritroso nel tempo è veloce e sconcertante. Basta accostare due opere perché la distanza temporale svanisca di colpo e si possano notare le analogie e gli studi che il pittore più recente ha fatto su quello del passato.
In questo caso, basta accostare il Marsia Scorticato di Tiziano ad un qualunque Monet (e non solo!) sia per comprendere l'influenza che il pittore veneto ha avuto, in generale, sulla pittura dell'Ottocento, sia per notare quanto Tiziano, negli anni Settanta del Cinquecento, fosse con tutti e due i piedi nel futuro.

Il Marsia Scorticato (o la Punizione di Marsia) è un'opera che appartiene all'ultima parte della vita del Maestro. Anzi, Tiziano lavora a questo dipinto durante gli ultimi sei anni della sua esistenza. Aveva già superato i novant'anni. E, dopo una vita passata a sperimentare sul colore e con le influenze dei Maestri a lui contemporanei (citiamo solo Giorgione e Raffaello), Tiziano inizia a produrre una serie di opere dai colori sciolti e infuocati, il primo vero passo verso l'abbandono totale del disegno e verso l'uso delle macchie - o impressioni - di colore.

Ovviamente, qui Tiziano non vuole raggiungere la verità ottica degli Impressionisti, né è suo l'intento di restituire il preciso incontro di occhio, luce e atmosfera. Semmai, Tiziano raggiunge questo vertice - altissimo, sperimentale oltre ogni limite per l'epoca in cui viveva - dopo una vita passata a fare ricerca sul colore. Non dimentichiamo che i Maestri veneti furono gli "inventori" di una delle tre prospettive rinascimentali: oltre quella lineare e aerea, la prospettiva tonale.

La prospettiva tonale è essenzialmente un gioco di colori. In altre parole, non è con la geometria e la griglia prospettica che si raggiunge la profondità. Solo stratificando le velature e stendendo gradualmente tono su tono, si ottengono volume dei corpi, scansione spaziale e naturale inserimento dei corpi nello spazio. Con la pittura tonale si era già compreso - come poi affermeranno gli Impressionisti - che non è possibile, nella realtà, fare una distinzione netta tra un corpo e un oggetto. Tutto è inserito armonicamente nello spazio, senza poter distinguere - specialmente attraverso una linea - tra oggetto e spazio stesso. Il colore è l'unico elemento che unisce e armonizza e che crea profondità.

Se questa è l'idea molto generale che si può evincere dal tonalismo, è pur vero che solo Tiziano ha raggiunto vette forse impraticabili dagli altri artisti a lui contemporanei. Nel 1570 siamo fuori del "classico" Rinascimento e già dentro il Manierismo, corrente bistrattata perché considerata puro stile, un gioco pirotecnico di forme e prospettive impossibili, totale anticlassicismo, anticamera del Barocco. Tiziano ha una proposta originale, inclassificabile.

Il dolore di Marsia si evince solo ed esclusivamente dalle pennellate. Tiziano gioca con pochissimi colori (rosso, marrone, punteggiature di giallo). Grazie all'uso di pennellate divise e grazie all'assenza della linea di contorno, dall'opera non emergono né la figura, né l'azione: tutto il dipinto sembra avvolto dalle fiamme. È il fuoco il vero protagonista di quest'opera, anche se non c'è: e il fuoco significa bruciore e quindi dolore. Come il fuoco brucia la tela, così il bruciore invade il corpo di Marsia, privato a poco a poco della pelle. Tiziano usa anche dei blu: un'unica striscia di questo colore viene giù dall'alto passando tra le zampe di Marsia e arrivando a lambire la schiena di Apollo che scortica. Un refrigerio per gli occhi, quel colore, ma non per il corpo del sileno che sfidò il dio della musica.

Tolto il colore, avremmo un dipinto immobile: Marsia non si ribella, Apollo scortica con una precisione scientifica sconcertante, quasi stesse dipingendo; gli altri personaggi guardano la scena senza essere colpiti dall'atrocità della cosa. In realtà, è il colore ad essere atroce. È la tecnica pittorica che si fa violenta. Il pennello di Tiziano diventa un'arma che aggredisce la tela, il soggetto e l'occhio dello spettatore.

Una potenza incredibile, quella di Tiziano a oltre novant'anni, una potenza pari almeno a quella di Michelangelo alle prese con la Pietà Rondanini. Tiziano, nell'ultima parte della sua vita, è ormai la divinità del colore: lo brucia, lo violenta, infiamma la tela, lo plasma facendone ciò che più desidera. Tiziano fa una rivoluzione, dimostrandosi avanti di almeno trecento anni.  

4 commenti:

curlydevil ha detto...

Grazie ai parallelismi che ci hai fatto presente, potrò sentirmi più vicina alla mia amica che ama Tiziano e i pittori veneti, io che mi esalto per Monet.
I tuoi post sui dipinti restano i miei preferiti. Ciao e grazie.

Veronica Mondelli ha detto...

Sono contenta che ti piacciano!
A forza di sfogliare pagine di arte ho imparato che nessuno inventa nulla dal niente. Tutti studiano, immagazzinano e rielaborano. E, talvolta, nel fare questo, si rendono protagonisti di una rivoluzione.
Ciao e grazie a te!

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Comincio a capire il filo conduttore delle opere che analizzi :-)
Questa opera, come l'ultima Pietà di Michelangelo, è straordinaria perché sembra precorrere i tempi. La scintilla del genio è proprio questa: essere così avanti da proiettarsi nel futuro.

Veronica Mondelli ha detto...

Esattamente, Vele!:)
I grandi artisti sono sempre avanti, anche di secoli ;).