sabato 28 febbraio 2009

PROIEZIONI NOTTURNE - Old boy e Lady Vengeance



I film vanno guardati tante tante tante e ancora tante volte. Ad ogni visione si scopre qualcosa che si era perso e si aggiunge un ulteriore tassello al significato del film. Ora: Old Boy e Lady Vengeance, i miei film preferiti, hanno in comune qualcosa di estremamente sottile che ho notato solo dopo tante... "visioni".
I film fanno parte di una trilogia e questo è un fatto. Nei tre film ricorrono sempre gli stessi attori a ricoprire ruoli diversi, segno evidente che in ognuno di noi abitano sia la vittima che il carnefice (tra l'altro, questa, è un'operazione elegantemente metacinematografica). Nei primi due film abbiamo sempre due protagonisti maschi, che alternativamente ricoprono il ruolo di vittima e carnefice. Nel terzo film la protagonista è una sola ed è donna e in lei coabitano il demone e la santa. Nei tre film a volte ricorrono le stesse frasi, oltre che gli stessi attori e c'è sempre il tema del rapporto genitore/figlio.
Il finale di Lady Vengeance sembra quello più... "lieto". La protagonista, Geum-ja, forse è l'unico personaggio dei tre film che alla fine si ritrovi con la propria progenie. Sembra l'unica che riesca ad espiare i propri peccati. C'è solo un inesplicabile elemento che caratterizza le ultime sequenze. Uno strano e denso fumo invade prima la pasticceria, dove la nostra lady vendetta sta offrendo una torta ai familiari dei bimbi uccisi e poi nella stanza dove la figlia della donna dorme con i genitori adottivi.
La prima volta, di fronte a questo elemento inspiegabile e apparentemente inutile, ho pensato che fosse una perdita di gas. E questa interpretazione toglieva molto al significato del film.
Poi, rivedendo Old Boy, ho capito. In Old Boy appare lo stesso fumo che invade la prigione di Dae-soo al settimo piano e mezzo. Il fumo di Old Boy era il momento in cui Dae-soo veniva addormentato, ipnotizzato, ingannato.
E allora, il fumo proprio sul finale di Lady Vengeance? Temo a dirlo, ma credo che in Lady Vengeance il finale sia solo una grande illusione. Vabbè, è stupido dirlo, perché il cinema è tutto una grande bellissima illusione. Forse per Geum-ja, la nostra lady vendetta, è l'illusione di aver raggiunto la pace?
O forse, c'è qualcuno che la controlla, che la gestisce come un burattinaio, come un regista?
C'è qualcosa di dissonante, disturbante e anche scioccante, in quel fumo.
Come leggerlo, come interpretarlo?

Chi sta ingannando Geum-ja? Chi la osserva? Se in tutti e tre film della trilogia c'è sempre uno sguardo dall'alto che controlla i protagonisti, uno sguardo sempre riconducibile ad un personaggio, stavolta, per Lady Vengeance la cosa si complica, perché questo sguardo non è legato a nessuno.
Forse nessuno di noi è veramente libero; questo mondo che ci circonda è tutto una prigione.
Anche in Old Boy, il protagonista, lo dice, dopo essere uscito dalla sua stanza-prigione: non è che le cose vadano meglio, sono solo in una prigione più grande.

venerdì 20 febbraio 2009

Finalmente è uscito NIGHTSHOT!


Dopo tre anni dall'inizio della sua stesura,
Dopo mesi di tentennamenti... lo mando/non lo mando,
Dopo quattro mesi di lavorazione,
FINALMENTE E' QUI!

Nightshot, l'ebook della sottoscritta, Veronica Mondelli, che ogni tanto ama scrivere su questo blog e praticamente da sempre non sa esprimersi se non scrivendo.
Nightshot è edito da Prospettiva Editrice e potete trovarlo alla pagina di Kappaeventi .
Nightshot è un piccolo sogno che si realizza e ho precisa intenzione di continuare!

Volevo scrivere del film "Milk", ma è arrivata all'improvviso questa sorpresa dalla casa editrice. Chissà, forse non è un caso.

lunedì 9 febbraio 2009

OLTRE L'IMMAGINE E IL SUONO - 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO, sequenza finale

"La fonte musicale sfonda le immagini piatte, o illusoriamente profonde, dello schermo, aprendole sulle profondità confuse e senza confini della vita" Pier Paolo Pasolini

Ieri si facevano discorsi seri, al ristorante. Discorsi importanti. Dio. Cosa è Dio, dove è Dio. La religiosità, come la viviamo, i diversi gradi (?) di credenza, ateismo, agnosticismo. Io me ne sono stata per lo più zitta, ho articolato qualche frase, delle quali non ero neanche molto convinta. Come mio solito, insomma.
Devo dire che non saprei proprio che dire di Dio, della mia religiosità o non religiosità. Forse su certe cose non si hanno concetti afferrabili.
Solo, quando si parlava di queste cose, ieri a tavola con gli amici, standomene zitta, ho pensato a delle immagini. A quasi nove minuti della sequenza di un capolavoro.
Il nostro protagonista, un astronauta, ha esplorato in lungo e in largo l'universo, alla ricerca del mistero del monolite nero, che è comparso anche alle scimmie all'alba dell'uomo. Il nostro astronauta, vittima di una ricerca forsennata, si imbatte nei confini dell'universo e li supera. Minuti interminabili di un vero e proprio trip oltre l'universo, una serie di luci, colori, vuoti e risucchi. In attesa di quale "fine" possa avere "l'oltre l'universo", il nostro astronauta, inaspettatamente, con la sua navicella, approda in una antica casa in stile settecentesco.



E' eccezionale il modo in cui Kubrick alterna le soggettive alle oggettive. L'astronauta incontra un altro astronauta: è semplicemente lui più vecchio. Il vecchio astronauta incontra un uomo che mangia. E' lui stesso ancora più invecchiato. L'uomo che mangia si rivolge al letto e vede se stesso decrepito, sfinito e in punto di morte. Il silenzio è accecante, come il bianco della stanza. Il vecchio morente si protende di fronte a sè. Vede il monolite nero. Poi, un feto nel suo sacco amniotico. Allora capiamo che tutto quel bianco è il blank, lo schermo bianco su cui si dice vadano in scena i nostri sogni mentre dormiamo, o, possiamo dire noi, il blank (lo schermo bianco e vuoto) è la traccia mnestica della nostra vita nell'utero materno.
I confini del monolite nero si rompono. Appare l'universo. La luna, piccola. La terra, un po' più grande. E vicino un altro pianeta, immenso, nella sua circolarità e perfezione: il bimbo nella pancia della mamma. La musica esplode, la tensione del silenzio si lacera, il trionfo di un mistero che, inesplicabile, è comunque chiaramente di fronte ai nostri occhi.
Kubrick ha creato una delle scene che più spiegano e che più lasciano al mistero.
L'infinito in noi.

Io ho pensato a questa scena e ho pensato che, forse, è quella la divinità.