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Se si esclude il teatro, le arti visive sono state “mute”, cioè prive di qualsiasi suono, fino al 1927. In quell’anno, infatti, uscì il primo film parzialmente sonoro, The Jazz Singer , che rese il visivo anche uditivo. Qualcuno si ribellò alla cosa, tanto da continuare a girare film muti in pieno sonoro: Chaplin, con Tempi Moderni , dimostrò che il linguaggio cinematografico (e visivo in generale) era qualcosa di universale; al massimo, l’unico sonoro ammesso in grado di unire tutte le lingue e tutti i popoli della terra poteva essere il grammelot che il regista/attore inventa durante l’esibizione a fine film. In altre parole: immagine e suono (suono privo di parole e determinazioni linguistiche precise) sono universali.  La Pixar ha intrapreso questa strada da un po’ di tempo. Quasi tutti i corti che precedono i film in sala si configurano come “muti”: nel senso che non vi sono dialoghi o comunque parole, ma soltanto musica. Allo stesso modo, alcuni dei lungometraggi Pixar hanno s

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