lunedì 30 luglio 2018

Una nuova forma


Forse avevo ragione sui capelli, sul loro taglio rituale. È stato giusto tagliarli, anche se solo di poco, sistemarli, dar loro una nuova forma. 

Ho capito che la maternità si affronta in tre fasi. 
La prima è quella dell’impatto con la novità, una specie di vortice che ti risucchia e ti sballotta. 
La seconda fase è quella di fare le cose che facevi prima di diventare mamma ma con la novità del vortice: il risultato è spiazzante, può arrivare persino ad annullarti. La vita di prima, in soldoni, non esiste più ed è come se tu avessi la vita di madre e tentassi di vivere la vita di prima, rendendoti conto che le due cose sono inconciliabili. Inutile ritornare sui propri passi se ora la vita ti ha dato altro. 

E così ecco che arriva la terza fase, la più importante, quella necessaria: fare le cose che facevi prima, ma con la consapevolezza - e il piacere - di essere diversi, di avere qualcosa in più con sé: fare le cose che facevi prima ma con gli occhi nuovi di chi percorre una nuova vita, quasi si fosse nati una seconda volta assieme al proprio figlio. 

sabato 21 luglio 2018

I miei capelli




Per una particolare congiuntura astrale, il settimo mese della mia peste è coinciso con l’epocale
taglio dei miei capelli. Epocale almeno per due motivi.

Uno: quando una donna che ha avuto un bambino riesce ad andare dal parrucchiere, allora significa che la suddetta donna sta conciliando la sua vita di madre con quella di una persona che vive in società, che riesce a lavarsi, vestirsi, improfumarsi e addirittura a uscire di casa per raggiungere un luogo adibito alla cura di sé, lasciando il pargolo nelle mani del padre e dedicando a se stessa un’ora! Insomma, all’annullamento dei primi mesi segue anche il far coincidere vita di madre con vita di donna (ma solo per alcuni minuti a settimana).

Due: per me la cosa è ancor più epocale poiché, per una serie di motivi che non sto a dire, dal parrucchiere non sono mai andata neppure nei nove mesi di gravidanza. Ho tagliato i capelli il mese prima di rimanere incinta e poi nulla più. Perché io sono un po’ così. Uscire dal parrucchiere con i capelli ordinati mi piace, mi guardo allo specchio e ogni volta mi impegno a tornarci settimanalmente, ma poi mi impigrisco, decido che i miei capelli selvatici e lunghi e crespi e pieni di nodi hanno il loro fascino, che li posso legare in una treccia, in due trecce, in una coda alta, in una bassa, in uno chignon, lasciarli asciugare al sole e farli diventare boccolosi fino al sedere eccetera eccetera. Insomma, perché perdere tempo dal parrucchiere?

Be’, stavolta ho deciso di perderlo, questo tempo. Non solo perché i capelli andavano rinnovati e rafforzati. Ma anche per segnare una sorta di rito di passaggio tutto mio. 
Questi miei capelli hanno visto nove mesi di gravidanza e sette di maternità. Li ho immaginati crescere e accumulare esperienza - ogni centimetro un piccolo o grande evento di questo percorso. Mi è dispiaciuto tagliarli. Ma li ho tagliati per dirmi che non sono più incinta, che non sono più madre neofita da pochi mesi, ma che sono una mamma quasi navigata (per quanto nessuna madre sarà mai navigata ed esperta abbastanza del proprio figlio, che sta lì per stupirti e per dimostrarti ogni volta che è un essere umano con i suoi piedini e la sua strada), che sono una persona con una vita nuova (la mia e quella che ho generato). 

Come si dice. Vita nuova, capelli nuovi. 

Almeno fino a che non cederò di nuovo al fascino del loro inselvatichimento.


Immagine: Henri de Toulouse-Lautrec, Donna che si pettina, 1891, Musée d'Orsay, Parigi

sabato 30 giugno 2018

Il viaggio nel tempo

Sono sempre rimasta affascinata dai paradossi temporali e dai viaggi nel tempo. Non so il perché di questo magnetismo. Forse mi è sempre piaciuta l’idea di poter tornare indietro nel tempo e rivivere le esperienze più belle - e per questo alleno forsennatamente i ricordi, per non perderne nemmeno un dettaglio, per vivere oggi il passato così come fosse adesso. E mi ha sempre solleticato l’idea di poter fare capolino nel futuro, anche se questo è senza dubbio l’istinto dell’ansioso, che vorrebbe controllare tutto e che, guardando al buio del domani, vorrebbe poter vedere chiaro e costruire le cose nel dettaglio solo per non morire d’ansia. 

Ricordo anche che nel libro di Scienze della Terra, al liceo, il capitolo sulla storia del nostro pianeta riportava un fatto curioso - l’unico che ricordassi, dato che io e la scienza, seppure la reputi bellissima, abbiamo un rapporto mnemonico difficoltoso: e cioè che se un osservatore, per assurdo, oggi si ponesse sulla Stella Polare vedrebbe il pianeta Terra come era trecento anni fa. Mi colpiva che la Terra potesse essere, nello stesso istante, un mondo negli anni Duemila e un mondo in epoche lontane. Un po’ il vantaggio divino di poter vedere tutto nello stesso momento.

Ebbene, la sorpresa è stata tanta quando ho scoperto, per puro caso, che con la Street View di Google Maps è possibile fare un’esperienza tra Donnie Darko e Ritorno al Futuro. Presa da una strana nostalgia, ho aperto l’applicazione e ho digitato l’indirizzo di casa di mia mamma. Con grande sorpresa, la mia macchina, che ora è sotto casa mia a un centinaio di chilometri dalle mie origini, era parcheggiata lì fuori. La siepe di edera che è stata sradicata da svariati anni era ancora lì, rigogliosa e verde più che mai. Incrociando i dati della mia macchina parcheggiata lì fuori e dell’edera ancora presente ho pensato che poteva essere estate e che mia sorella stava ancora studiando per laurearsi in Matematica, dietro una delle serrande abbassate per sfuggire alla calura del sole cocente.
La sorpresa è stata ancora tanta quando, vagando nella via della mia nonna materna e facendo uno zoom estremo sul suo balcone, ho scoperto che i suoi fiori e i suoi vasi erano ancora tutti lì: mia nonna ora non c’è più, ma su Google Maps c’è ancora e probabilmente è appena uscita sul terrazzo a raccogliere qualche cima di basilico. 
Ho vagato per altre strade della mia città natale, non tutte ben percorribili perché spesso la macchina di Google non è entrata nelle viuzze più piccole o perché semplicemente alcune case sono visibili solo entrando nelle coorti di cui fanno parte. Ma di tutte ho conservato uno screenshot: perché mi fanno essere nel passato e nel presente nello stesso istante e mi permettono di vivere l’epserienza della mia vita a tutto tondo, in un mix di vita vissuta e vita ricordata.

Provate a essere nello stesso momento qui e là, ora e tempo fa. 
La stessa cosa avviene quando hai dei figli. Sperimenti l’essere madre e adulta e anche l’essere bambina e figlia - perché ogni conquista dei bambini è anche una tua conquista. 

E poi, ecco: la cosa più assurda e affascinante: nelle foto di epoche passate, pur essendo consci della loro assenza, vai a ricercare la presenza dei tuoi figli. Come se nella foto di gruppo del liceo o in quella al tramonto al matrimonio, in qualche angolino, già loro si nascondessero e tentassero in ogni modo di fare capolino nella tua vita. 
I figli ci sono sempre, anche prima di te, anche oltre te. In loro vedi te e vedi tutta un’altra vita.

giovedì 21 giugno 2018

Seimesi

Sono già passati sei mesi - e il tempo è volato. Mi vien da scrivere solo parole melensi piene di malinconia, perché ora, quando ti allatto, non stai più nel mio braccio, perché i piedini scappano via, veloci, verso una strada tutta tua, che io - giustamente - potrò solo osservare.
Però, allo stesso tempo, so che osserverò ammirata quei piedini veloci e quella strada tutta tua. Perché guardarti crescere è indescrivibile. E anche se sono già pronta a dirti che ti vedrò sempre piccola e bla bla bla, so che non vedo l’ora di sentire le tue prime parole e i primi discorsi e vedere quali saranno le tue passioni, se suonerai il pianoforte o la grancassa, se vorrai buttarti nel fango giocando a calcio o salire sulle punte di una ballerina, so che sono curiosa di vedere se discuterai la tua tesi di laurea o se ti piacerà lavorare la terra. Sarai sempre una virgoletta di quarantasei centimetri incastrata perfettamente nel mio avambraccio, ma la curiosità di vedere crescere la tua vita è tanta, forte. 
Penso troppo lontano e mi viene paura, ma poi mi obbligo a guardarti giorno per giorno, a vivere la scoperta minuto per minuto.
In modo indissolubile.

Perché io sto finalmente crescendo - e sto crescendo con te.

mercoledì 30 maggio 2018

Non ho scritto nessun post

Non ho scritto nessun post.
Scrivilo lo stesso.
Ma non ho tempo, non ho avuto tempo. E poi non saprei che scrivere.
Anche una cosa breve, un pensiero - mi dice mio marito - purché rimanga traccia, un ricordo.

Allora, l’unica cosa che mi viene in mente dopo questo dialogo è un’immagine. Se devo descrivere la mia peste, la descrivo con una luce tutt’attorno, come se i suoi riccioli in erba fossero i raggi di un sole che si illumina ogni volta che parte una risata - ma anche solo quando mi guarda con quegli occhi leggeri e profondi, puri, che dietro non nascondo nessun vizio, nessun giudizio. Sono solo uno scoprire, piano piano. 

E penso anche che non c’è privilegio più grande di poter assistere ogni giorno alla costruzione di una vita.