mercoledì 30 dicembre 2009

PROIEZIONI NOTTURNE - Seducing Mr. Perfect


Premetto che sono un'amante appassionata del cinema coreano.
Premetto ancora che sono convinta non sia possibile distinguere e giudicare un film dalla sua provenienza geografica. Infatti amo il cinema coreano semplicemente perché, come tutte quelle cinematografie vive, vegete e con un sacco di soldi, produce film che possono essere godibili da chiunque.
Mi è capitato di vedere qualche settimana fa Seducing Mr. Perfect, film girato in Corea del Sud, una storia d'amore con tutti i crismi del genere (ed attori bellissimi). Molto divertente, molto godibile, per niente noioso, finisce al punto giusto e con un finale non banale. Storia molto simpatica che punta continuamente al sorriso. Se giungesse in Italia, questo film non potrebbe essere doppiato: i personaggi, in base all'occasione, parlano tra loro sia in inglese che in coreano; il protagonista maschile parla in inglese, quella femminile gli risponde in inglese sul lavoro, in coreano in ambito privato.
Non mi dilungherò su analisi che snaturerebbero il film. Perché il film deve innanzitutto investire i cinque sensi. Poi se ne può parlare (forse) razionalmente.
Prendo Mr Perfect come esempio per una riflessione che mi sta molto a cuore: l'universalità del testo filmico. L'errore che si fa, infatti, è attribuire valore ai film in base alla loro provenienza geografica e su questo (e non solo) il mercato della distribuzione gioca molto. Purtroppo ciò porta a relegare un film ad un particolare linguaggio culturale che però non gli appartiene. Mi spiego: il linguaggio dell'immagine è un linguaggio davvero universale. E' fatto di primi piani, campi lunghi, medi e lunghissimi, particolari e carrellate. In tutti i paesi del mondo un primo piano singifica che si sta inquadrando da vicino il viso dell'attore e che dobbiamo concentrarci sul crescendo delle sue emozioni. Non ci sono parole da tradurre, c'è solo da osservare minuziosamente quello che accade in quella data immagine. Per avvalorare questa mia ipotesi mi viene in aiuto ciò che è stata la storia del cinema: prima dell'avvento del sonoro i film erano muti. Gli spettatori godevano ugualmente dei film. Prima delle didascalie i film erano ancora "più muti". Le avanguardie cinematografiche degli anni Dieci e Venti hanno sperimentato molto a tal proposito. Ma c'è stato un breve periodo in cui è avvenuto qualcosa di straordinario. Nel 1927 irrompe prepotentemente il sonoro, con il film The Jazz Singer. La tecnologia sonora era un'attrattiva senza pari per il pubblico che si trovava a vivere il cinema in un momento in cui ancora il doppiaggio non era stato inventato e in cui sussistevano enormi problemi tecnici per registrare e montare il suono. Tuttavia i film con il sonoro (con qualunque sonoro) dovevano essere esportati. E qual era la soluzione? Nessuna: gli spettatori per un certo periodo di tempo hanno guardato film in lingua originale, in ogni angolo del mondo, dando vita a una situazione davvero bellissima, per quel che mi riguarda. All'epoca, nel passaggio da muto a sonoro, il cinema aveva ancora un linguaggio molto più "visivo" che "sonoro" e quindi guardare i film anche con l'audio originale non comportava troppi problemi. Poi, quando i dialoghi hanno iniziato ad essere cruciali, ecco che si è cercato di sviluppare un sistema di traduzione e doppiaggio.
Quello che voglio dire è che la storia del cinema ci racconta che il linguaggio del cinema è universale, proprio perché l'immagine è intraducibile.
Tuttavia, su vari fronti, si cerca di relegare un linguaggio universale a linguaggio culturale, dimenticando però che ogni singolo film non è girato dal paese "di origine" ma da un autore che ha un background culturale e principi ispiratori propri.
Perciò amo il cinema di Kim Ki-duk, Park Chan-wook, Zhang Ymou, Hayao Miyazaki, amo i film ben girati, anche quelli di registi artigiani che puntano solo sul genere. Amo questo perché mi ricorda l'universalità della comunicazione cinematografica. Inoltre, ricondurre un film alla sua appartenenza geografica fa sì che quel film non venga mai distribuito in determinati punti del globo. E, spesso, i film, pur distribuiti in Europa, fanno una fine terribile (penso ancora sconcertata al taglio "europeo" che è stato fatto all'ultima sequenza di Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera di Kim Ki-duk, scena che io, per fortuna, ho potuto vedere).
Proprio per evitare tali scempi, sarebbe ora che il cinema possa attraversare liberamente qualunque frontiera.
Inutile dirlo, ma Seducing Mister Perfect non l'ho visto né al cinema né su supporto digitale originale...