giovedì 2 maggio 2013

Iron Man 3



Anno: 2013 - Nazionalità: USA - Genere: Action/Fantasy - Regia: Shane Black

Un film Marvel è un film per fan dei fumetti Marvel. Su questo non c'è alcun dubbio.
Tuttavia, la Marvel sa parlare anche a chi non è interessato alle belle pagine illustrate dei suoi albi. O non sarebbe più di mezzo secolo che le storie si moltiplicano e si adattano ai tempi. C'è poco da discutere: la Marvel può piacere o non piacere, ma ha saputo creare il Mito (o uno dei Miti) della contemporaneità. Pur con storie di fantasia spinta oltre ogni limite, la casa Marvel sa parlare dei nostri tempi e dell'essere umano.

Le storie attribuite ad Omero hanno attraversato i secoli e, fondamentalmente, hanno narrato ciò che avveniva nella società achea: guerre di conquista, guerre per i commerci, guerre per il controllo delle tratte navali. Se questa era la cronaca dei tempi, le storie cantate erano impreziosite da necessari abbellimenti: così, a combattere non erano solo condottieri, ma condottieri valorosi oltre ogni umana comprensione, a volte semidei, altre volte dotati di intelligenza inarrivabile. Per non parlare di quando intervenivano direttamente gli dei, sotto le sembianze più paradossali.
Le storie omeriche hanno avuto fortuna perché hanno saputo interpretare con forza i tempi, ma hanno anche saputo parlare dell'essere umano – col risultato che, ancora oggi, appaiono di grande attualità.

La casa Marvel non ha fatto un'operazione molto dissimile, creando storie di eroi alle prese col nemico di turno, un nemico sempre molto simile a quello che fomenta il terrore degli Stati Uniti.



Ed eccoci ad Iron Man 3. Iron Man 3 è tutto questo e qualcosa in più. Tony Stark fa la sua terza (anzi quarta!) apparizione sul grande schermo e lo fa con stile sopraffino, battendo per qualità di immagine e di scrittura anche i precedenti due film a lui dedicati. Il regista è cambiato, stavolta la direzione dell'uomo di ferro è affidata a Shane Black. E la differenza si vede: Iron Man 3 non è solo un giocattolone da godere in 3D, anche perché di scene d'azione ce ne sono abbastanza poche. Iron Man 3, invece, punta molto di più sull'analisi del personaggio, che si fa emotivamente più fragile e, allo stesso tempo, più forte.

La storia è successiva a The Avengers. Dopo i fatti di New York, dopo gli alieni e il volo quasi suicida nello spazio per salvare l'umanità, Tony Stark inizia a soffrire di attacchi di panico. Non dorme più, gli si mozza il respiro e passa tutto il suo tempo a costruire armature. L'armatura diventa il rituale per proteggersi dal panico. Ma anche qualcosa in più. In fondo, veniamo a scoprire che Tony Stark è una persona molto fragile che non riesce mai a donare il vero se stesso agli altri. Anche il suo atteggiamento da strafottente playboy è una maschera, maschera che Stark toglie solo grazie alla sua relazione con Pepper Potts.
Stark crea, così, una serie di alter ego necessari a controllare l'ansia. Tanto è vero che le sue armature servono a vestire e proteggere Pepper nei momenti di pericolo e a combattere al posto di Tony stesso, che spedisce il robot in guerra controllandone i movimenti da lontano.

In breve Tony Stark si ritrova nudo, senza tecnologia e senza protezione a dover affrontare il panico. Ma, si sa, l'attacco di panico viene solo quando si ha paura di qualcosa, non quando quel qualcosa accade veramente. Perché nel momento in cui l'accadimento accade, il panico va via e viene fuori la forza per combattere.



L'eroe fragile alle prese con le proprie paure è il filo conduttore del film, assieme alla riflessione sull'ambiente familiare e sul rapporto di coppia. L'altro filone è il terrorismo che – non è un gioco di parole – da sempre terrorizza l'America. Tuttavia, come Tony Stark genera da solo la propria paura, anche l'America autogenera il proprio terrore: e quello che è il Mandarino, una sorta di Bin Laden con barba lunga, mitra e occhiali, è il prodotto del deviato e megalomane statunitense di turno. Gli Stati Uniti covano la serpe in seno, come Tony Stark ha il suo più grande nemico dentro di sé. Con la differenza – e qui sta la forza – che l'America non riconosce mai di autoprodurre i propri nemici, mentre Tony Stark comprende infine di essere egli stesso la radice del suo problema.

Ci troviamo, così, di fronte ad un film complesso e stratificato, che può andar bene alle frotte di amanti dello spasso da occhialini 3D, ma che pone sul piatto d'argento non poche riflessioni sull'intimità dell'uomo, sulla società e sul legame che unisce uomo e società.



Io sono Iron Man è la frase che chiude il film. Una sorta di catarsi dell'uomo quasi divino che soffre. Lo scopo di Iron Man è essere Iron Man senza essere Iron Man. Lo scopo è poter essere di ferro senza indossare una reale armatura, anzi, interiorizzando quell'armatura e divenendo di ferro dentro, cioè dove realmente serve. L'esoscheletro, la copertina di Linus, la maschera indossata sono solo superficie, la vera forza del vero supereroe è essere supereroe dentro. Per questo, rispetto ai primi due film, Tony Stark si fa più umano: prima inarrivabile riccone con la battuta pronta, un dio in terra, in grado di volare e di proteggere il mondo grazie ad un'intelligenza mai vista, ora vicino all'uomo comune, seppure con una forza in più. Quella che gli ha permesso di tenere a bada lo stallo psicologico ed emotivo.

In fondo, è questo lo scopo dei supereroi. Come le divinità greche corrispondevano ad un vizio o ad un sentimento umani, così il supereroe è una proiezione dell'uomo comune. Sentirsi un dio, sentirsi un nervo scoperto, sentirsi diverso, sentirsi carico di responsabilità – anche in questo sta la capacità della Marvel di creare il mito moderno.

Tecnicamente il film è ineccepibile. Il rapporto tra scene d'azione e dialoghi è ben calibrato, tanto che sono quest'ultimi a farla da padrone. Le mirabolanti scene d'azione non appaiono veloci e disturbanti per la vista, altro punto in più per il film. Anzi, Shane Black sembra puntare molto sull'attenzione all'immagine, costruendo inquadrature di grande impatto che necessitano di attenzione, non di stordimento. Ad esempio, Black costruisce in maniera maniacale lo scenario caotico per eccellenza, quello del post attentato: e, anziché creare una scenografia incomprensibile, costruisce luoghi sospesi, sui cui muri appaiono le ombre e le sagome delle vittime. Black si concentra molto su Tony Stark, mostrandocelo ingabbiato dalle paure più grandi per l'uomo: l'esplosione e il fuoco, il terrore della caduta da grandi altezze, la paura di rimanere soffocati e immobili, il terrore di essere intrappolati sotto copiose masse d'acqua, l'angoscia di perdere casa e famiglia, il terrore di rimanere soli. E Black si concede anche alcuni piccolissimi omaggi che vanno dall'est all'ovest del cinema: l'immagine di Stark in mezzo alla neve che porta il peso della sua armatura, coperto da un poncho, sta tanto tra l'espiazione delle colpe di un film coreano e il peso del passato di un cowboy chiamato Django.

6 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Non l'ho ancora visto, spero di rimediare a brevissimo. Tra l'altro, gran bel post. Hai aumentato a dismisura il mio hype.

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Aaah, no, non posso leggerlo... mi devo trattenere! Sabato prossimo vado a vederlo e non voglio rovinarmi la sorpresa... ci risentiamo!
:-D

occhio sulle espressioni ha detto...

Leggendo qui potrei vedere tutti i from Marvel, potrei...

Veronica Mondelli ha detto...

@Mr Ford: spero che la tua visione confermi le mie impressioni! A me è piaciuto molto, tra l'altro è un film elettrizzante che ti tiene incollato allo schermo per più di due ore senza stancarti!

@Vele, perfetto, aspetto tue impressioni ;)!

@occhio: :D! Guarda, a me non piacciono tutti i film Marvel girati, alcuni sono molto deboli. Però questo è fatto bene, secondo me ;).

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Visto ieri con amici appassionati Marvel... devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa! Il 2 non mi era piaciuto tantissimo, mentre questo è davvero bello. Succedono un sacco di cose, non annoia sebbene sia un film lungo e più introspettivo degli altri. L'unica cosa che è è dispiaciuta sai qual è stata? L'assenza della musica degli AC/DC! Era una cosa che caratterizzava Iron Man... va beh.. comunque molto bello!!

Veronica Mondelli ha detto...

Vero! Mancavano gli AC/DC! Forse anche questo è stato un elemento che il regista ha voluto evitare per personalizzare il suo film... che è davvero diverso dagli altri due. Del resto, dopo The Avengers, Tony Stark e Iron Man non potevano continuare con lo stesso tono degli altri due film. Secondo me, il terzo è il migliore della trilogia.