lunedì 20 maggio 2013

ParaNorman


Norman va a scuola completamente solo, gli altri lo ignorano
Anno: 2012 - Nazionalità: USA - Genere: Horror/Fantasy - Regia: Chris Butler, Sam Fell

ParaNorman è l'ennesima conferma: i film d'animazione non sono per forza film per bambini. Un pupazzo che salta e si muove in stop motion non è sinonimo di gioco infantile. Tim Burton, probabilmente, ne è l'esempio più calzante. Ma anche i film realizzati dalla Universal Pictures battono lo stesso sentiero. Di sicuro, Burton ha fatto scuola. Ma è molto probabile che lo stop motion sia una tecnica che, meglio di altre, rende malleabile il genere horror, riuscendo a declinarlo in modi diversi da quelli canonici.

Due film molto horror e poco infantili della Universal sono Coraline e ParaNorman. Coraline aveva raggiunto un livello di inquietudine senza pari. La Madre che cuce bottoni al posto degli occhi dei figli perché diventino pupazzi e guardino e pensino esattamente come lei è una delle figure horror animate più incisive degli ultimi anni. Quella Madre spogliava lo spettatore mettendolo di fronte non ad una paura generica: l'intento era quello di riflettere su un comportamento umano poco razionale, vale a dire la maternità e le sue storture. Nel bel mezzo del gioco, una bimba molto perspicace, Coraline appunto, è in grado di vedere e pensare cose che gli altri non vedono e non pensano e, quindi, di razionalizzare le paure. In altre parole, è una diversa.

Come diverso è il piccolo Norman, a dispetto del nome che può richiamare solo l'aggettivo “normale”. Norman, sin da piccolo, può vedere e parlare con quegli spiriti rimasti ancorati alla terra per via di qualche situazione in sospeso. Come Coraline, anche Norman vede e pensa cose diverse dalla massa.

Norman e il bullo Alvin al cimitero nel bel mezzo del risveglio degli zombie


Come Coraline, anche ParaNorman gioca sullo scardinamento dei luoghi comuni. Nella cittadina in cui vive Norman, nel 1712, si consumò il processo ad una strega, la quale, morendo, scagliò una maledizione sulle sette persone che la condannarono. I sei accusatori e il giudice che sentenziò, così, sono costretti a vagare in eterno, a uscire dalle loro tombe e a trascinarsi come gli zombie della miglior tradizione. La strega, invece, deve essere tenuta a bada con la lettura della Bella Addormentata, che ogni anno deve ripetersi sulla sua tomba affinché non si risvegli e scateni l'inferno. Norman, molto coraggiosamente, deciderà di cambiare le cose e, anziché limitarsi a leggere favole alla strega, farà in modo di risolvere il suo conto in sospeso con la terra. Norman, però, dovrà lottare contro i pregiudizi dell'intera cittadina: tutti, dai suoi genitori alla maestra, dai compagni ai vicini di casa trattano Norman come un diverso, lo additano, lo maltrattano, lo prendono in giro, lo isolano.

Il film punta l'attenzione sul concetto di paura. Si ha paura non di ciò che si conosce ma di ciò che è intangibile. Non a caso, infatti, Norman, pur essendo un bambino, non teme i fantasmi, perché li conosce e sa cosa sono. Gli altri, invece, hanno paura del mondo invisibile che è intorno a loro. Se la prendono con l'unico che può aprir loro la mente, con l'unico che sa guardare oltre la mera realtà. E questo è lo stesso destino toccato in sorte alla strega uccisa nel 1712: un colpo di scena a dir poco devastante – quasi straziante e commovente – scoprire chi sia realmente la “strega”, la persona più lontana da quell'essere col cappello, la scopa e il naso adunco che la tradizione si ostina a tramandare.

Agata, la strega bambina, divenuta, a causa del rancore, un essere fatto di saette e scariche elettriche


Le streghe non erano realmente streghe: spesso erano erboriste, ostetriche e medici ante litteram, talvolta persone che oggi definiremmo malate di mente e che un tempo, per ignoranza e mancanza di ricerca, venivano uccise anziché aiutate. In altri casi, quelle definite streghe non erano altro che persone con una sensibilità maggiore, incapaci di adeguarsi al sentire comune: persone (soprattutto donne) capitate al momento sbagliato nel posto sbagliato. Costrette non solo a dover essere diverse, ma a dover subire l'etichetta della massa: e l'etichetta addossata dagli altri, si sa, è quanto di più conformante e spersonalizzante possa esserci. Persone beffate dal destino due volte: prima additate e poi ridotte a nome indistinto senza volto né personalità.

È per questo che Agata, la persona indicata come strega, dimentica la propria personalità e il proprio nome: solo dopo la morte, solo dopo il giudizio altrui diventa una strega, annullando quasi del tutto se stessa.

ParaNorman fa indubbiamente un passo indietro rispetto a Coraline. Coraline, nello scenario animato, si configura come un film al limite con lo sperimentale e molto horror. ParaNorman apre gli orizzonti ad un pubblico più vasto, cercando di essere vagamente più commerciale, ma senza tradirsi. Nel film – a differenza di Coraline – vengono inseriti personaggi più abbordabili: la sorella cheerleader e schiava del make-up, il quarterback palestrato e tontolone, l'amichetto grasso e bistrattato, il bullo stupido, la maestra zitella e acida. Ma probabilmente quest'operazione è stata anche voluta per marcare ancora di più la differenza tra Norman e gli altri. Tuttavia, quelli sopra indicati sono personaggi che rendono più familiare il film e che sanno strappare il sorriso al momento giusto. Le gag ci sono, bilanciate, però, da numerosi scenari e scene horror non proprio concilianti: il buco nero che si apre nel mondo di Norman e che lo catapulta nel 1712, il cimitero in mezzo al bosco, l'albero della strega (un vago ricordo del burtoniano Sleepy Hollow?) sono tutti elementi posti lì per stemperare i luoghi comuni da classico film d'animazione per famiglie. ParaNorman bilancia le due tendenze, cercando di veicolare un senso per nulla banale usando un codice misto: con la speranza che quel senso possa arrivare davvero a tutti.

6 commenti:

occhio sulle espressioni ha detto...

Una delle ultime visioni cinematografiche che ho salvato dalle offese.
Lo definirei "simpatico", principalmente perché mi è parso poco pretenzioso, al contrario di altre super produzioni, e nel calderone ci metto anche i film non d'animazione.
Poi l'horror, in tutte le forme, con me trova sempre strada facile, almeno per proporsi...
Ho preferito la prima parte, ma è stato gradevole anche il resto.

Veronica Mondelli ha detto...

ParaNorman è un film un po'... misto, passami il termine. Cerca di mettere equilibrio: voleva essere horror, ma allo stesso tempo non poteva permettersi di essere come Coraline (sicuramente superiore!), che oltre a non essere per bambini non è neppure per tutti gli adulti (o, almeno, è per quegli adulti che hanno un certo gusto per l'immagine e per temi poco navigati). Se non hai visto Coraline, te lo consiglio, sono molto curiosa di sapere che ne pensi!
Rispetto a Coraline, ParaNorman è più "commerciale". Però ha dei punti molto interessanti. Ad esempio, non mi aspettavo proprio chi fosse in realtà la strega.

Perdonami, ma non riesco a non confrontare i due film. Sono molto molto simili e, in fondo, raccontano quasi la stessa storia.

Veronica Mondelli ha detto...

Scusa se ritorno...
La cosa che mi ha più inquietato è questa: scoprire che degli adulti abbiano ucciso (legalmente) una bambina. Se ci pensi, trovare questo aspetto in un film d'animazione è una cosa che fa rabbrividire.

Babol ha detto...

Che analisi bellissima, complimenti!!
Da amante dell'horror Paranorman mi è piaciuto moltissimo, soprattutto per il suo modo di giocare con le varie citazioni in modo funzionale e mai banale.
E poi la storia di Agata è a dir poco straziante e difficile da veder affrontata in un film d'animazione, quindi anche questo per me è stato un punto in più.

Marco Goi ha detto...

hai fatto un'analisi davvero approfondita, complimenti!
io l'ho preso più come una visione leggera e divertente, però è piaciuto anche a me

Veronica Mondelli ha detto...

@Babol: hai centrato il punto! Un film d'animazione in cui si uccide una bambina... non è un film per bambini! Quella scena mi ha a dir poco scioccata. E poi, vero: era ricchissimo di citazioni. Un piccolo gioiello ;).

@Marco: ma, in effetti, è una visione leggera e parecchio divertente. Solo che rapportato al precedente Coraline, il film cambia completamente.