martedì 4 giugno 2013

Painting of The Week: Autoritratto con alchechengi (Egon Schiele, 1912)



L'alchechengi produce bacche rosse e polpose. Di un rosso e di un polposo che ritorna nella bocca e sulle guance di Egon. L'alchechengi, dietro il pittore, si piega quasi a giocare col bianco che lo circonda. Il corpo di Egon non ha linee curve, il suo busto nero - un trapezio rovesciato - svetta potente, ma sono il suo collo piegato e il volto reclinato, quasi a seguire la curva della pianta, a farla da padrone.

Qui, non c'è bisogno di dire che l'alchechengi è la metafora dell'autoritratto. Qui, l'alchechengi è Egon: entrambi hanno lo stelo e il busto scuri, entrambi hanno il collo piegato verso la destra dello spettatore, entrambi hanno foglie e zazzera al vento, le quali, con una spinta feroce, quasi fossero due ballerini che si muovono all'unisono, delineano una netta traiettoria da sinistra a destra. Non ci vuole molto a capire che Schiele si sente come un alchechengi, come una fragile pianta piegata dalle intemperie e dai capricci della natura, ma in grado di produrre succosi frutti rossi, frutti che si mangiano, frutti che ancora oggi noi mangiamo. In più rispetto alla pianta, però, Egon ha qualcosa: ha quegli occhi piantati addosso a chi guarda, con uno scorcio impareggiabile, stupendo, che mette ancor più in evidenza la curiosità, l'ingenuità, la presa di coscienza dei vent'anni.

Questo autoritratto non è un autoritratto come gli altri. Questo dipinto ha un compagno simmetrico, ha un suo gemello e il suo gemello è nel Ritratto di Wally. Entrambi dipinti nel 1912, entrambi con la stessa struttura: sfondo bianco, corpo nero, sguardo "in macchina" e un fiore a fare da controcanto alla figura del personaggio. Un corpo curva verso sinistra, l'altro verso destra: posti l'uno accanto all'altro, i due dipinti formano un cerchio quasi paerfetto.
Nel 1912 Egon e Wally erano amanti - che brutta parola per due ragazzini! Correggiamoci: nel 1912 Egon e Wally condividevano le loro vite. Avevano, rispettivamente, ventidue e diciotto anni. Vivevano assieme pur non essendo sposati e cosa facevano se non amarsi e produrre arte?




Devono essersi divertiti come matti nella loro casetta boema a fare i due dipinti, a giocare con gli specchi, a cercare la pianta più adatta, il colore migliore. Devono essersi divertiti come matti a fare boccacce e occhiatacce l'uno di fronte all'altra, per trovare il sorriso e lo sguardo migliori da fermare sulla tela.
Loro devono essersi divertiti come matti, sì. Un po' meno si sono divertiti i vicini, la gente del paese, che ha iniziato a mormorare, ad equivocare il loro rapporto (e cosa c'era da equivocare?) tanto da spingere i due ragazzi a lasciare casetta e paesino in mezzo alla campagna.
Cosa abbiano visto di tanto sbagliato gli abitanti boemi, possiamo immaginarlo - ma non capirlo. Certe opere, certi personaggi segnano i tempi e pongono i limiti - culturali, morali, artistici - da superare per ogni epoca. In ogni era c'è sempre un diverso da additare, in ogni era c'è sempre un comportamento bollato come sbagliato e un Egon Schiele che finisce in carcere per il suo amore per l'arte e per la vita.

Già, a causa dell'altrui piccola mente, Egon e Wally - ventidue e diciotto anni - devono aver sofferto un mondo. Eppure, ponendo accanto questi due ritratti, si scorgono solo due ragazzi che fanno boccacce l'uno davanti all'altra, che si lasciano un bacio, che scelgono un colore, che piantano un fiore, che respirano l'aria del mondo e muovono passi più veloci degli altri.

2 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Guardati insieme questi due dipinti trasmettono molto di più che visti singolarmente. Sembrano quasi parlare tra di loro, raccontare le loro vite come hai fatto tu in questo illuminante post.

Veronica Mondelli ha detto...

Sì... sono bellissimi insieme! E pensare che per tanto tempo queste due opere sono rimaste separate. Questo autoritratto di Schiele è uno dei miei preferiti.