venerdì 7 giugno 2013

Broadchurch


Gli inglesi hanno da insegnare tantissimo a noi italiani. Soprattutto come si fanno le serie tv: prodotti unici marcati Europa e non USA e che sanno distinguersi, appassionare, imporsi a livello mondiale. Non ci sarebbe bisogno di citare tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni nel Regno Unito, ma lo facciamo: dal rinnovato Doctor Who a Life on Mars, passando per Misfits (almeno le prime stagioni), tre gocce in un mare di qualità televisiva. Serie tv che hanno soggetti originali e non banali, girati da chi usa la macchina da presa con coscienza.

È anche il caso di Broadchurch, una miniserie tv (otto puntate appena) che rispolvera il classico giallo british in chiave decisamente contemporanea. Se, infatti, il caso da risolvere non è affrontato con gli stilemi action, ma con un tono molto classico, alla Sherlock Holmes, fatto di domande, interrogatori e riflessioni, allo stesso tempo, però, gli argomenti messi nel calderone sono attualissimi per il Regno Unito dei nostri giorni e, per esteso, attuali per il mondo di oggi.



Siamo nel Dorset, nella cittadina di Broadchurch: un piccolo paese adagiato sul mare, un vero gioiello turistico, luogo in cui abitano una manciata di anime e in cui il caso più eclatante è possesso di stupefacenti. Una mattina, il cadavere del piccolo Danny viene ritrovato sulla spiaggia, a ridosso delle meravigliose e imperturbabili scogliere.
Il caso è seguito da una detective del posto, Ellie Miller, amica di famiglia della vittima, e da un nuovo arrivato, Alec Hardy, un investigatore misterioso, cinico, burbero, di poche parole o di parole incazzate – interpretato da un sempre più mostruoso David Tennant.



Le indagini si dipanano lungo le otto puntate, individuando alcuni sospettati e disattendendo sempre le aspettative (anche se alla settima, un piccolo indizio viene lanciato). Non si può dire che Broadchurch sia un thriller al cardiopalma, perché non lo è: la produzione ha puntato tutto su altro. Quello che emerge di Broadchurch è, semmai, una tensione dolorosissima, in cui il voler sapere ciò che è avvenuto si mescola ai sentimenti dei personaggi, sentimenti mai tenuti così vivi in una serie tv. Questo, forse, è merito della regia, che non punta su lunghi dialoghi in campo controcampo, ma preferisce concentrarsi su poche parole – lancinanti – e, soprattutto, su immagini di commento che bene esprimono gli stati d'animo – immagini, tra l'altro, supportate da una fotografia grigio-azzurra da urlo e da una colonna sonora ben ponderata, mai eccessiva.

Il risultato è un'opera tanto essenziale e minimalista a livello registico, quanto potentemente emotiva per lo spettatore. Sì, quello che vogliamo sapere è chi è l'assassino: ma ciò che più colpisce puntata dopo puntata è il modo in cui i vari personaggi vivono la vicenda. E c'è un minimo comune denominatore che coinvolge tutti: la maternità e la paternità negate.



I primi due personaggi che, ovviamente, vivono la cosa sono Beth e Mark Latimer, i giovanissimi genitori di Danny. Ma la loro situazione si spande, come un gioco di riflessi, tra tutti gli altri comprimari. Scopriamo, a poco a poco, che ogni individuo nasconde un segreto e che quel segreto è sempre tragico e doloroso. Ogni uomo o donna coinvolti nella vicenda hanno perso un figlio, hanno un figlio lontano (Hardy in primis), sono stati traditi o estromessi dal concetto di famiglia.

Il dolore di cui si parla eccede continuamente, perché il piccolo borgo sconvolto da un inspiegabile omicidio diventa in realtà la metafora per parlare del nucleo famigliare: quando quel nido protetto cessa di esistere, il mondo sembra rovesciarsi. Eppure, il sacrificio di Danny è stato quasi necessario, perché solo grazie a lui falsità e bugie sono venute fuori, sconvolgendo i quotidiani  cardini della vita, ma creandone anche di nuovi, fatti di verità e autenticità e scevri da certi meccanismi automatici che coinvolgono ogni comunità. La speranza può risiedere solo laddove c'è amore vero e reciproco.

La storia è trattata con una lucidità impressionante. Gli elementi a noi noti quotidianamente ci sono tutti: l'omicidio di un bambino; l'accanimento dei media; la giustizia privata dei compaesani, tutti contro tutti; la polizia bistrattata e considerata inadatta a qualunque incarico; le baby mamme; le famiglie prive di dialogo; la violenza che si consuma tra le mura domestiche. 

Così, Broadchurch diventa una serie essenziale, tesa e disturbante. Per fortuna essenziale, diremmo: perché, per l'argomento trattato, una serie dai codici mielosi avrebbe rischiato di diventare come il peggiore dei talk show da primo pomeriggio - che è la prima cosa che la produzione ha evitato e criticato. 

Su tutti, però, campeggia David Tennant, mastodontico, punto in comune tra tutte le sottotrame, personaggio/attore in grado di convogliare su di sé ogni linea narrativa. Così, protagonisti sono David Tennant e la voglia di famiglia, David Tennant e la voglia di paternità, David Tennant e la violenza, David Tennant e il saper o il non saper guardare, David Tennant e Ellie Miller, David Tennant e il dolore, il dolore del paese, il dolore dello spettatore, il dolore di Alec Hardy che, già da prima di arrivare a Broadchurch, cercava verità, giustizia, famiglia e paternità.


Siamo in attesa trepidante della seconda stagione – che, ovviamente, si annuncia diversissima dalla prima.  

9 commenti:

Marco Goi ha detto...

al di là dell'esaltazione esagerata per david tennant (ahahah), una serie davvero splendida, che cresce episodio dopo episodio. e il suo punto di forza più che il giallo è come dici la potenza emotiva.

Veronica Mondelli ha detto...

Marco, io IDOLATRO David Tennant da anni ormai. Non ci posso fare niente, non sono lucida :).
Comunque, sì, bellissima serie!

Violet ha detto...

David Tennant esalta il potere (già di per sé molto interessante) della serie. E' lui, mostruoso nella sua fantastica recitazione. Broadchurch è stato il gioiello dall'anno.

Veronica Mondelli ha detto...

Verissimo, Violet. Penso che con un altro attore al posto di Tennant, la serie sarebbe stata comunque bella ma con un pizzico di magia in meno. Tennant è il quid in più che ha reso Broadchurch unica.

Lisa Costa ha detto...

Ti scopro solo ora e grazie a questa serie che proprio lunedì inizierò, dopo la lunga maratona Game of thrones!

Veronica Mondelli ha detto...

Allora, Lisa, innanzitutto benvenuta da queste parti! Ti consiglio caldamente Broadchurch, è un'esperienza televisiva da fare.
Corro a conoscere il tuo spazio ;). A presto e grazie!

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Ma riusciremo anche noi a fare serie TV ben fatte? L'unica che mi viene in mente è quella di Montalbano, a parer mio davvero bella!

Veronica Mondelli ha detto...

Hai ragione, Vele!
Montalbano è l'unica che si salva, la seguo sempre e mi piace da morire. E poi anche l'Ispettore Coliandro era davvero ben fatta, solo che l'hanno interrotta... chissà perché!

Anonimo ha detto...

bellisssssssssima