martedì 7 maggio 2013

King of Comedy - di Angela Leucci, da Il Blog della Gazzella

Questo è il primo post che inaugura la collaborazione con Angela Leucci e il suo spazio, il Blog della Gazzella. Ovviamente, sul suo blog trovare il mio post a proposito del film King of Comedy, di Martin Scorsese.


Re per una notte (Martin Scorsese, USA, 1983)

I wannabe si moltiplicano. È qualcosa che vediamo con i nostri occhi, tanto che la Gialappa's ci ha fatto su anche un programma di recente, “Mai Dire Provini”. Così, tutti coloro che anelano al proprio quarto d'ora di notorietà si fanno avanti, a volte con risultati disastrosi.
Lo sa bene Rupert Pupkin (Robert De Niro), il protagonista di questa straordinaria pellicola di Martin Scorsese, che tuttavia non ebbe grande successo al botteghino. Pupkin è un comico, che anela a essere ospite del Jerry Langford Show, condotto da Jerry Langford (Jerry Lewis): fa di tutto per incontrarlo, per diventargli amico e ritagliarsi un posto al sole, mentre vive con la madre e continua a sognare la fama. Ma Langford è da un lato fortemente paranoico: per lui essere noto significa essere infastidito dagli altri, e a ben guardare, dal modo in cui i sedicenti fan lo asserragliano e a volte lo maltrattano, non ha neppure tutti i torti. Per di più c'è Marsha (Sandra Bernhard), ricca ereditiera dell'Upper West Side, che non vive neppure lei una vita reale, ed è innamorata di Langford a tal punto di decidere con Pupkin di rapirlo solo per andare a cena con lui, mentre Pupkin compare in tv, nel suo show, per uno sketch. Il piano è decisamente maldestro e grottesco, come molte delle cose che accadono in questo film, che tuttavia possiede degli ottimi pregi. Ma alla fine Pupkin l'avrà vinta, e la sua notorietà non durerà solo un quarto d'ora.
Scorsese non è mica il primo che passa: in questa pellicola c'è disperazione e intensità, ma anche una grande ironia, che permea completamente la pellicola, resa interessante non solo dalle vicissitudini del suo protagonista ma soprattutto dalla sua pervicacia. E se guardandolo più volte si scorgono in lontananza i Clash o Gerard Depardieu, resta un fatto innegabile: il film è un segno dei tempi che iniziavano a cambiare negli anni '80, quando in effetti la televisione si accingeva a diventare il cosiddetto quinto potere.
Un discorso a parte merita la traduzione del titolo italiano, non pessima come per altre pellicole, in fondo da “King of comedy”, che è il titolo originale, a “Re per una notte” il passo è breve. Tuttavia, il titolo appare fuorviante, perché richiama una leggenda metropolitana relativa alla cosiddetta falsa morte di Elvis Presley: negli Usa di Elvis ne sanno qualcosa, lì non sarebbe accaduto.
Voto: 9.

Angela

2 commenti:

curlydevil ha detto...

Benvenuta su uno dei miei blog preferiti, Angela!
Penso che questo film potrebbe dirmi molto, cercherò di recuperarlo e ... intanto vado a leggere da te che cosa ne dice Veronica.

Veronica Mondelli ha detto...

Grazie per il supporto a entrambe, Curly! Spero che il film ti piaccia :). A prestissimo, cara!