venerdì 10 maggio 2013

9




Anno: 2009 - Nazionalità: USA - Genere: Animazione/Fantasy - Regia: Shane Acker

9 è uno strano pupazzo. Può vedere, sbattere gli occhi di metallo, pensare, respirare, parlare. Un giorno, si sveglia in una stanza silenziosa e piena di morte. Il mondo è pieno di morte. Uno scenario postbellico si apre di fronte ai suoi occhietti curiosi e innocenti. Case sventrare, cadaveri per la strada. Qualcosa ha devastato tutto. Ma non c'è traccia di esseri umani vivi. L'umanità è finita.
Così, 9 esce dalla stanza del suo risveglio e inizia ad esplorare il mondo. E scopre che questo nuovo mondo postbellico, in cui il giorno e la notte non esistono più ma solo nuvoloni che coprono il cielo perennemente, è popolato da altri esseri come lui. Il curioso e anziano 2, il tenero e monocolo 5, il vecchio, burbero e conservatore 1, il grande e grosso 8, la combattiva 7, i gemelli muti e bibliotecari 3 e 4 e poi 6, che disegna strane cose e parla sempre di una fonte.
Cosa succede, lo scopriamo piano piano. E, a fare da sfondo ad un film delicatissimo e lirico, è la follia umana: la follia di un cancelliere che porta addosso segni molto simili a quelli del nazismo e la follia di uno scienziato animato da buone intenzioni, ma che si lascia sfuggire di mano la sua invenzione.
L'invenzione più terribile: la creazione ex novo del cervello umano. Una macchina. Un cervello meccanizzato che, seppur perfetto, non ha sentimenti. Un cervello che aziona macchine di morte e distrugge tutto ciò che è umano.



Le macchine vincono sull'uomo, che si estingue completamente.
I piccoli pupazzi numerati, invece, sembrano avere un'umanità mai vista. Ognuno di loro prova un sentimento diverso, ognuno di loro è una sfaccettatura di ciò che di più o meno nobile fa parte della natura umana. Ma tutti hanno voglia di far gruppo e di vivere, al contrario dell'essere umano.

9 è un film di Shane Acker, prodotto dalla brillante mente di Tim Burton, che in questa sceneggiatura deve aver visto del potenziale. Potenziale enorme. Per quanto il film appaia a tratti un po' frettoloso, è però un piccolo gioiello in grado di convincere e di mantenersi sempre coerente. Non viaggia sulla precisione delle cause e degli effetti – che comunque sono ben spiegati – ma preferisce lasciare più spazio alle emozioni. Il film è permeato di pochi dialoghi e di tanti silenzi. A tratti, sembra quasi un film muto, specialmente nella scena finale, in cui un lungo silenzio accompagna una delle risoluzioni cinematografiche più di impatto degli ultimi tempi – finale al limite della commozione.



Shane Acker non ci mostra quasi per niente l'uomo. Il suo film è tutto giocato sulle macchine: macchine impersonali e cattive e macchine buone. E, tuttavia, Acker racconta come non mai dell'essere umano, delle sue contraddizioni, dei suoi sbagli, ma anche dell'infinita bellezza che sa e ha saputo creare. Certe aberrazioni – la guerra, le invenzioni e il progresso sbagliati – sanno sempre essere bilanciate da chi, per una forma di naturale resistenza, cova dentro di sé la voglia di mantenersi umano. E, a volte, essere umano significa anche sapersi mettere da parte, accettare la propria debolezza e, da quella debolezza, saper inventare la forza. Spesso, è nei momenti di crisi che l'uomo dà il suo meglio; spesso, l'arte migliore nasce proprio da grandi scombussolamenti, sociali ma in primis intimi. Come fa lo stesso scienziato che ha realizzato il cervello meccanizzato e che decide, per salvare il mondo, di dar vita a tanti piccoli pupazzi numerati con una forza particolare: quella di possedere il pensiero umano.
La forza di 9, di 5, 6, 7 è proprio questa: quella di essere umani pur senza saperlo. Perché, in fondo, il cervello umano, se animato da bei sentimenti, è ciò che davvero conta, ciò che davvero sa essere immortale. Ciò che avrà una ripercussione sul futuro. È il corpo umano che, invece, ci rende deboli. È la consapevolezza di essere umani che ci fa sentire, a volte, inadatti al mondo, alla natura, sottomessi al destino o a dio.
Un piccolo pupazzo, ignaro della sua natura, diventa così più forte ancora.
Gli scenari di 9, infatti, ci mostrano corpi umani finiti e polverizzati, ma un mondo pieno di cose umane: libri e film, case, automobili e anche le armi, sì, perché l'umano è bello ma anche brutto.
E, nel momento in cui cade una pioggia miracolosa, si avvicendano due battute: “E ora che faremo?” - “Non lo so, ma ora questo mondo è nostro.”: un invito ad essere più consapevoli di ciò che abbiamo e del sacrificio di chi, prima di noi, ha fatto di tutto affinché quel mondo, questo mondo, potesse essere nostro, nel bene e nel male. Un finale aperto, ma pieno di speranza: la speranza che l'uomo possa proteggere il mondo e proteggere se stesso da ogni male.
E, tuttavia, 9 rimane un film difficile da spiegare e addirittura da recensire: è un film emotivo, che ruba le parole, che privilegia gli occhi e i sentimenti. Da vedere.

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