venerdì 23 agosto 2013

Turbo



Anno: 2013 - Nazionalità: USA - Genere: Commedia - Regia: David Soren

Turbo è una lumaca e ha un sogno: la velocità.
Tutte le sere guarda i video della Indy 500 in cui gareggia il suo mito, Guy Gagné, e poi si allena: un quarto d'ora per fare pochi centimetri. Tutti lo prendono in giro, nessuno lo capisce, soprattutto suo fratello Chet, che cerca di rimediare alle brutte figure che Turbo gli fa fare a causa della sua insana voglia di velocità.
Dall'altra parte della città, un centro commerciale sta chiudendo. I fratelli Tito e Angelo non riescono a vendere tacos, la meccanica a malapena gonfia pneumatici, la parrucchiera non ha capelli da tagliare e il vecchio giocattolaio, nella società delle console portatili, non riesce a vendere più un gioco.
Due realtà tanto diverse come faranno a incontrarsi?
Una sera, Turbo si spinge lontano da casa e finisce nel motore di una macchina da corsa. Ed ecco la sua trasformazione in “supereroe”. Come Bruce Banner bombardato dai raggi gamma o come Peter Parker morso dal ragno: Turbo diventa super veloce, tanto da superare le duecento miglia orarie.
Tito, uno dei due fratelli che vendono tacos, ha tanta passione ma non riesce a veicolarla nel percorso giusto. Quando Tito, che con i suoi vicini di lavoro si diverte a far gareggiare piccole lumache, trova Turbo, ecco che la passione si riaccende.
Quale idea più folle ed esagerata di quella di iscrivere una lumaca super veloce alla formula Indy?



Turbo riesce a smuovere i film d'animazione dal torpore in cui, da un po' di tempo a questa parte (almeno da Up, capolavoro inarrivabile), si stanno crogiolando. E questo vale sia per Pixar che per Dreamworks.
Turbo riprende molte cose già viste: la gara di velocità è già stata appannaggio di Cars; gli animali che collaborano con gli uomini, da sempre, sono appannaggio della Disney. L'intuizione che fa la differenza – almeno negli ultimi anni - però, sta almeno in due elementi: l'assurdità della storia, che si fa via via sempre più paradossale, ma che non va mai fuori contesto e, anzi, diverte da matti; il calare un film d'animazione nello spirito del tempo. E lo spirito del tempo è la crisi.

Turbo entra a pieno titolo nei film della crisi. I film della crisi, sinora, sono stati soprattutto i post-apocalittici, i film di zombie, mostri e lotte intergalattiche, insomma, quei film che pongono l'umanità tutta sotto una minaccia globale, costringendola a unire le forze per sopravvivere.
In Turbo si parla di reale crisi economica. Gli ideatori della storia hanno affiancato due realtà ora esistenti e incredibilmente conviventi: quella dei miliardi che ruotano attorno alle varie Formule e quella di chi si trascina con enorme difficoltà fino a fine mese.



I quasi disoccupati del centro commerciale non sanno più cosa inventare per poter tirare avanti e lavorare. Un cliente è un miraggio. Si affidano all'assurdità più assurda che possa venire in mente: una lumaca. La lumaca che per eccellenza è lenta. E la lentezza è ciò che uccide un'economia e un popolo in tempo di crisi. Ma questa lumaca - anomala e veloce - è un supereroe. Con i suoi geni modificati riesce a salvare i suoi amici non da una apocalisse aliena ma dalla disoccupazione.
In altre parole, parlando fuor di metafora, Tito e i suoi colleghi riescono a superare il difficile momento economico grazie alla passione e alla creatività.
Guy Gagné, il campione di Formula Indy, è un personaggio perfettamente azzeccato. Vince sempre non perché animato dalla vera passione, ma solo dall'arroganza della ricchezza e dalla voglia di primeggiare sul mondo.

Turbo vince solo per passione, solo perché ha un vero scopo – non la vittoria per la vittoria, ma la vittoria per la vita. Dopodiché, raggiunto l'obiettivo, non ha più senso continuare: sarebbe da ingordi e l'ingordigia è ciò che rovina il mondo. Una volta vinto, si torna a casa e ci si tira su le maniche per alimentare la passione in vista della prossima sfida.  

2 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Ho visto il trailer al cinema e avevo paura che questo film fosse affetto dal torpore che dicevi tu (anch'io ultimamente l'ho riscontrato, perfino - ahimè - nell'amatissima Pixar).
Però la tua recensione mi ha rincuorata! Mi piacerebbe vederlo.

Veronica Mondelli ha detto...

Guardalo, penso proprio che potrebbe piacerti ;). E poi fa tanto ridere!