mercoledì 28 agosto 2013

Ano Hana (Quel fiore)



Titolo esteso: Ano hi mita hana no namae wo bokutachi wa mada shiranai (Ancora non conosciamo il nome del fiore che vedemmo quel giorno da bambini) - Anno: 2011 - Nazionalità: Giappone - Genere: Drammatico/Commedia/Sovrannaturale - Episodi: 11 (serie conclusa) - Ideatrice: Mari Okada - Distribuito in Italia da: Dynit

C'è quel momento in cui l'infanzia finisce e la vita irrompe nella bambagia innocente e spensierata dei primi anni di vita. Quel momento in cui l'innocenza svanisce. A quel punto, guardare la vita diventa un continuo disincanto, i giochi non hanno più ragione di esistere e la creatività scema per cedere il passo alla quotidianità e alle responsabilità.
Spesso, questo passaggio è silenzioso, ma comunque brutale. In altri casi, questo passaggio si manifesta attraverso il dolore.
Jintan, Menma, Poppo, Yukiatsu, Anaru e Tsuruko sono i Super Busters della Pace. Passano le loro estati in un piccolo rifugio di legno in mezzo al bosco, giocando e cercando di “salvare il mondo”. Jintan, Menma, Poppo, Yukiatsu, Anaru e Tsuruko sono semplicemente dei bambini pieni di vita e allegria.
Ma l'infanzia finisce di colpo quando Menma scivola nel fiume e muore. Da lì, anche i Super Busters della Pace muoiono di colpo e Jintan, Poppo, Yukiatsu, Anaru e Tsuruku abbandonano i loro soprannomi e tornano ad essere Jinta, Tetsudo, Atsumu, Naruko e Chiriko. I cinque ragazzini crescono all'improvviso, si sparpagliano, diventano adolescenti e continuano a trascinarsi dentro dolore e sensi di colpa. Jinta, dopo Menma, perde anche la mamma: smette di andare a scuola e poltrisce tutto il giorno davanti ai videogiochi. Tetsudo “Poppo” inizia a viaggiare in giro per l'Asia, passando da un lavoretto all'altro. Naruko “Anaru” diventa una sorta di gal, sempre alla moda e sempre truccata, ma insicura e fragile come non mai. Atsumu “Yukiatsu” e Chiriko “Tsuruko” entrano nel liceo più prestigioso della città e diventano due studenti modello, ma sono i più problematici e i più enigmatici; lei sembra algida come il ghiaccio, lui si dispera tutte le sere dentro il suo armadio, dove tiene nascosti alcuni piccoli ricordi di Menma.













In altre parole, i cinque ragazzi, pur adolescenti, non hanno esorcizzato il dolore, non hanno lasciato andare Menma. Per loro il tempo si è fermato.
Un giorno, però, le cose cambiano: il giorno in cui Menma si ripresenta sotto forma di spirito in casa di Jinta. Menma è tutto meno che un fantasma secondo il senso comune: è una ragazzina chiacchierona e giocosa, una vera e propria peste che saltella qua e là con lo stesso vestitino che aveva il giorno in cui è morta. Il suo spirito è diventato solo un po' più alto, per il resto, Menma ha gli occhi e il cuore di una bambina. E sarà proprio con quest'innocenza che si presenterà a Jinta – il suo amichetto preferito e l'unico a poterla vedere – con una richiesta precisa: esaudire un desiderio dimenticato.
Prima di morire, Menma aveva desiderato qualcosa. Ma, negli anni passati da fantasma, ha smarrito quel desiderio nella sua memoria.





Solo dopo che il desiderio sarà esaudito, Menma potrà raggiungere il Nirvana e andare via.
Questo sarà il presupposto per una difficoltosissima riunione dei Super Busters della Pace in versione adolescenti.
Inizialmente nessuno crede alla storia di Jinta. A poco a poco, verranno fuori tutti i dolori, tutti i rancori, i sensi di colpa, i brutti pensieri e i brutti sentimenti che hanno attanagliato i ragazzi nella mancata elaborazione del lutto.

Ano Hana ha qualcosa di speciale. È un anime delicato e silenzioso, che disvela in maniera sottile tutte le dinamiche psicologiche e i complessi comportamenti dell'infanzia e dell'adolescenza, due momenti della vita che qui vengono analizzati davvero con dovizia. Tutto è giocato su quella perdita di innocenza, su quell'ingresso spiazzante della Vita nella vita di ognuno. Come sarebbe bello se si potesse vivere sempre con quell'inconsapevolezza, con quell'istinto bonario e allegro con cui si vive da bambini, passando da un gioco all'altro, da una merenda all'altra, quando il mondo è visto con gli occhi grandi e innocenti. Solo Menma, lo spirito di Menma, ha conservato quegli occhi grandi e innocenti. Paradossalmente, soltanto lei che ha smesso di vivere anzitempo ha conservato il modo giusto di vivere. Sembra un controsenso: eppure, l'unico modo per continuare a vivere senza rovinarsi la vita è crescere mantenendo in sé una parte limpida e cristallina, quella del bambino. Una parte innocente, non contaminata dagli adulti, dalle responsabilità della vita quotidiana, dalle mode, dai giudizi altrui, dal dolore. C'è una parte, preziosa e ancora libera, che rimane sempre dentro di noi. Alcuni la seppelliscono e la dimenticano. Altri, a volte, riescono a rispolverarla. Qualcun altro ancora tenta di mantenerla in vita a ogni costo. Non si tratta di vivere senza pensieri o senza responsabilità. Anzi, mantenere in vita quella piccola porzione di innocenza e sincerità dentro di noi è una lotta dolorosa e all'ultimo sangue per non morire e trascinarsi.



Jintan, Poppo, Yukiatsu, Anaru e Tsuruko hanno seppellito quella piccola parte sotto il dolore immenso che può essere causato dalla morte improvvisa e incomprensibile di un'amichetta. Tra alti e bassi, tra incontri, scontri, litigate, gelosie, piccoli e grandi amori, parole di troppo o cose non dette, i cinque adolescenti cercheranno di tirare fuori quella porzione di innocenza, dando fondo a tutto ciò che hanno dentro. Devono di nuovo far scorrere il tempo che si è fermato quel giorno. Devono elaborare il lutto, cosa che non hanno mai fatto. Devono riprendere a vivere.

Certo, devono fare i conti con i cambiamenti. Non potranno più tornare bambini. Tuttavia, la loro infanzia e la loro adolescenza continueranno a scontrarsi – e gli autori hanno realizzato questo scontro in maniera impeccabile.
Ad esempio, il rifugio di legno dei Busters della Pace, un tempo luogo di giochi innocenti e di piccole invidie e amicizie da bambini, diventa poi il rifugio di Poppo che, cresciuto, ha lasciato la casa dei genitori e vive per conto suo. Qui, Poppo ha sparpagliato riviste erotiche, fazzoletti sporchi e resti di cibo un po' ovunque. Poppo è il nucleo della metafora, della vita che inquina l'infanzia con l'adolescenza. Ma tutti gli altri, anche se in maniera meno evidente, subiscono lo stesso processo: Anaru, con il suo trucco eccessivo, le gonne corte e l'aria da ragazza facile è l'emblema fisico del passaggio da una fase all'altra della vita. Tsuruko e Yukiatsu, con le loro rigide divise e il pensiero fisso su esami e università, sono già degli adulti in miniatura, fondamentalmente ancora bambini compressi in una vita troppo grande per loro.
Jintan, un tempo capo dei Busters e bambino carismatico, è ora l'unico che  ha davvero smesso di vivere, trascinandosi tra il divano, il letto, il tavolino e un ramen istantaneo.

Lo spirito di Menma tirerà fuori il dolore più grande della vita dei cinque ragazzi, è vero: ma li aiuterà a superare – per quanto ciò possa avvenire – l'evento drammatico. In fondo, l'anime non racconta del desiderio dimenticato di Menma e di ciò che serve per farle raggiungere il Nirvana. Ano Hana è la storia di come si ritorna a vivere dopo un evento che toglie senso alla vita.



Ano Hana è preziosamente condensato in undici episodi. La brevità dell'anime permette alla storia di essere narrata non per estensione o descrizione ma solo per brevi momenti di forte emotività, che a volte esplodono in lacrime e urla, altre volte si mantengono silenziosi e delicati, lasciando spazio, anche nello spettatore, a sensazioni intime e inesplicabili. Ad esempio, è stata azzeccata la scelta di non mostrare mai l'incidente di Menma, ma di trattare l'evento solo per metonimia: l'unica cosa che si vede è il piccolo sandalo della bambina che galleggia nell'acqua del ruscello – cosa che ha molto più impatto. La psicologia dei personaggi è costruita in maniera eccellente, tanto che, in pochissimi episodi, ognuno assume delle caratteristiche peculiari subito riconoscibili. In particolare, esemplare è il modo in cui è stata realizzata la mamma di Menma, posseduta da un dolore e da un'emotività tali da rasentare l'inquietudine.

Sul finale, forse, Ano Hana si perde un pochino, ma solo perché allunga troppo i tempi, indugiando laddove già si era abbastanza compreso e sofferto. Tuttavia, la scoperta del desiderio dimenticato, la notte finale dei ragazzi passata in mezzo al bosco come in un girone dell'inferno e la vista – finalmente – dell'alba dietro lo spirito di Menma diventano metafore imprescindibili: e anche lo spettatore subisce una catarsi di grandi proporzioni.

La catarsi, qui, sta nel trasformare il dolore invalidante nel vivere per chi non vive più; nel trovare un posto a quel dolore accanto alla piccola porzione pura e innocente che abbiamo dentro di noi e dare ad essi un senso, senza farsi divorare.  

2 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Che dolcezza e che poesia... non solo le bellissime immagini, ma soprattutto le tematiche affrontate. Ci sono sia le struggenti verità che tutti prima o poi viviamo - il passaggio all'età adulta, la difficoltà nel superare i traumi subiti - ma anche le suggestioni che solo una pellicola giapponese può dare, come il fatto di dover superare un rimpianto per raggiungere il nirvana.
Leggere la tua recensione mi ha commossa... chissà quanti pianti quando guarderò l'anime!
Grazie per avermelo fatto conoscere!

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, Vele, questo anime è dolce e profondo allo stesso tempo. Si piange tantissimo, te lo assicuro, specie sul finale T_T. Ma è anche un anime molto divertente in alcuni casi. E a renderlo divertente è proprio lo spirito di Menma :).