martedì 20 agosto 2013

The Garden of Words



Titolo originale: Kotonoha no Niwa - Anno: 2013 - Nazionalità: Giappone - Genere: Drammatico/Romantico - Soggetto, sceneggiatura, regia: Makoto Shinkai

Takao ha quindici anni e ama la pioggia. Durante gli acquazzoni si rifugia in un giardino, sotto un pergolato. Qui, incontra Yukari, una misteriosa donna di ventisette anni. I due, senza sapere nulla l'uno dell'altra, decidono di incontrarsi sotto lo stesso pergolato solo durante i giorni di pioggia. Quando si incontrano, Takao disegna modelli di scarpe, perché sogna di diventare un calzolaio; Yukari, invece, legge e si nutre solo di cioccolata e birra, presa da una forte depressione che l'ha condotta a vivere in preda a disturbi alimentari.
Quando arriva la stagione delle piogge, Takao smette di andare a scuola, Yukari, invece, salta sempre il lavoro. Lui cerca di camminare con le sue scarpe, lei ancora non sa cosa voglia dire percorrere il proprio cammino.





È tutto qui il nucleo del delicatissimo lavoro di Makoto Shinkai – già autore di Viaggio verso Agartha. C'è un elemento – la pioggia – e una metafora – quella delle scarpe. Takao, anche se ancora in modo maldestro, costruisce da sé i mocassini con cui cammina, con cui decide e percorre la propria vita. Vive praticamente da solo, fa tutto da solo; suo fratello maggiore convive con la compagna, mentre sua madre è fuggita di casa per inseguire l'ennesimo fidanzato. Takao cucina, lavora e, di sera, si siede per terra e cerca di modellare il cuoio per dar vita ai suoi modelli di scarpe.
Yukari porta sempre bellissime scarpe alla moda, ma non riesce a muovere un passo nella sua vita. Bloccata, sempre attenta a ciò che ha intorno, non riesce ad andare avanti e a lasciarsi andare. La pioggia è l'elemento comune che rende scivoloso e fluido il cammino, quello che dovrebbe ispirare la strada. Solo respirandone l'odore e acuendo i sensi come avviene nei giorni di pioggia, si riesce a stare in pace con se stessi e a disegnare il percorso.
In fondo, ciò di cui Takao e Yukari hanno bisogno è solo un po' di condivisione. Che prende vita in un giorno in cui la pioggia, più forte che mai, inzuppa entrambi fino alle ossa e li costringe a rifugiarsi a casa di lei. Qui Takao e Yukari condividono la semplicità di un pranzo, preparato assieme. Questo è l'unico momento in cui volano le parole – perché il giardino delle parole altro non è che il silenzio continuo della pioggia. Le parole, in casa, col ticchettio della pioggia sui vetri, suonano come lame. E fanno da anticamera all'esplosione del finale, rumoroso, gridato e assordante, che rovescia il silenzio dell'intero mediometraggio.




Makoto Shinaki evoca situazioni difficilmente spiegabili a parole. Il titolo è quasi menzogna – di quelle a fin di bene - perché le uniche vere parole sono quelle ispirate dagli elementi della natura e dalla sola presenza forte delle persone, quella presenza che cancella la solitudine. Le parole non sono né quelle scritte né quelle parlate, che qui appaiono come un inutile orpello. Forse l'autore avrebbe potuto evitare di far esplodere il film in un finale tanto parlato, ma il contrasto con il resto non nuoce affatto all'economia dell'opera. In fondo, come già detto per Viaggio verso Agartha, guardando un film di Shinkai bisognerebbe abbandonarsi e lasciar perdere le parole e la critica – e questo The Garden of Words ne è la prova. Abbandonarsi, in questo caso, significa ammirare, senza sbattere le palpebre, la limpidezza grafica con cui vengono resi i paesaggi sin nei minimi dettagli, gli schermi traslucidi e digitali dei cellulari, le foglie degli alberi, dipinte una ad una, e l'acqua, in tutte le sue forme: dalla pioggia che cade, alle gocce sui vetri o sui vestiti, alle pozzanghere, agli specchi d'acqua, la produzione ha realizzato forme acquatiche che neppure sembrano disegni animati. Forme acquatiche più belle del vero, più visibili del vero. Il cinema d'animazione sembra inseguire la realtà, imitarla in maniera quasi maniacale: e, quando ci riesce, non è mai un cinema meramente realistico, è sempre un'opera d'arte, quella che ha il pregio e il potere di far aprire gli occhi sul mondo e di farti vedere davvero il mondo.

Ecco, con The Garden of Words, al di là del tema, peraltro interessantissimo, occorrerebbe sentire e lasciarsi ispirare proprio come fanno Takao e Yukari: guardare meravigliandosi un film per guardare finalmente la realtà intorno a noi e la vita che percorriamo.

2 commenti:

GIOCHER ha detto...

Mannaggia i giapponippi e il loro infilarci sempre e comunque un feticismo assortito misto spinto vario !

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Che bellissimi disegni e che storia intrigante... anche il feticismo ha un suo perchè :-P
Sembra molto poetico!
Lo devo assolutamente vedere!!