venerdì 5 luglio 2013

Spring Breakers

Anno: 2012 - Nazionalità: USA - Genere: Drammatico - Regia: Harmony Korine

Immaginate che Cenerentola, invece di farsi infilare la scarpetta dall'amato, abbia piantato il tacco di cristallo in mezzo alla fronte del principe; oppure che La Bella Addormentata abbia provato più e più baci - e non solo uno - prima di svegliarsi, per poi fuggire mezza svestita. O che Biancaneve abbia sputato la mela addosso al principe.
Insomma, immaginate la versione oscura delle principesse Disney.
Prendete tre patinatissime fanciulle, le ragazze della porta accanto che ogni uomo vorrebbe sposare, e trasformatele in bitches. Prendete la dolcissima e paffuta moglie di Harmony Korine, tingetela di fucsia e fatela denudare di fronte a ogni essere umano maschile con la facoltà di respirare.

Prendete, infine, uno tra gli attori più bravi, interessanti e impegnati del momento, quello che non è solo attore ma anche videoartista, di quelli che non fanno solo i divi di Hollywood, ma che se ne vanno in giro con il pullover sgualcito e gli occhietti dolci a parlare di Marina Abramovic e delle nuove frontiere dell'arte. Insomma, prendete tutto questo, prendete James Franco, fategli le treccine, infilategli i denti d'oro, rendetelo un rapper supertatuato e un boss della droga pieno di armi.

Mescolate un po', aggiungete tanto, tanto alcol, aggiungete grazie maschili e femminili ben esibite, rovesciate bene il cocktail shaker.

E avrete Spring Breakers.



Sembra facile, ma non lo è per niente. L'operazione di Harmony Korine è allucinante, disturbante, inquietante e, alla fine, portatrice di una metafora sulla nostra realtà non facile da digerire. Per dare senso al suo film, Korine parte dal casting, sconvolgendo lo spettatore con le sue scelte attoriali. Prende gli interpreti e li rovescia, dando di essi l'immagine che mai ci saremmo aspettati. Franco diventa Alien, Selena Gomez uscita dalla Disney infila un costume, beve alcol e racconta bugie alla mamma e alla nonna. Korine fa la stessa operazione persino su sua moglie, l'unica che si mostra totalmente nuda, l'unica che si concede a tanti uomini nello stesso momento, l'unica che viene di continuo chiamata puttana. Korine rovescia persino l'immagine di fedeltà che dovrebbe avere della moglie.

Perché le vacanze di primavera non fanno che questo: mettono a nudo tutto ciò che l'americano medio nasconde per il resto della vita. Possesso e consumo di droghe, alcol come se piovesse, esperimenti sessuali. Disinteresse totale per la lezione di storia sulla lotta degli afroamericani, perché due delle quattro bitches sono impegnate a desiderare e disegnare attributi maschili fuori misura.

Coloro che vivono l'eccesso delle vacanze di primavera magari poi si laureano, indossano tailleur costosissimi, occupano posti di lavoro prestigiosi, finiscono in parlamento a legiferare o dietro una cattedra.
A meno che non vogliano far durare le vacanze di primavera per sempre. E se Faith e Cotty si fermano a un passo dal baratro, Brit e Candy non lo fanno. Il bacio finale ad Alien, a macchina da presa rovesciata, ci dice questo: che spring break sarà per sempre, con il mitra in mano, il costume da bagno, l'automobile arancione e il letto zebrato. E droga da spacciare. E strade da controllare. Le vacanze di primavera servono a farti capire chi sei - e a quanto pare hai bisogno di scendere all'inferno per capire davvero come sei dentro. Il risultato è solo l'ipocrisia.



Korine scrive un saggio sull'ipocrisia di intere generazioni, non solo di questa degli anni Dieci del Duemila. Perché le spring break sono una tradizione. 
Non esiste speranza: chi vive l'eccesso della vacanza e poi torna a pregare o a studiare ha comunque un altarino da nascondere; chi prosegue con le spring break per tutta la vita sarà un criminale. 

L'America dipinta da Korine è atroce e disgustosa, ma anche ferocemente attraente. È ipnotica e psichedelica. Korine abusa di effetti da videoclip, ti stordisce, ti lascia vuoto di senso a ogni sequenza. Ti spinge nel vortice della ripetizione, perché una vita come quella è ridondanza, che può essere animata solo da eccessi sempre più eccessivi. La sequenza del rapporto sessuale al contrario a tre, con le pistole, tra Alien, Brit e Candy è una delle più allucinanti e incisive - una di quelle in cui non si capisce chi dica la verità e chi menta e che, allo stesso tempo, ti tiene incollato allo schermo a guardare con morbosità.

Il rovesciamento dei termini di Korine avviene anche con la colonna sonora. Il pezzo più dolce di Britney Spears - Everytime - diventa il commento musicale ad alcune tra le scene di violenza più efferate del film. Korine sballa persino il concetto di identificazione: lo spettatore non vuole essere partecipe di tanto delirio ma, allo stesso tempo, vive eccessi che solleticano il voyeurismo. L'accostamento continuo tra desiderio e repulsione dà quasi la nausea. Alien accarezza col pollice il meno di Faith, le ripete di continuo "dio quanto mi piaci". E tu stai lì - la ragione ti dice di non cedere, l'istinto ti fa ammirare il gesto sensuale e insistito di Franco, pollice contro mento. L'ipocrisia è dietro l'angolo. L'antieroe diventa eroe: Brit e Candy, nel marciume da loro scelto, sono però le più coerenti, quelle che non lasciano a metà e che vanno convinte fino in fondo.

Un film dalla regia veloce, dalla fotografia sgranata e lucente, poi improvvisamente lirica e di ampio respiro; un film dalle sequenze ripetute, piena di flashforward e di flashback da diversi punti di vita. Un film difficile da digerire, un vortice che ti disturba e ti mette faccia a faccia con certi immorali e comuni comportamenti umani. Un film che fa di tutto per non piacere.

6 commenti:

MrJamesFord ha detto...

In questi giorni sta rimbalzando nella blogosfera come una palla impazzita.
Io l'ho visto ieri sera, ma non mi sbilancio fino alla prossima settimana, quando pubblicherò il post.

Marco Goi ha detto...

hai colto bene il ribaltamento continuo del film, sottolineato anche dall'ultima inquadratura al contrario.
e sì, è un film che fa di tutto per non piacere e proprio per questo a me è piaciuto da impazzire.

il classico film che i critici ufficiali, che d'altra parte hanno un'età media di 120 anni per gamba, non hanno capito, ma destinato a essere uno dei grandi cult degli ultimi anni.

Barbara Jurado ha detto...

Sì un cult, ribelle, della nuova generazione.

Veronica Mondelli ha detto...

@Ford: e allora verrò a leggere il tuo post!

@Marco: sì, penso anche io che a certa critica troppo inamidata sia sfuggito il senso di questo film. Se mi fossi dovuta affidare solo a quello che avevo letto, non avrei visto il film. Invece, vale davvero la pena vederlo e rifletterci su in maniera seria.

@Barbara: sì, questo è uno di quei film che meglio esplora parte della nostra generazione.

Kelvin ha detto...

Non sono un critico 'ufficiale' e non ho 120 anni (vado per i 41...) ma per me questa è pura spazzatura. Anzi, per me il film stesso è il trionfo dell'ipocrisia (e non quello che racconta).
Sinceramente ne ho abbastanza di questi registi presunti 'alternativi' che sfornano autentiche schifezze spacciando il trash per originalità: 'Spring Breakers' a mio modestissimo parere è un film molto più bigotto del pubblico bigotto che vorrebbe colpire, oltre all'ipocrita rappresentazione di una realtà che è comunque parziale e circoscritta a determinati strati sociali. Dire che l'americano medio è fatto così mi sembra un po' forzato (stiamo parlando di una nazione di oltre 300 milioni di abitanti!). 'Spring Breakers' sembra la versione 'scorretta' di Beverly Hills 90210: tutti gli studenti sono bellissimi, alti e muscolosi; le ragazze sembrano tutte modelle e sfoggiano senza contenersi i loro micro-bikini... alla faccia della realtà e della catarsi!
Korine vorrebbe sparare a zero su un certo strato sociale (e questo gli va riconosciuto) ma per catturare l'attenzione usa esattamente gli stessi mezzi che tanto finge di disprezzare, ovvero sbatte tette e culi senza ritegno davanti alla telecamera.
Ma le ragazze che fanno lo 'spring break' sono tutte così? Manco una brutta? Ma andiamo...

Veronica Mondelli ha detto...

In realta, invece, credo che la critica di Korine sia molto circoscritta e basta fare due calcoli. Visto quanto costa una spring break in Florida e visto quanto costano le università statunitensi (parliamo di migliaia e migliaia di dollari all'anno anche per quelle meno prestigiose) e considerato il livello degli eccessi (droghe, alcol e macchine decappottate) suppongo che i ragazzi che possono permettersi un tale sballo siano molto pochi, cioè quelli appartenenti alla upper class. Scegliendo attori e comparse molto attraenti, Korine ha voluto dire: voi apparite così, delle Barbie e dei Ken che vivono immersi nei dollari.
Chi non ha una simile possibilità, ma smania per il falso sogno americano (di questo punto parla Marco nella sua recensione) si affida alla criminalità: rapine e spaccio di droga. Se le quattro bitches fossero state quattro racchie non avrebbero avuto modo di sopravvivere in un certo mondo di plastica, né avrebbero fatto colpo su Alien.
Con Franco, Korine lavora in modo diverso, invece: prende un attore oggettivamente bello e lo rende brutto. Questo perché è così che appare il gangsta agli occhi del mondo.
È chiarissimo che Korine parla per luoghi comuni, per apparenze, cercando di continuo di rovesciarle. E alla fine le belle Barbie sono delle canaglie, il brutto Alien, per quanto sia un boss, è l'unico che dimostra un cuore tenero.
È poi ovvio che qui non si parla di altre parti della nostra e della passata generazione, tipo i nerd che al MIT buttano gli occhi di notte per farci godere al meglio di software e applicazioni - e lo fanno anche d'estate e durante le vacanze.
E poi, basta prendere Britney Spears. È lei, il suo modello, che continua a circoscrivere il film di Korine.
Quello che succede in Spring Breakers è vero; basta fare un giro tra le spiagge "giuste" della movida italiana per vederlo.