martedì 10 settembre 2013

Tramonto a Montmajour (attribuito a Vincent van Gogh, 1888)

Il dipinto della settimana non può che essere questo, Tramonto a Montmajour, esposto proprio ieri al museo di Amsterdam dedicato al pittore olandese. 

Il dipinto è stato attribuito a van Gogh dopo due anni di studi; lo si fa risalire al 1888, anno in cui il trentacinquenne Vincent si trasferisce ad Arles.

Tramonto a Montmajour, infatti, ritrae, sullo sfondo a sinistra, l'abbazia di Montmajour, che si trova a pochi chilometri da Arles. Probabilmente è una delle prime opere che van Gogh ha realizzato dopo il trasferimento; per questo motivo, il dipinto è considerato un lavoro "di transizione". Il 1888 è, tra l'altro, l'anno in cui van Gogh dà vita alla famosa Camera di Vincent ad Arles, opera che presenta una tavolozza molto più accesa di questa.

Non ho di sicuro le competenze per giudicare l'attribuzione e mi fido del lungo lavoro che è stato fatto negli ultimi due anni prima di ufficializzare la scoperta. All'occhio mi sono saltati due probabili padri ispiratori di questo dipinto, due Camille dell'arte francese. L'istinto visivo - ma potrei sbagliare - mi riporta a una crasi tra i paesaggi e gli alberi di Corot e i paesaggi e gli alberi di Pissarro: solo che il tutto sembra metabolizzato e trasceso dalla pennellata viva ed espressionistica di van Gogh. 

Insomma, un'opera da osservare attentamente. Un'opera che meraviglia perché, a distanza di decenni, un artista così lontano da noi ha regalato ancora una volta l'emozione della prima esposizione. 

In questo articolo sono ben spiegati i motivi dell'attribuzione.

2 commenti:

GIOCHER ha detto...

Che piacere leggerti quando parli d'arte, hai un registro del tutto diverso... (A "crasi" un lubrico brivido mi ha squassato)

L'attribuzione è decisamente ben argomentata, ma avanzo l'opinione, sia per stile che per cromicità e materia, che questa scoperta non aggiunga assolutamente nulla di valido alla produzione dell'artista. Semmai ad abbassarne le quotazioni ;)

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, concordo. Quest'opera, lo riconosco, non ha nulla a che vedere, visto che l'ho già citata, con la Camera di Vincent o con altre opere di ben altra portata dell'artista, specialmente con certi suoi paesaggi che quasi aggrediscono la vista. Questo, rispetto ad altri, se ne rimane entro i quattro lati della cornice.
Infatti, il mio richiamo a Pissarro, ma in particolare a Corot, si riferisce sia alla distribuzione della composizione, sia alla cromia.
Qui c'è ancora qualcosa di terroso, che a tratti - certo, tratti "sbiaditi" - mi ricorda i Mangiatori di Patate.
Devo dire che gli sprazzi che mi colpiscono di questo quadro sono i blu, i celesti e i grigi che pone qua e là sullo sfondo e in primo piano.
E poi, lo ribadisco, si rimane meravigliati quando ancora a distanza di tempo un artista morto e sepolto riesce a regalare qualcosa di nuovo.

E, comunque, grazie per la prima parte del tuo commento ;).