martedì 20 settembre 2011

Sucker Punch - pt. 3




Io. Loro. Tu. Un film in seconda persona.
Ogni film è in seconda persona: il film si rivolge allo spettatore. Il cinema è una delle arti che meglio delle altre mette in moto il meccanismo di identificazione. Tale meccanismo psicologico è così forte in sala che quasi annulla la mente dello spettatore, sostituendola con quella del protagonista della storia. Questo avviene in ogni film. Ma Snyder in Sucker Punch ha calcato la mano e ha fatto un film su un film: ci ha mostrato, cioè, il meccanismo attraverso cui ogni film è in seconda persona.
La prima volta che Babydoll entra in manicomio, assiste ad una terapia della dottoressa Gorskij: la donna fa salire le sue pazienti sul palco di un teatro e, attraverso la musica, le riporta alle loro storie. Babydoll osserva curiosa una ragazza triste e stralunata che si trova sul palco: capiremo poi che si tratta di Sweet Pea.
Qualche scena dopo Babydoll sta per essere lobotomizzata. È il momento del passaggio dalla realtà del manicomio a quella del bordello: il passaggio avviene in modo inusuale. Infatti tra l'inquadratura del manicomio e quella del bordello cambia l'attrice. Nella prima, sdraiata sul lettino, c'è Babydoll. La ragazza chiude gli occhi, ma a riaprirli è Sweet Pea: lei è sul palco, sta recitando. Per ammaliare i clienti del bordello, il gioco erotico che va in scena è la lobotomia di Sweet Pea. La ragazza è vestita da paziente succinta, ha persino una parrucca bionda con i codini come Babydoll; si alza dal lettino e si lamenta: non ha intenzione di rappresentare una cosa del genere. Sotto il palco, c'è Babydoll, appena arrivata. Il passaggio è lì per lì straniante. 
Per tutto il tempo siamo convinti che la protagonista della storia sia Babydoll: e invece è Sweet Pea. Babydoll è solo colei che deve liberarla. Attraverso la sua immensa fantasia fa in modo che Sweet Pea sia libera, fisicamente e mentalmente, e che sia in grado di avere potere sulle proprie azioni. Babydoll ha il compito di trascinare la ragazza nel suo mondo: Sweet Pea ha paura, preferisce accomodarsi anziché rischiare e combattere. Se combattiamo, dice, moriremo. Ma se non proviamo a combattere, le insegna Babydoll, allora non ci sarà alcuna speranza. Non si sarà tentanto nulla: “Se non combatti per qualcosa, ti ritroverai con niente”, dice il vecchio saggio.
Babydoll costruisce il film. Lei è il film. Babydoll è l'Io. Le sue amiche, Rocket, Blondie e Amber fanno il film. Sono i personaggi. Sono il Loro. Babydoll e le altre ragazze combattono per Sweet Pea. Sweet Pea, a cui è rivolto l'intero film, è il Tu. Lei è lo spettatore che si fa trascinare in un nuovo mondo, in un film, per imparare. Imparare a vivere. Imparare che, se si sa combattere, se si è liberi, allora si avrà il controllo sul proprio mondo. Si potrà raggiungere il paradiso. Quel “sei tu” detto a film finito, a schermo nero, poco prima dei titoli di coda, è la cosa più imprevedibile e lancinante che Snyder potesse realizzare. Il colpo di scena finale. Per tutto il film abbiamo creduto che la storia fosse quella di Babydoll, invece il regista, inaspettatamente, stava seguendo quella che sembrava una storia “laterale”, secondaria. Sweet Pea è secondaria, come lo è lo spettatore; ma proprio come lo spettatore, in realtà, è protagonista. Ogni spettatore è protagonista del film in sala e del proprio film.
Se lo spettatore comprende di essere uno Sweet Pea, allora avrà capito anche la lezione. Essere liberi.

Se non combatti per qualcosa, ti ritroverai con niente”. Libertà.
Zack Snyder consacra, come si diceva nel post precedente, la sua poetica. L'idea di libertà attraversa tutti i suoi film. Nelle storie da lui affrontate, c'è sempre una sottomissione, una forma di schiavitù. In Dawn of the Dead, film impreciso, dalle cadute trash, colpiva vedere quegli uomini appena infettati dagli zombie decidere di mettersi una pallottola in testa pur di non diventare... altro. In 300 l'individuo lottava per ciò che aveva di più caro, combatteva contro la schiavitù e per l'amore della sua famiglia e del suo popolo. Watchmen prosegue sulla stessa strada: quei supereroi – in fondo così umani, così malati – si sacrificavano per la libertà umana e per la verità. Ne Il regno di Ga'Hoole i gufetti protagonisti venivano rapiti per essere forzatamente arruolati in un esercito considerato di razza superiore, ma decidevano di ribellarsi e di combattere una lotta fratricida per la libertà. E arriviamo a Sucker Punch. Qui, la lotta per la libertà diventa chiara. Chi lotta ha una personalità spiccata. Chi vuole opprimere non ha mente, né occhi, né volto: è essere neutro, impersonale, come i samurai dagli occhi rossi, i soldati zombie, gli orchi simili a bestie e i robot, lucide lame d'acciaio senza espressioni né ombra. Lottare vuol dire avere la testa. Essere coscienti. E decidere il proprio destino. Anche se la lotta dovesse andare male, l'importante è averci provato.
A volte, la libertà può trovarsi in un'illusione. In una storia. La realtà ci sembra così dura e priva di scappatoie che l'unico modo per evadere è praticarci un buco (metaforico!) in testa. Libertà è guardare oltre. Chi sa guardare oltre sa anche prendersi gioco di tutti i carcerieri e di tutti gli oppressori che ha intorno. Chi sa guardare oltre può sferrare in ogni momento il suo sucker punch, quel pugno dato a tradimento, quello che manda giù “il fesso”, e avere la convinzione di essere liberi. La storia, ce la possiamo creare. Può essere nella nostra mente. Può vivere in un mondo parallelo. Ma vive. Perché, anche chiusi nella più buia delle segrete, si può essere artisti della libertà.




6 commenti:

Carolina Venturini ha detto...

Molto interessante, soprattutto l'aspetto psicologico. Dev'essere un film che ti ha colpito davvero molto, se ne parli con così tanta passione e profondità.

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, quando scrivo troppo è perché il film mi è piaciuto troppo!
Grazie per il tuo commento, Carolina!

Giulia ha detto...

Ho rivisto Sucker Punch qualche giorno fa e me lo sono gustato alla grande soprattutto grazie alle tue recensioni... che dire ancora? sai già quanto mi sono piaciute le tue parole e non da meno è questa terza parte... anche io sono rimasta un attimo sconvolta quando ho scoperto che in realtà la protagonista non è Baby Doll... ;) Bravissima Veronica, anzi, eccezionale!!!

Veronica Mondelli ha detto...

Grazie per il supporto, Giulia, e grazie per i tuoi bei commenti! :)

Carolina Venturini ha detto...

Beh..direi fantastico, non credi?

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, fantastico... fantastico il film e fantastico scrivere di cinema *_*!