martedì 6 settembre 2011

Sucker Punch - pt. 1


Attendevo Sucker Punch da ottobre 2010. Al cinema è uscito a marzo 2011 e la distribuzione non è stata un granché. La critica lo ha affossato e non ha avuto un gran riscontro del pubblico. Regista di Sucker Punch è Zack Snyder, qui per la prima volta anche autore del soggetto. Prima di Sucker Punch, Snyder si era confrontato con un remake (Dawn of the Dead), con i fumetti (300 e Watchmen) e con un libro per ragazzi (Il regno di Ga'Hoole). Quando è uscito 300 si poteva avere l'impressione che Snyder fosse il classico regista artigiano, di quelli che svolgono la loro attività di mestieranti perfettamente inseriti nella catena di montaggio hollywoodiana. In realtà, già in 300 si poteva vedere che qualcosa spiccava, che 300 non era il tipico film fumettoso per il pubblico del sabato sera. E Snyder lo ha dimostrato con i suoi film successivi: Sucker Punch rappresenta la consacrazione della sua poetica. Amato o odiato, Snyder ha una sua autorialità, una visione del mondo interessante e capace, che si fa strada film dopo film e che ha raggiunto un'autocoscienza che pochi registi arrivano a toccare in soli cinque film.


Sucker Punch
Siamo negli anni Cinquanta. Una ventenne assiste alla morte della madre e rimane sola e disperata con la sorellina e il patrigno pedofilo. Durante un attacco d'ira, la ragazza, per sbaglio, uccide la sorella: il patrigno coglie l'occasione per rinchiuderla in un manicomio femminile, richiedendo la lobotomizzazione. La ragazza è lì, immobile e legata, il medico si avvicina con lo strumento per lobotomizzarla e in un batter d'occhio cambia tutto. O quasi. Il manicomio diventa un bordello. La psicologa, la dottoressa Gorskij, diventa una maitresse che insegna alle ragazze a danzare per i clienti. Il gestore del manicomio diventa un ruffiano. E le ragazze, da folli, diventano tutte prostitute, intrattenitrici, danzatrici. La nostra protagonista, di cui mai sappiamo il nome reale, nel mondo parallelo del bordello è Babydoll. E le sue amiche sono Rocket, Sweet Pea, Amber e Blondie. Dalla camicia di forza, passano a corpetti e giarrettiere e ad un trucco pesante, vistoso, da Moulin Rouge. Babydoll è in pericolo: per lei, tra pochi giorni, arriverà il Giocatore. Il Giocatore è il medico che deve lobotomizzarla, ma nella realtà del bordello è colui che deve prenderne la verginità. Babydoll vuole fuggire. E coinvolge le sue amiche. Durante una danza, la ragazza chiude gli occhi e si ritrova in un'altra realtà: quella del Giappone feudale. Qui un vecchio le dice cosa fare per fuggire. Babydoll torna alla realtà, alla seconda realtà, quella del bordello: comunica alle altre ragazze il suo piano e tutte insieme decidono di mettersi in moto per procurarsi gli oggetti per fuggire. Ogni volta che c'è da combattere, Babydoll danza nella realtà del bordello, ma si rinchiude (o meglio fugge) nella realtà della lotta per la libertà: e, a quel punto, Snyder esplode. Una carrellata di mondi diversi si mescolano tra fantasia, realtà, storia e letteratura: il Giappone feudale, con i samurai giganti, la Londra della prima/seconda guerra mondiale sventrata dai tedeschi-zombie, i Draghi e gli Orchi  di uno scenario fantasy e lo sci-fi di un Pianeta Perduto, abitato da robot. Le cinque ragazze, di volta in volta, vestite da scolarette nipponiche o in abiti dark e succinti, imbracciano armi enormi, potenti, inarrestabili. Sono violente e spietate e lottano ardentemente per ciò per cui tutti dovrebbero lottare: la libertà. La libertà mentale. Le ragazze fanno squadra, si sacrificano, combattono per qualcosa di superiore, fino a che...

La psiche e il sesso
Babydoll si trova in manicomio. E, non a caso, decide di rifugiarsi in una realtà più “comoda” del manicomio: un bordello. Perché? Perché proprio un bordello? Snyder riprende qualcosa di antichissimo, cogliendone il lato malato: Amore e Psiche. I due elementi sono legati indissolubilmente. Impossibile scioglierli. Nel manicomio, le ragazze sono trattate come oggetti, come fenomeni da baraccone. Sono legate, costrette nelle camicie di forza; gli infermieri e il gestore si approfittano di loro come e quando vogliono. Sono lobotomizzate: nella loro testa viene praticato un buco con un lungo strumento d'acciaio, maneggiato da un medico. Nel manicomio, le ragazze non hanno alcun potere. Nel bordello, in parte, sì: tutti i simboli, neanche troppo nascosti, sessuali e fallici della realtà del manicomio bene si tramutano nella realtà del bordello, compresa la chiave che apre tutte le porte, su cui è scritta la parola “Pleasant”. Ma c'è qualcosa in più: dal manicomio al bordello, le ragazze sono sempre oggetti in gabbia, ma in qualità di prostitute e intrattenitrici possono esercitare un gran potere sugli uomini che le schiavizzano. Seduzione e sensualità sono le armi per incastrare e castrare gli uomini; le ragazze si fanno volubili e, quando sono vicinissime, diventano intoccabili. E se arriva il momento di combattere e di rifugiarsi nel terzo piano di realtà, imbracciano quelle armi che sarebbero altrimenti solo maschili. Babydoll, Rocket, Amber, Blondie e Sweet Pea sono donne così femminili ed erotiche che hanno un potere estremamente maschio su tutto e tutti. Sorge una prima riflessione. Snyder aveva già fatto un'operazione simile, ma contraria, in 300. I cinque spartani protagonisti - Leonida, Delio, Stelio, il Capitano e Astinos - con i loro corpi lucidi e ostentati emanavano da tutti i pori un erotismo ricco di fascino femminile. Snyder gioca con la sessualità, rovesciando continuamente i termini, rendendo maschile ciò che è femminile - viene da pensare al ruolo di strategia e comando che aveva la regina Gorgo in 300, con il suo corpo muscoloso e piatto - e rendendo femminile ciò che è maschile. Il rovesciamento della questione non è affare di poco conto: in questo modo Snyder può giocare con una psicologia che non è mai settaria, mai univoca, ma universale e reversibile, rendendo tutti uguali, indipendentemente dal sesso; importante, infatti, è la mente, la sua libertà e la sua libertà creativa. Al bando i ruoli: per citare una frase snyderiana, non importa cosa deve fare un cittadino spartano, un marito o un re, ma cosa vuole fare un uomo libero. E l'uomo libero non ha ruoli, né politici, né religiosi, né tantomeno è legato ad una sola sfera sessuale – di solito usata per dividere, differenziare, sottomettere.



3 commenti:

Giulia ha detto...

Appena ho letto il titolo di questo post mi sono fiondata sul tuo blog!! che come al solito è un piacere IMMENSO leggere. Ho visto questo film al cinema e me ne sono innamorata. Ecco, io sono una di quelle che ama Zack Snyder. Ho letto con tanto interesse la tua recensione perché volevo proprio capire determinati significati e passaggi che alla prima visione mi erano sfuggiti... infatti prima di capire a pieno una pellicola piena di sfumature ho bisogno di riguardarla una seconda volta... La recensione è chiarissima e condivido in pieno le tue parole sul regista. Mi piace da morire il fatto che riesci a rendere reali i pensieri che provo perché non sarei mai in grado di scrivere in modo così semplice e chiaro dei contenuti tanto complessi! Sucker Punch è un film davvero bello e come troppo spesso capita è stato sottovalutato molto... peccato! Ma noi ce lo possiamo gustare... soprattutto dopo aver letto la tua magnifica recensione!!!! GRAZIE!!!

Veronica Mondelli ha detto...

Giulia mi riempi di gioia! Sono troppo contenta di aver trovato un'altra persona che ama Snyder - i suoi fan, almeno qui in Italia, si contano sulle dita di una mano.
Sono felice quando riesco a condividere una mia passione con qualcuno :). Comunque... la recensione non è finita qui!
GRAZIE!!

Giulia ha detto...

allora aspetto con ansia la seconda parte!!!!!! *___* GRAZIE A TE! ;)