lunedì 26 settembre 2011

Π – Il teorema del delirio




Questo è un post scritto su "commissione". Due matematici mi hanno espressamente chiesto di parlare di questo film  e ora eccoli accontentati. Spero solo, in merito alla loro materia piena di numeri, di non sbagliare terminologia.


Anno: 1998 - Genere: Sci-fi, Thriller - Nazionalità: USA - Regia: Darren Aronofsky



La scienza può spiegare la realtà? Meglio: la matematica può spiegare la realtà? La realtà è davvero fatta di numeri e formule che sempre e perfettamente decifrano il mondo?
O forse la matematica è un'altra forma d'arte cui attingere per rappresentare la realtà così come può fare un film?
Questi e altri i quesiti che ci si pone dopo aver visto Π – Il teorema del delirio di Darren Aronofsky. Il regista mette in scena una mente profondamente matematica, imbevuta però, senza esserne cosciente, di cinema.

È bene precisare che qui si parla di matematica e cinema come di due discorsi filosofici, linguaggi che interpretano e inquadrano il mondo a modo loro.

Max è un matematico. Non è solo un matematico: la Matematica e Max sono la stessa cosa. Il giovane passa le notti davanti al computer cercando di decifrare una formula che possa essere sempre vincente in Borsa. Ma Max non si ferma qui; è convinto che tramite i numeri e le formule si possa comprendere tutto: i paesaggi, il tempo, le persone, i comportamenti. Ciò di cui non si accorge Max è che non tutto è spiegabile matematicamente. Infatti, più i risultati si allontanano, più il giovane ricercatore impazzisce. Il suo impazzire, però, viene mostrato da Aronofsky tramite una forma ben precisa: la spirale. Ad essere più precisi: la spirale logaritmica. La spirale logaritmica non inizia, non finisce, si avvolge su se stessa in un moto perpetuo in cui è raccolto il senso stesso del suo ruotare. La spirale logaritmica è nella chiocciola, così come si trova nel trapano in movimento.
Perché proprio la spirale? La spirale logaritmica è, sì, un elemento matematico, ma è anche un elemento profondamente artistico, estetico e, da ultimo, cinematografico. In essa Hogarth aveva visto la Variety, ossia l'arte di variare bene (che sarebbe l'arte di comporre bene). Ejzenstejn chiamò la spirale logaritmica “linea della bellezza”: tutto ciò che è serpentinato, a spirale, tondeggiante, sinusoidale e quindi variabile e multiforme è bello: la chiocciola è bella, come è bella una costa che non sia dritta, è bello l'arco per cacciare, ed è bella la S.
Max, ad un certo punto del film, stanco, si prende una pausa. Va sul mare e raccoglie una conchiglia. La sua voce fuori campo dice: 

11 e 18, ancora prove: ricordate Leonardo da Vinci? Pittore, inventore, scultore, naturalista. Italia XV secolo. Riscoprì la perfezione assoluta del rettangolo pitagorico e lo utilizzò nelle sue opere. Tracciando una curva all'interno dei rettangoli si genera la mitica spirale. Pitagora amava questa forma che secondo lui era ovunque in natura: la conchiglia del nautilo, le corna dell'ariete, i vortici, le trombe d'aria, le impronte digitali, il DNA e perfino la Via Lattea.” 

E aggiunge: 

“Ecco la mia nuova teoria: se noi siamo delle spirali e viviamo in una gigantesca spirale, allora tutto ciò che ci circonda si fonda in quella spirale.”

Max centra il punto: siamo tutti uniti, coinvolti da questa spirale che è presente in ogni cosa, in qualunque cosa. E, quindi, quella spirale è la vita. Possibile comprendere la vita? Chi può capire obiettivamente e scientificamente la vita? Nessuno. Se si cerca di farlo si rischia la pazzia. Si impazzisce perché ci si estrania dall'esistenza e se un uomo si allontana dall'esistenza muore.
Qual è allora la soluzione? Entrare nel flusso della spirale e partecipare alla vita. Max, per dare sfogo alle sue ricerche, si dimentica di vivere: si chiude a chiave in casa, non parla con nessuno, comunica con gli altri solo per dar sfoggio delle sue capacità di calcolatore. Max non si gode il mondo, non si lascia accarezzare dal vento, non si fa bagnare dalle onde del mare, non gioca con i bambini, non apprezza il cibo: perché guarda ogni cosa sempre con intento esasperatamente analitico. E quando non ce la fa più, decide di commettere un gesto estremo: si pratica una sorta di "autolobotomia". Si buca il cervello con un trapano. Perché proprio il trapano? Perché nel trapano è contenuta la spirale che solo così può entrare nella testa di Max. Da quel momento Max non saprà più cosa sono i numeri e le formule, ma godrà dell'aria, della compagnia dei bambini, del sole sulla pelle.
La spirale è il punto di incontro tra la scienza e l'arte o tra la matematica e il cinema. Non esistono solo rette, né cose controllabili e calcolabili. Ci sono anche dei misteri. Che possono essere il calcolo del numero perfetto o le cifre del π, quelle dopo la virgola. Quando le cose iniziano ad essere multiformi il calcolo non basta più: subentra l'esistenza e questa è studiata da un'altra materia, cioè l'arte. La spirale logaritmica, così, da elemento matematico diviene quella forma che inanella senso attraverso il montaggio di immagini e parole. Un altro modo per far capire che, in fondo, arte e scienza sono unite nello stesso flusso a spirale della vita. Anche la matematica è un mistero, un affascinante mistero. Ha il compito di riportare ogni cosa al grado zero, all'essenza; così come il cinema in bianco e nero sgranato riporta tutto al grado zero dell'immagine. Ma arrivare all'essenza della realtà tramite la matematica significa riempire pagine e pagine di numeri. Così come, nell'indomabile e irrinunciabile tentativo di comprensione, riempiamo il mondo di immagini e parole. 


2 commenti:

Doctor Peter and Mister Hook ha detto...

Tema interessante quanto affascinante... Quello dell'esistenza, intendo, come contenitore di tutte le cose, visibili e invisibili, regolate da leggi che ancora si nascondono, ci sfuggono. Ma addentrarsi nella mente dell'Artista è pericoloso, proprio come la punta di un trapano (mi viene in mente "A beautiful mind"). Godibilissima la tua disamina. Ciao.

Veronica Mondelli ha detto...

Grazie per il tuo commento, Doc, mi fa molto riflettere. Sì, probabilmente la mente dell'artista è complicata e forse anche pericolosa; in ogni caso vedo grandi somiglianze tra una mente creativa e una matematica.
Ciao!