lunedì 17 novembre 2008

Domanda e risposta

La domanda che mi pongo è: perché fare il DAMS e decidere di scrivere? Perché studiare cinema e scegliere come forma privilegiata di espressione la scrittura? E in particolare la narrativa (anche se scrivere saggi teorici mi piace e non poco!)?
La prima risposta, la più semplice, è che scrivo da quando sono piccolina; su per giù ho iniziato a undici anni a scrivere raccontini gialli, tanto per il gusto di scrivere storie (orrende). Solo qualche anno più tardi mi sono resa conto che per me scrivere era un'esigenza. E qui scatta il secondo e ben più importante motivo: credo che scrivere sia la forma migliore per esprimermi. E non solo per esprimermi, per dare vita a quello che penso, ai mondi che immagino, ma anche per cercare di capire quel qualcosa che mi sfugge. Quindi, per me, scrivere, diventa quasi una ricerca. Una ricerca e un modo di espressione che sono assolutamente diretti e, nonostante ci sia la forte mediazione e il grande ostacolo delle parole, immediati. Cosa voglia dire, immediato, in questo caso, può essere un mistero, ed è molto difficile da spiegare a parole. Potrei fare un esempio.
Ok, studio cinema. Il cinema è bellissimo, è una grande forma d'arte e il regista ne è l'autore. Ma il regista può avere un'esperienza immediata di quello che fa? Io non ho mai fatto un film in prima persona, ma avendo girato attorno al problema, mi sono facilmente accorta che il regista è solo la punta dell'iceberg di un lavoro che vede sul set almeno un migliaio di persone. Cioè: almeno mille persone da gestire per far sì che la propria opera (qui ovviamente si parla di registi autori) viva sullo schermo. Il regista deve avere a che fare con uno sceneggiatore, con un direttore della fotografia al quale dire come fare un'inquadratura, un montatore... e questi sono solo i principali personaggi di una troupe... per non parlare degli attori! L'attore, secondo me, è il più grande impedimento fisico al lavoro di un regista. Gli attori sono essi stessi persone che pensano, parlano, interpretano a modo proprio una parte e magari finiscono per litigare con il regista...
I film costano un sacco di soldi. In Italia attori anche non troppo conosciuti vengono pagati mille euro al giorno per ogni giorno di lavorazione del film. Tra i tanti lavoratori che esistono su un set ci sono i runners. I runners, hanno il compito di correre da una parte all'altra, non solo per esigenze strettamente neccessarie al set, ma anche, udite udite, per esaudire i desideri o i capricci degli attori. La produttrice con cui ho fatto il laboratorio di produzione cinematografica ha detto che spesso un runner determina la buona riuscita di un film: ad esempio c'è l'attrice che non recita se non ha le caramelle di quella marca che vuole lei; e il runner via a cercargliele. Insomma... potremmo dire che il runner che deve esaudire un capriccio di un attore è un elemento di spreco che potrebbe non esistere, magari si potrebbero dare due bastonate sui denti agli attori e farli recitare a suon di botte, visti tutti i soldi che prendono per una ventina di giorni di lavoro. Tutto questo genera dispersione nella gran confusione di un set.
E il regista? Certo, un regista che riesce a fare grandi film in queste condizioni, indubbiamente ha le palle. Ma tutto questo, per tornare a me, non è il tipo di situazione che mi si addice per... "creare", o per fare semplicemente qualcosa di creativo. Io ho bisogno di essere io e solo io, con i miei pensieri e la musica sparata nelle orecchie. Ho bisogno di essere sola e riflettere perché la riflessione in solitudine per me è determinante. L'unica forma di "cinema" che mi interessa è quella della camera stylo di Astruc, insomma, un cinema che possa quasi essere una penna: andarsene in giro con una piccola handycam e catturare la luce e le ombre. Se in passato si sono interrogati grandi registi e teorici sull'esigenza di un cinema più diretto per gli autori, di un cinema basato su una creazione vicina a quella dello scrittore, allora forse è legittimo che anche io avverta lo stesso problema.
Per me ci sono arti più o meno dirette ed immediate per gli autori stessi che le producono. Metterei da parte la musica: comporre secondo me è da geni, riuscire a fare anche in silenzio (cioè senza strumenti e l'ho visto fare davanti ai miei occhi!) della musica, con tutte le regole che questo comporta è davvero da geni.
Il pittore. Il pittore è, a mio parere, qualcuno che può gettarsi appieno nella sua creazione. Ma la mia grande predisposizione a raccontare storie mi fa preferire, forse anche più dell'attività dello scrittore, quella del fumettista. Il fumettista racconta storie e ce ne dà subito l'immagine... ah! Se sapessi disegnare – ma non so neanche come si tiene in mano la matita!
Non voglio farla troppo lunga, arte per arte: alla fine, ciò che conta è che ognuno ha una modalità diversa per esprimersi ed evidentemente, per lui, quella modalità è la più naturale e immediata che esista.

3 commenti:

Alessandro ha detto...

Bellissimo post, concordo su tutto ;) .
E con questo ti sei meritata la candidatura a presidente (di qualsiasi cosa):
"magari si potrebbero dare due bastonate sui denti agli attori e farli recitare a suon di botte, visti tutti i soldi che prendono per una ventina di giorni di lavoro".

Veronica ha detto...

Già!
Quando sento certe cose mi cadono le braccia per terra! Non gliele daresti tu due bastonate?

Alessandro ha detto...

Anche quattro!! Tienici aggiornati sull'uscita del libro!!