venerdì 4 ottobre 2013

Rectify - Roma Fiction Fest


Anno: 2013 - Nazionalità: USA - Genere: Thriller - Stagioni: Una (in corso) - Episodi: 6 - Ideatore: Ray McKinnon

Un Twin Peaks lirico, un Cold Case più complesso e sfaccettato, uno Stand By Me vent'anni dopo: Rectify è pieno di tributi, ma sa mantenersi originale. Probabilmente, la forza di questa nuova serie televisiva è il protagonista, Daniel Holden. Attorno a lui gravita un gran numero di personaggi, tutti più o meno già presentati: ma Daniel Holden ha un magnetismo che pochi character di serie tv hanno.

Daniel ha passato gli ultimi vent'anni della sua vita nel braccio della morte, accusato di aver stuprato e ucciso la sua fidanzatina di sedici anni. Nel corso delle due decadi, per cinque volte è stata programmata l'esecuzione di Daniel e per cinque volte è stata rimandata. Rinchiuso in un cunicolo bianco, Daniel ha fatto meditazione, ha letto moltissimo ed è stato, pur essendo dentro, “fuori”. Ha basato tutta la sua vita su alcune rigide abitudini e sulla mancanza di ottimismo: mai e poi mai avrebbe creduto di poter uscire di carcere.



E, quando esce, trova la famiglia ad accoglierlo: la sorella Amantha, che fa di tutto per lui; una madre timorosa delle conseguenze della scarcerazione; un patrigno e due fratellastri. Tutto è cambiato eppure nulla è cambiato. Daniel ha l'impressione di essere stato via solo poche settimane. Ma, soprattutto, chi lo ha messo in prigione la prima volta ha intenzione di rinchiuderlo di nuovo. Daniel è uscito per un cavillo tecnico: dopo vent'anni, le analisi hanno stabilito che non c'è alcuna traccia del suo DNA nel corpo della ragazza.



Tutta la prima puntata si muove abilmente tra la gente attorno a Daniel, che si agita o per difenderlo o per accusarlo, e Daniel stesso, apparentemente imperturbabile, imperscrutabile, immobile, rigido, quasi ingessato, improvvisamente investito dalla vita “vera”. Daniel non esprime sentimenti in maniera diretta, a volte ride, altre piange, altre ancora parla poco, ma il suo volto rimane sempre immobile, forse preoccupato, forse impaurito, forse solo in attesa di ciò che accadrà. È solo grazie al personaggio di Daniel – innocente o colpevole? - che la serie ha questa gran forza. A cui si aggiunge un dettaglio non trascurabile: per quanto sia un thriller, Rectify ha momenti molto lirici, che spesso ricordano le soluzioni di musica e immagini di Friday Night Lights. C'è una certa tendenza a riprendere scenari naturali incontaminati per lungo tempo, in silenzio o con la musica di sottofondo: Bon Iver con la sua Flume ci regala un momento davvero alto, quando Daniel esce di prigione e si addormenta nell'auto guidata dalla sorella; o, ancora, Daniel si ferma a guardare l'alba, a lungo, e la regia ci regala uno scenario giallo e arancione mozzafiato. Oppure il finale della prima puntata, col suicidio di uno dei testimoni in mezzo al bosco, tra alti alberi in cui la figura dell'uomo quasi scompare.

Tra gli executive producer di Rectify c'è Melissa Bernstein, che è stata dietro anche alla produzione di Breaking Bad. Ci sono molti punti in comune tra le due serie; indubbiamente, il primo è dato dai personaggi: doppi e spesso difficili da catalogare, in grado di nascondere dentro sia il bene che il male; c'è il punto di vista dei personaggi, che hanno uno sguardo disincantato sul mondo, diverso da tutti gli altri; e c'è anche la brevità della stagione, sette nel caso della prima di Breaking Bad e sei nel caso di Rectify. E, di sicuro, creare serie brevi giova molto alla qualità della produzione.  

2 commenti:

Barbara Jurado ha detto...

Penso anch'io che le serie brevi siano più incisive, intanto questa è un ottima serie, adesso sono curiosa di vedere come continua visto il finale di stagione :D

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, mi ha incuriosita, la proseguo anche io!