lunedì 25 marzo 2013

Painting of The Week: Passeggiata sulla Scogliera (Claude Monet, 1882)



Passeggiata sulla Scogliera. O Cliff Walk at Pourville. O, ancora, nella sua lingua: La Promenade sur la Falaise.
I titoli possono cambiare – di poco – concederci grandi o minime sfumature di significato: ma il quadro di Claude Monet rimane lì, con gli azzurri più azzurri, i gialli più gialli, i bianchi più bianchi.
Perché, forse – e il beneficio del dubbio è d'obbligo quando si parla di storia, di stile e di arte – Monet fu l'impressionista più impressionista. Quando si pensa all'Impressionismo, non viene in mente Degas, che rifiutò l'en plein air, né Renoir, con la sua gioia di vivere e la sua monumentale involuzione; e neppure Manet, precursore, impressionista ma non troppo. Cézanne, Gauguin e Van Gogh, seppur catalogati come “post impressionisti”, hanno un legame storico forte non tanto con il prima, ma con il dopo – Cubismo ed Espressionismo in primis.
Quando si parla di Impressionismo è Monet che balza sulle labbra di tutti: e gli occhi si riempiono delle infinite riproposizioni della cattedrale di Rouen, delle ninfee o del sol levante. Esperimenti, un incontro di pennello, luce e colore che si traduce, appunto, in un'impressione, un attimo, quello dell'istante che c'è e poi non c'è più. Più veloci della nascente macchina fotografica, più veloci dell'occhio, occorreva essere.

Eppure, tra esperimenti, luci e colori, la Passeggiata sulla Scogliera ha qualcosa di vivo, di più vivo. Sarà il taglio che Monet ha dato all'inquadratura, la scogliera vista dal basso verso l'alto e che quasi cerca di domare il mare festoso della primavera; o saranno quelle picchiettature di colore, un lavoro certosino di pennello e polso, un incontro/incrocio di macchie che fanno il mondo, il paesaggio e il vento. Sarà il mare che pare davvero ondeggiare e fare a gara con le nuvole di passaggio. O saranno quelle due figure femminili che appena si scorgono e che solo di poco si distinguono dal resto dell'ambiente: Monet sembra catturarle e tenerle a terra con fatica, il vento pare prendere il sopravvento e volerle spingere oltre la scogliera.
Monet si fa prendere la mano: come se l'essenza del vento prodotta dalle sue pennellate fosse più forte della sua decisione di dipingere. Le figurette, così, sono solo macchie quasi indistinguibili, che hanno la stessa matericità e atmosfericità delle cose. Sembrano erba e cielo e aria – dense e turbinose come l'acqua. Non sono centrali, sono in balia della luce e del colore. Sono un prodotto della luce: senza di essa, neppure l'immagine umana esisterebbe. 
Monet ha catturato l'impressione visiva di quel giorno, ma, soprattutto, ha reso eterna l'emozione evanescente e transeunte che quel paesaggio provoca.

4 commenti:

Epì Paidèia ha detto...

Salve,

siamo un giornale online di arte e cultura chiamato Epì Paidèia, ci piace come scrivi e volevamo invitarti a collaborare con noi in forma occasionale inviandoci via email degli articoli scritti da te, li pubblicheremo a tuo nome inserendo il link del tuo blog.

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Vele Ivy Di Colorare ha detto...

E' vero, questo dipinto è VIVO. Guardandolo, mi sembra essere là e sentire quel sole accecante sulla pelle. Dopo aver letto il tuo post, colgo anche le pennellate che raffigurano il vento... perché un artista riesce a rappresentare anche qualcosa di etereo come l'aria.

Veronica Mondelli ha detto...

Verissimo Vele, in questo dipinto c'è qualcosa di autentico e inafferrabile... la magia della realtà... Monet era davvero grande!

Babol ha detto...

Hai appena vinto un Liebster award dalle mie parti, passa a ritirarlo u__u