venerdì 18 maggio 2012

La Cappella Sistina e le Stanze di Raffaello



Impossibile riuscire a esprimere a parole tutto quello che avviene tra i corridoi dei Musei Vaticani. Dai manufatti dell'età del bronzo ai dipinti di Chagall o di Morandi, non vi è un solo buco lasciato nella Storia dell'Arte. Gli occhi si saturano nelle vertiginose evoluzioni delle arti visive, tra corridoi abbelliti da stucchi color oro e stanze cariche di colori.
Sono arti visive, appunto. Non parole. Si alza la testa, si spalancano gli occhi e si apre la bocca. Per la meraviglia.
Il centro del lunghissimo percorso dei Musei Vaticani è dato dalle Stanze di Raffaello e dalla Cappella Sistina. L'emozione di sentirsi piccoli, quasi nullità, di fronte alle espressioni visive della Storia è qualcosa che non si controlla. Qualcosa che, appunto, non ha parole.



Come provare a definire l'estasi della Trasfigurazione/Guarigione dell'Ossesso di Raffaello, ultima opera del Maestro, conservata all'interno della Pinacoteca? Lì sta la rivoluzione dell'arte dal punto di vista narrativo-episodico: forse, mai nessuno con tanta efficacia aveva unito in un solo dipinto due momenti diversi della cristianità, raccordandoli perfettamente. Come definire i volti espressivi, esagerati – mutuati probabilmente dalla grande ammirazione che Raffaello aveva per Leonardo – e i piedi in scorcio, i gesti delle mani, il ritmo degli sguardi? Entrare poi nelle Stanze (della Segnatura, dell'Incendio, di Eliodoro) e trovarsi di fronte a quell'immenso capolavoro di simmetria e geometria perfetta che è La Scuola di Atene? Sono tutti assorti nel loro pensiero e nella loro attività, i filosofi di Raffaello. E poi un piccolo, giovanissimo volto, si rivolge agli spettatori, guardandoli negli occhi, chiamandoli in causa: autoritratto di una sincerità sconvolgente, passaggio quasi invisibile di un genio dell'arte scomparso prematuramente.

E un altro genio è là, tra le mura vaticane: Michelangelo. Vissuto a lungo, morto solo, senza il padre, senza Vittoria Colonna, in preda a tutta l'angoscia per l'ultimo grande passo da affrontare, Michelangelo, poco prima di morire, ha creato alcune tra le sue sculture più drammatiche, più sentite e più commoventi. Ma dentro il Vaticano c'è tutta la sua forza, la sua terribilità. Nella Cappella Sistina, dipingendo la volta e la parete dietro l'altare, Michelangelo ha totalmente sconvolto e distrutto l'armonia che finora aveva regnato con il lavoro, sulle pareti laterali, di Perugino, Botticelli, Signorelli e del Ghirlandaio. I quattro artisti avevano affrescato le pareti mantenendo una straordinaria unità stilistica e coloristica. La volta era un cielo stellato. Ma spaccature proprio nella volta hanno permesso a Michelangelo di eliminare il cielo e di realizzare le Storie della Genesi, creando scompiglio in tutta la Cappella. Il Maestro ha dipinto la volta quasi completamente da solo nel giro di quattro anni. Già lì, il concetto di spazio rinascimentale, prospettico, misurabile, viene meno: lo spazio è dato dai corpi contorti e in scorcio, dalla loro monumentalità, dai gesti, dalle pose. Celebrazione luminosa del corpo umano, innalzato al livello di Dio: eloquente è il gesto del Creatore che dà la vita ad Adamo, un corpo più giovane e più bello di quello divino. Michelangelo vede nell'Uomo qualcosa di molto simile a Dio: e lui stesso ne è la dimostrazione. Eppure, quel dio clemente e buono che innalza l'uomo non c'è più trent'anni dopo, quando Michelangelo distrugge un'opera del Perugino dietro l'altare della Cappella e realizza il Giudizio Universale. Qui, s'avverte tutta l'angoscia del Maestro, la sua religiosità tormentata, la terribilità d'una forza quasi inumana: nel Giudizio Universale Michelangelo azzera ogni acquisizione spaziale e prospettica d'oltre un secolo di ricerca. Lo spazio non c'è più. Ci sono solo corpi nudi, disperati, colti in un vortice frenetico animato dal gesto di Cristo Giudice, che non guarda gli uomini, li priva del suo sguardo, quasi inorridito. Un Cristo bellissimo eppure terribile, che sconcertò gli astanti quando la parete venne mostrata. Come sconcertarono quei corpi sin troppo nudi, dichiarati osceni, e che si decise di coprire pochi giorni prima che Michelangelo morisse.

Nella Cappella Sistina si dispiega la storia del Rinascimento. Delle regole acquisite e della loro rottura. Lì, c'è l'Immagine. Non una porzione di parete lasciata scoperta. Immagine intesa come geniale manualità dell'Artista e come portatrice di significati intimi e al contempo universali. Lì c'è l'Unicità. Entrando in quella Cappella si comprende davvero cosa è stata l'Arte e cosa è ora. Si comprende perfettamente quanto ha scritto Benjamin ne L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.

Di fronte alle pagine di Benjamin, mi sono sempre chiesta perché le avesse scritte. Ma noi, oggi, siamo abituati al cinema, ai cd, alla tv, alle musicassette, alle riproduzioni. Non possiamo capire fino in fondo il valore di ciò che è unico e irriproducibile – a meno che non ci rechiamo a vedere tutto ciò che è espressione di unicità e irriproducibilità.
Entrando nella Cappella Sistina, invece, s'avverte perfettamente cosa Benjamin volesse dire. Di fronte alla volta e al Giudizio Universale è tuttora presente il gesto creatore di Michelangelo. Di fronte all'autoritratto di Raffaello ne La scuola di Atene, è tuttora presente lo sguardo di Raffaello. Loro sono ancora lì, a secoli di distanza. È un po' come vedere i codici miniati: non sono solo libri da leggere. Sono libri da guardare, in cui sopravvive l'unico e irripetibile gesto del miniatore. Sono oggetti d'arte in presentia, vivi, lì, in quel momento. Per questo anche più fragili. Nei confronti di queste opere va dimostrata la massima cura, perché non possono essere riprodotte.
Il cinema è l'emblema della riproducibilità tecnica. L'emozione di un film si può ripetere infinite volte e in tanti contesti. Ma ciò non vuol dire che sia un'arte inferiore – e per lungo tempo così è stata considerata. Tra l'altro, il fatto che il cinema sia riproducibile non sempre lo salva dal deterioramento – quanti sono i film di cui oggi abbiamo solo spezzoni sbiaditi?
Sono semplicemente due modi diversi di fare arte: una si basa sull'unicità, l'altra sulla ripetizione. L'unicità comporta un annullamento della ragione, i sensi si acuiscono in un solo istante. La riproducibilità a portata di mano permette di riflettere, di riguardare, di studiare, di ripensare.
La ripetizione non implica il venir meno della qualità o del concetto di unicità: conservare la deluxe edition di un blu ray di un film per alcuni è come avere a che fare con un pezzo unico e raro – e in effetti è così. E tuttavia, diventa fondamentale visitare i set, vedere le scenografie e i costumi originali, dare la mano all'attore di quel film, ascoltare la conferenza stampa del regista: uniche testimonianze dell'originalità della creazione. Il libro, ormai, ha perso totalmente il concetto di originale e copia. Non esistono più gli scrittori che scrivono a mano e che autografano il loro originale destinato al museo. Gli scrittori si interfacciano col computer e poi si trovano a sfogliare una serie infinita di copie del loro libro. Per il fumettista, invece, è diverso. Crea tavole che hanno quello stesso senso di unicità dei dipinti di Michelangelo o Raffaello. Ma poi le sue tavole divengono riproducibili. Per questo diventa fondamentale ottenere un disegno autografo realizzato hic et nunc, di fronte ai nostri occhi.
Il tutto è forse dettato dalla voglia che abbiamo di entrare in contatto diretto con ciò che più appare inspiegabile: l'atto creativo e la sua origine, la sua autenticità, il mistero che si cela nella mente di chi ha creato, gesto primitivo, inafferrabile e necessario.

11 commenti:

Kelvin ha detto...

Ciao Veronica,
Sono Sauro, del blog 'Solaris'. Ho scoperto questo tuo bellissimo sito grazie al 'contest' organizzato da Pesaro Nuovocinema, e volevo farti i complimenti per quello che scrivi e per COME lo scrivi. Ti seguirò volentieri.

L'unico motivo per cui ho accettato di partecipare al 'concorso' era perchè dava la possibilità di conoscere nuovi appassionati di cinema e condividere pareri e conoscenze. Con te mi piacerebbe farlo... se ti va di passare dalle mie parti mi farebbe davvero piacere.

Tanti cari saluti.

Sauro/Kelvin
www.solaris-film.blogspot.com

Vele Ivy ha detto...

Ahh... meraviglia! Grazie per la descrizione e il viaggio virtuale, in attesa di farlo dal vero! E' una vita che sogno di vedere la Cappella Sistina. Non so quante volte ho ammirato le opere di Michelangelo nei libri di storia dell'arte, consumando le pagine!!

Veronica Mondelli ha detto...

@Kelvin: ciao!! Benvenuto nel mio blog! Ad essere sincera anche io ho partecipato al contest di Pesaro per conoscere nuove realtà sul cinema nel web. Passo da te molto volentieri! A presto!

Veronica Mondelli ha detto...

@Vele: è stata un'esperienza bellissima. Ho camminato più di due ore, il percorso è lunghissimo e purtroppo non ho potuto approfondire tutto. Ma oltre a Michelangelo e Raffaello ho potuto vedere tutta la parte dedicata alla statuaria greca: c'è un patrimonio inestimabile tra le mura vaticane. L'unica cosa: si deve prenotare con 60 giorni di anticipo. Stanno pensando di limitare l'accesso alla Cappella per motivi di conservazione (effettivamente entra troppa gente tutta insieme), quindi se vuoi visitarla devi organizzarti con grande anticipo.

Anonimo ha detto...

mi hai riportata indietro ad una visita ai musei vaticani e Cappella Sistina avvenuta più di vent'anni fa, prima purtroppo del grande restauro. In effetti ricordo che entravano troppe persone insieme e, come accade spesso davanti alle oper più preziose, il tempo a disposizione per osservare il tutto è proprio contato.

curlydevil ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Curlydevil! In certi punti è stata una vera e propria corsa. La Cappella era sovraffollata; sinceramente pensavo che l'ingresso nella Sistina avvenisse per gruppi di persone con un tempo preciso e limitato a disposizione. So che ora hanno deciso di intervenire e limitare l'accesso o l'umidità dei corpi potrebbe mettere seriamente in pericolo gli affreschi.

Debora Suomi ha detto...

Gli occhi si saturano nelle vertiginose evoluzioni delle arti visive..
Già da qui, cara Veronica, mi avevi catturata e stregata: non potevo non proseguire la lettura!
Puntuale e avvincente la tua descrizione mi ha presa per mano e trascinata attraverso uno scorcio d'arte che è pura magnificenza.
I tuoi posts sono veramente un piacere per la mente e per il cuore; adoro poi le tue considerazioni personali sempre colte e ottimamente esposte.

A presto!
Debby

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Debora. Grazie per essere passata di qua e grazie infinite per le tue bellissime parole per me. Mi lusingano molto. La Cappella Sistina è stupenda. A presto!

Anthea ha detto...

Mi hai fatto rivedere la Cappella Sistina con la solita competenza e attenzione ai dettagli che hai quando descrivi. Grazie Veronica

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Anthea! Grazie per essere passata di qua. Torna presto!!