giovedì 10 maggio 2012

I corpi vivi di Marco Bellocchio




[Con questo post partecipo al contest della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. L'iniziativa è rivolta a tutti i blogger che si occupano di cinema e che sul loro spazio web vogliano omaggiare alcune delle figure di spicco che la Mostra ha ospitato. Per seguire il gioco potete cliccare sulla pagina ufficiale di Facebook legata al Festival, aggiungerla tra gli amici e votare l'articolo con un "Mi piace". Vi invito a seguire le iniziative della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, che si terrà dal 25 giugno al 2 luglio 2012.]

Lou Castel diventa Ale, che diventa Giovanni, che a sua volta è Lou Castel.
Marco Bellocchio, nella sua sterminata produzione antiborghese, antireligiosa, inquietante e onirica crea due universi che si compenetrano: I pugni in tasca (1965) e Gli occhi, la bocca (1982).

È il capodanno del 1982. Giovanni torna a casa non per festeggiare, ma perché il fratello gemello, Pippo, si è suicidato. Pippo sembrava vivere un'esistenza perfetta, eppure si è lasciato cogliere dalla disperazione, vittima di sentimenti inautentici e di una vita troppo simile a quella di tutti gli altri. Giovanni soffre, non comprende, eppure è egli stesso l'incarnazione del disagio che ha portato il fratello all'estremo gesto. Giovanni è un artista ed è animato da una vitalità e da una fisicità istintive, libere, feroci, infantili. La fisicità di Giovanni ricorda tanto quella di un altro personaggio di Bellocchio, quella di Ale. Giovanni libera il suo corpo in una particolare forma d'arte: la recitazione. E non è un attore qualsiasi: è l'attore che ha interpretato Ale ne I pugni in tasca.
La cosa desta stupore e straniamento. Bellocchio si cita e allo stesso tempo crea continui sdoppiamenti di Lou Castel, che è se stesso, è Ale, è Giovanni ed è il fratello morto, di cui ci lascia un'interpretazione impeccabile e commovente a fine film.



Le vite speculari di Ale e Giovanni non si risolvono solo nel rapporto attore-personaggio. Le loro esistenze seguono i medesimi schemi. Ale ha due fratelli maschi e una sorella. Giovanni ha due fratelli maschi e una sorella. Ale ha una madre e non il padre. Giovanni ha la madre ma non il padre. Ale vive in una casa del nord Italia arredata con mobili antichi e costellata delle foto degli avi. Giovanni vive a Roma, ma la sua casa d'origine è nel nord Italia ed è arredata con mobili antichi e con le foto degli avi. Tuttavia, le differenze sono palpabili. Ale ha una famiglia problematica: Leone è disabile, Augusto è un mediocre, Giulia vive uno strano rapporto col sesso, la madre è cieca.
I fratelli di Giovanni sono tutti "normali" - sin troppo normali - alle prese con l'ottusa vita quotidiana contro la quale nulla si può. L'unico a scardinare lo scialbo vivere giornaliero è Pippo, il fratello suicida, che squarcia il velo di Maya e impone la riflessione. Se i fratelli di Ale esprimono nelle deformazioni fisiche il loro disagio, i fratelli di Giovanni, borghesi compassati, sono attraversati dal disagio e lo accettano passivamente.
Due funerali in entrambi i film: ne I pugni in tasca Ale dissacra la figura istituzionale della madre uccisa; ne Gli occhi, la bocca Giovanni dissacra la vita infelice e spersonalizzante, scuotendo il fratello defunto in maniera violenta per risvegliarlo.

Bellocchio, a distanza di venti anni, completa un discorso, tornando sullo stesso tema, sedimentato nella coltre del tempo e dei rivolgimenti politici. Il tema pone a confronto famiglia, società e singolo individuo: quest'ultimo può accettare passivamente ogni cosa, può reprimersi o può scatenare l'istinto, la libertà, la vita incontrollata.
Il controllo uccide l'uomo; la famiglia è un'istituzione che ingabbia: i rituali, il rispetto insincero, il perpetrarsi della specie visto entro un'ottica religiosa, la repressione del corpo a suon di leggi sociali comprimono l'essere umano.

Bellocchio inserisce nelle sue famiglie due elementi di disturbo: uno è Ale, epilettico, violento, inarrestabile, represso, animato da un'energia che non riesce a sfogare se non nei suoi gesti convulsi. L'altro è Giovanni, irrequieto, inarrestabile, vitale e pieno di energie, energie che però vengono sfogate nel gioco e nella recitazione. Ne I pugni in tasca, Ale risolve ogni cosa annullando se stesso e la sua famiglia nella morte. Ne Gli occhi, la bocca, Giovanni risolve tutto sempre con la morte, ma rovesciandone il senso: impersona il fratello suicida, presentandosi alla madre in qualità di spirito e ricordandole con amore i bei tempi andati. L'emozione lo spinge alle lacrime. La recitazione gli salva la vita. Recitare e creare sono gli unici due veicoli costruttivi in cui far scivolare le energie negative: gli unici modi per parlare al mondo, per capirlo e per cambiarlo.
Forse i dubbi di Giovanni non sono totalmente risolti, ma se Ale muore, Giovanni finisce il film con una mano sulla pancia piena di vita dell'amante, Wanda, e sul primo piano di lei - due occhi vivi e una bocca curiosa. Wanda era la donna di Pippo e da Pippo aspetta un figlio. Wanda si rifiuta di cadere vittima delle regole sociali, quelle del matrimonio e del lutto. È uno spirito libero, senza vincoli. E Giovanni è libero e senza vincoli. Due esseri in grado di condividere realmente qualcosa.

Dalla famiglia indubbiamente non si esce, ma bisogna cambiare i presupposti su cui si fonda. Non il matrimonio o un abito bianco, né il rituale o la consacrazione religiosa: solo due corpi nudi, vivi, impudichi ma puri su un letto sfatto, due corpi che si toccano e si amano senza regole, lontani dal mondo, lontani da tutti.
Se l'essere umano esce dagli schemi, libero di creare, se sa stabilire un nuovo presupposto familiare, allora anche gli irrequieti, anche quelli con i pugni in tasca possono trovare un modo per esprimere positivamente se stessi.
Arte e sentimenti sinceri. Sono le uniche cose che rendono vivo un uomo.  

7 commenti:

Elisa ha detto...

Ciao, passa da me: ti ho assegnato un premio! :)

curlydevil ha detto...

Questa recensione mi sembra un piccolo capolavoro, peccato non poterla votare perché non sono su Facebook. Mi piace Bellocchio, ma mi manca il film dell' 82, che recupererò quando avrò scacciato un po' di cattivi pensieri.
In bocca al lupo per il contest!

Veronica Mondelli ha detto...

@Elisa: arrivoooo!! :)

Veronica Mondelli ha detto...

@Curlydevil: ciao!! Non importa per il "Mi piace" su Facebook, apprezzo immensamente il tuo appoggio. Bellocchio piace tanto anche a me, però, concordo, i suoi film vanno visti cercando di alleggerirsi più possibile prima della visione. A presto. Buon week-end!

Vele Ivy ha detto...

In bocca al lupo per il contest!! Ho imparato ancora una volta qualcosa di nuovo col tuo blog: non ho mai visto nulla di Bellocchio!

Anthea ha detto...

Tanti cari auguri per il contest a cui non potrò partecipare votando ma le tue recensioni sono quelle che apprezzo di più in senso assoluto. Btavissima per Bellocchio di cui hai scritto uno spaccato splendido. Ciao

Veronica Mondelli ha detto...

Vele, Anthea, grazie mille per la fiducia e il sostegno!! Buona giornata!