mercoledì 2 maggio 2012

Il Sacro Bosco di Bomarzo


Glauco

Il Sacro Bosco di Bomarzo (1550-1563) è un piccolo gioiello di arte manierista.
Voluto da Vicino Orsini per motivi tuttora oscuri, fu ideato dal Vignola, esponente del Manierismo. Vignola fu tra i massimi architetti presenti a Roma nella seconda metà del Cinquecento: dopo la morte di Michelangelo, genio indiscusso della scultura e dell'architettura, Vignola ebbe spazio per realizzare opere commissionategli dai Farnese e da papa Giulio III.

Il Manierismo è stato per lungo tempo coacervo di accezioni negative. Storicamente lo si pone tra la morte di Raffaello e il Barocco. Rispetto al Rinascimento, il Manierismo peccava di forma: anziché proporre un adeguato ed equilibrato rapporto tra forma e contenuto, tale corrente artistica anteponeva la licenza alla regola. In poche parole, col Manierismo, lo stile dell'artista prendeva il sopravvento sulla mimesi: gli autori si esprimevano tramite bizzarrie, contaminazioni, estremi giochi ottici; "maniera", in linguaggio cinquecentesco, significa "stile". Il Manierismo è, appunto, un eccesso di stile, di forma.

Drago

Fare una netta cesura tra Rinascimento, Manierismo, Classicismo e Barocco è spesso molto difficile. Ad esempio, la creazione del Sacro Bosco di Bomarzo si inserisce in un periodo incerto: è un’opera manierista, ma viene realizzata quando il Concilio di Trento, per proteggersi dalla riforma protestante, stava imponendo all'arte un ritorno alla regola, a dipinti chiari, in cui il messaggio religioso tenesse a freno istinti stilistici troppo arditi.

Teatro e Casa Pendente

Una delle idee di cui il Vignola si fa portatore è la compenetrazione tra architettura e natura: le architetture e le sculture non devono essere altro dall'ambiente circostante, ma devono sembrarne parte integrante, quasi la naturale continuità. È quello che l'architetto farà vicino Viterbo con la costruzione di Villa Lante a Bagnaia. Ed è ciò che chiaramente emerge dal Sacro Bosco di Bomarzo, anche conosciuto come il Parco dei Mostri.

I Mostri, in realtà, sono figure mitologiche: la sfinge, Giano, Glauco, Ercole e Caco, Cerere, Nettuno, Persefone. Accanto ai personaggi del Mito, affiorano figure "esotiche": draghi, elefanti, tartarughe giganti, orche. Quattro le architetture: la casa pendente, il teatro, la piazza delle pigne e il tempietto. Il tutto si snoda in una folta vegetazione che scopre piano piano tutte le sculture e le architetture, realizzando giochi ottici e sorprese visive di grande fattura. Ci si trova immersi tra alberi, ruscelli e cascate e all'improvviso svetta la gigantesca statua di Ercole. Si volta un angolo e ci si impressiona con l'enorme donna dormiente. Si percorrono i pavimenti di una casa sbilenca e la testa gira vorticosamente. Si entra nella bocca dell'Orco, si gioca con l'eco e si mette in pratica ciò che sopra l'ingresso vi è scritto: "Ogni pensiero vola".

Una delle particolarità del parco sta proprio nelle iscrizioni misteriose disseminate qua e là. Ciò che emerge dagli scritti è appunto la poetica manierista: si fa appello al bello e al meraviglioso; ci si deve soffermare a guardare le stranezze e l'esotico; ci si deve perdere in un mondo di pura forma: oggi, abbiamo gli effetti speciali digitali, un tempo gli uomini provavano meraviglia o terrore di fronte a sculture e dipinti e di fronte ad un'arte che sapeva eccedere. L'ultima iscrizione, infatti, dice che il Sacro Bosco “sol se stesso et null’altro somiglia”: niente mimesi, solo la forma dell'arte che inventa il mondo ex-novo.

Vignola realizzò tuttavia statue che non deturpavano la natura, ma che parevano emergere in modo naturale dalla vegetazione. L'Orca è solo una bocca spalancata che si tira su da un ruscello. Glauco è una bocca che sembra venir fuori dal profondo della terra. Il teatro si adagia perfettamente alle imperfezioni del terreno. Impossibile dire se le statue, nel Cinquecento, fossero ben definite: oggi appaiono quasi sciolte, non pietre cesellate, ma pietre nate già con quella particolare forma: e questo non fa che rafforzare l'ideale del Vignola. Adagiate e a tratti informi, cariche di detriti, molte sculture sembrano simili al Colosso dell'Appennino che Jean de Boulogne, il Giambologna, creò qualche anno dopo (1571) per il giardino dell'antica Villa Medicea di Pratolino, a Vaglia, oggi nota con il nome di Villa Demidoff.

Colosso dell'Appennino, Giambologna

Inoltre, con un piccolo azzardo si può dire che il Sacro Bosco di Bomarzo anticipa una tendenza tipica del Settecento, vale a dire i giardini all'inglese.
Nei giardini all’inglese elemento naturale e elemento artificiale si compenetravano. Il passeggiatore non arrivava mai ad avere una visione d'insieme (regolare e geometrica) del giardino, ma ne scopriva misteri e bellezze piano piano. Ciò che si rivelava ai suoi occhi erano antiche rovine, pagode, tempietti, grotte realizzate ad arte, cespugli, cascate e ruscelli: e anche ciò che appariva selvaggio e decadente era realizzato in modo tale da apparire selvaggio e decadente.

Di sicuro un'esperienza da fare, quella del Sacro Bosco di Bomarzo: già di giorno appare misterioso, una continua meraviglia per gli occhi. Ci si chiede come potrà apparire al calare del sole, quando ad assistere allo spettacolo ci sarà solo la luna. 

9 commenti:

Debora Suomi ha detto...

Interessante post..
Sono stata a Bomarzo e ho potuto, di persona, respirare tutta l'atmosfera misteriosa e la perfetta fusione tra natura ed arte questo parco.
Questa kermesse di manufatti ricchi di simboli esoterici è davvero sorprendente.
Felice giorno!
Debby

Giulia Giarola ha detto...

Non avevo dubbi che tu fossi eccezionale anche nel descrivere in modo tanto particolareggiato un luogo pieno d'arte come Bomarzo... Non ci sono mai stata, ma leggendo questo post è come se adesso fossi lì! Come sempre rinnovo i miei complimenti... riesci sempre a sorprendermi! :P Ps. non so se me lo sono perso ma hai già scritto una recensione su Hunger Games? perché a me è piaciuto tantissimo e vorrei sapere cosa ne pensi tu... baci! ^^

Veronica Mondelli ha detto...

@Debora. Buona giornata a te! Grazie per essere passata di qua. Vidi il Bosco di Bomarzo per la prima volta circa venti anni fa. Ero piccolina e mi colpì moltissimo. Lo percepii come una sorta di parco giochi molto magico. Ci sono ritornata da adulta e la percezione non è cambiata, si è solo arricchita di impressioni nuove dovute alle esperienze pregresse. Mi è dispiaciuto solo di aver visto tutte le opere piene di puntelli e che la casa pendente non è più accessibile come una volta!

Veronica Mondelli ha detto...

@Giulia: ciao carissima! Ancora non ho visto Hunger Games, ma mi incuriosisce parecchio.

Cinema, arte e scrittura sono le mie tre grandi passioni. Cerco di fare il meglio che posso. Ti ringrazio per le tue parole. Un abbraccio!

occhio sulle espressioni ha detto...

Grande atmosfera!
Lo ricordo con piacere in "Il castello dei morti vivi".

Veronica Mondelli ha detto...

"Dal vivo" la bocca dell'orco fa davvero paura. È tutto buio anche se lo spazio interno è molto piccolo, c'è un'eco decisamente "horror" e una sorta di tavolo al centro... Che sembra un tavolo per fare sacrifici... Atmosfera orrorifica, location ideale per il film!

curlydevil ha detto...

Splendido post, Veronica. La mia cuginetta è andata giorni fa con la sua classe di quarta elementare e ne è tornata entusiasta, piccolo miracolo che le ha fatto distogliere per qualche ora gli occhi dal ttelefonino... e ora con la tua appassionata descrizione posso completare l'immagine che mi ero fatta.

Veronica Mondelli ha detto...

Bungiorno, curlydevil! Bentornata!
Effettivamente il Bosco di Bomarzo è magico... Tranquillo, pieno di misteri... E riesce anche a catturare i piccoli e i piccolissimi - e questa non è cosa da poco! Buona giornata!

Sara Fabrizi ha detto...

Bel post :) Ti ho citato come fonte per un articolo sul mio blog:
http://paroleinviaggioblog.wordpress.com/2014/06/10/bosco-mostri-sacro-bomarzo/

se vuoi passare, sei il benvenuto! :)