mercoledì 11 aprile 2012

Tim Burton: il 2012 con "Frankenweenie" e "Dark Shadows"




Tim Burton regalerà un 2012 succulento a tutti coloro che, dei suoi film, hanno fatto uno stile e una ragione di vita. 

Con Frankenweenie il regista tornerà a far vivere lo stop-motion, affiancato all'ormai onnipresente 3D. Il film è il remake di uno dei primi cortometraggi di Burton, girato nel 1984 con attori in carne ed ossa: la storia è quella di un bimbo che, per riportare in vita il cagnolino prematuramente scomparso, si cala nei panni del dottor Frankenstein. È uno dei pochi film di Burton in cui il lieto fine è stato davvero lieto e in cui non si avvertiva troppa sofferenza.

Il lungometraggio in stop-motion e con un drammatico, misterioso e fortemente espressionistico bianco e nero, fa già intendere - almeno dalle prime foto di scena - una maggiore e ovvia maturità nel trattare il tema del cagnolino ricucito e riportato in vita. Il disegno del bimbo protagonista molto ricorda quello di Vincent, uno dei primi cortometraggi in stop-motion di Burton, vero capolavoro visivo-musicale-lirico in cui risiede tutta la poetica, passata e futura, del regista. 

Per Frankeweenie bisognerà aspettare, dato che il film uscirà negli Stati Uniti il 5 ottobre 2012. Nonostante questo, in Italia è già stato rilasciato il teaser trailer.


L'uscita di Dark Shadows, invece, è imminente: sia negli USA che in Italia il film sarà disponibile il prossimo undici maggio. Per Dark Shadows Burton si è ispirato all'omonima serie televisiva che ha segnato la sua adolescenza. Dan Curtis, negli anni Sessanta, aveva immaginato una serie televisiva horror, le cui vicende ruotavano attorno ad una combriccola di vampiri, zombie e lupi mannari.

Burton crea una famiglia vampiresca capeggiata dal solito istrionico attore-feticcio Johnny Depp. Ciò che colpisce sono le dichiarazioni che Burton sta rilasciando in questi giorni a proposito del film: lo ha definito un horror, un film gotico e dark, ma anche melodrammatico e in stile soap opera. Per Burton questo sembra essere un film importantissimo, sia perché affonda le radici nel suo background culturale, sia perché, come ha detto lui stesso, Dark Shadows è un film molto sperimentale. Il tema è sempre il medesimo: la storia è quella di un vampiro che, tra vampiri, si sente inadeguato e fuori posto. 

Tale tematica è ricorrente in ogni film di Tim Burton: la solitudine, la diversità, la creatività, l'incomunicabilità, l'incomprensione, il compromesso, l'individuo e la società. Questi i temi trattati, ora in modo leggero, ora in modo drammatico, oscuro o tragico e tutto appare discendere da una causa in particolare: la capacità che i protagonisti hanno di vedere le cose in modo diverso rispetto agli altri; la capacità di vedere altro e oltre, di saper costruire e creare con tanta libertà mentale da dover cadere vittime della gabbia del senso comune. Il cortometraggio Vincent probabilmente è il più esplicativo in tal senso: il bimbo protagonista vive sospeso tra due mondi, la realtà, una trappola, e la sua smodata fantasia, vera libertà. Ma la confusione dei due universi è croce e delizia per chiunque sappia di vivere in un tramite, in bilico, in equilibrio precario tra ciò che si è e ciò che gli altri vedono senza capire a fondo.


Burton ha sempre avuto il merito di trattare tali temi, complessi e profondi, avvalendosi di un linguaggio sì, di genere, ma subito riconoscibile, in grado di diventare facilmente simbolo. Tuttavia, la vera capacità di Burton è quella di rovesciare i significati dei significanti. Di vedere nel segno non l'evidente ma il suo contrario, fino a creare contrasti e ossimori degni di nota: un famoso regista pessimo, una sposa cadavere, un Natale halloweeniano, una carezza tagliente, una libertà che sa, paradossalmente, intrappolare. 

La gabbia della libertà mentale e creativa è una condizione comune a molti. E, per questo, diciamo grazie a Tim Burton: per aver detto al mondo ciò che il mondo spesso ignora. 

11 commenti:

Giulia Giarola ha detto...

Amo, amo, amo, amo, amo e amo Tim Burton!!!!!!! ho visto (quasi) tutti i suoi film e sono una sua fervida ammiratrice. "Big Fish" credo che sia il mio preferito ma non ci metterei la mano sul fuoco... mi piacciono tutti! E questi due non vedo l'ora di poterli gustare al cinema... *___* grazie per queste splendide recensioni Veronica!!!! :) :) impeccabile come sempre! ;) ti abbraccio!

Veronica Mondelli ha detto...

Lo amo spasmodicamente anche io *_*. Mi piace tutto ciò che fa, con lui non riesco ad essere obiettiva...! Un abbraccio, carissima!

Silvia ha detto...

Interessante approfondimento, complimenti! Anch'io amo i film di Tim Burton e aspetto con ansia questi due nuovi lavori!

;-)

Elisa ha detto...

Ma scusa, che modello hai usato per il tuo blog??? :):)

Veronica Mondelli ha detto...

@Silvia: ciao carissima, grazie per il tuo commento! Spero che Frankenweenie riesca ad uscire entro il 2012 anche in Italia!

@Elisa: scusami, cara, che intendi quando parli del modello del mio blog? Un abbraccio :)!

Elisa ha detto...

Tipo io uso il modello finestra. Si tratta dello "stile", diciamo, del tuo blog, la base del design... non so come spiegartelo...

Veronica Mondelli ha detto...

Ah, ok, ho capito :). Io uso il modello semplice, quello base puro e pulito... Più semplice di così non si può :).

Vele Ivy ha detto...

Che ricordi, il cortometraggio del cagnolino l'ho visto da bambina, l'avevano tramesso al cinema prima di "Nightmare before Christmas". Mi era piaciuto tanto e mi aveva anche commossa! Chissà se la versione matura è tenera come quella che ricordo io...

Veronica Mondelli ha detto...

È vero, quel corto era tenerissimo! Quando il bimbo perdeva il cagnolino mi si era stretto il cuore. Ho molta fiducia in questo lavoro in stop-motion!

Anthea ha detto...

Ho visto poco di Tim Burton e non è scoccata la scintilla però tu, Veronica, hai la capacità di interessare qualunque sia il tema o l'artista proposto. Brava: credo che rivedrò questo regista con altri occhi per merito tuo. Ciao, un abbraccio!

Veronica Mondelli ha detto...

Anthea, capisco perfettamente il tuo punto di vista. Burton si è sempre rivolto ad un pubblico piuttosto gotico o dark. A me, però, è sempre piaciuto vedere la speranza e la luce della condivisione nei suoi film, anche quando vince la solitudine.Un abbraccio!