martedì 3 aprile 2012

La Furia dei Titani




Titolo originale: Wrath of the Titans - Genere: Azione - Nazionalità: USA - Anno: 2012 - Regia: Jonathan Liebesman

La Furia dei Titani - Wrath of the Titans - è il nuovo film mitologico, rigorosamente in 3D, che ha per tema l'antica Grecia e i suoi meravigliosi miti. Stavolta, però, è d'obbligo dire che il 3D ha avuto un suo perché: il film non è stato semplicemente riconvertito in postproduzione ma direttamente girato in 3D e questo non ha fatto che giovare all'economia dell'intero lungometraggio, il quale, più che un film vero e proprio, è un videogioco.

Storia pressoché accennata, veloce, per nulla approfondita. Sceneggiatura scritta quasi en passant: dialoghi ridotti all'osso, talvolta quasi privi di logica nell'economia del racconto (?); stilemi introdotti per semplice dovere di presenza (Perseo che bacia la regina, all'improvviso, senza che vi sia stato nulla di antecedente che facesse pensare ad un simile sentimento).
Neppure il titolo è pienamente centrato: La furia dei Titani. Il plurale non è azzeccato, dato che, semmai, c'è la furia di un solo Titano, vale a dire Crono, la cui presenza nel film si riduce a pochi minuti di caos.

Ma. C'è un ma. La Furia dei Titani è uno dei film con le migliori scene spettacolari-catastrofiche-d'azione che si siano potute vedere negli ultimi anni. Scene letteralmente da brivido. Pura esperienza. Aver girato il film in 3D ha fatto sicuramente la differenza: stavolta gli elementi che dovevano uscire dallo schermo sono usciti davvero, le scene in cui si è risucchiati oltre la quarta parete sono veramente imbuti, tunnel fantasmagorici da cui ci si lascia volentieri rapire.

C'è la continua presenza, in tutto e per tutto, nella fotografia, nell'ideazione di alcuni mostri, nelle scenografie, di un videogioco in particolare: God of War. Inutile dire che la violenza e l'ira cieche di Kratos hanno fatto scuola, sia per la cura con cui ormai si rispolvera la mitologia greca, sia per l'iconografia che è venuta a crearsi.

Le nuove tecnologie cinematografiche finalmente permettono di dare un'immagine fedele ai racconti orali della mitologia greca. L'oralità di quelle ataviche storie puntava su una cosa in particolare: l'immagine, appunto. Gli epiteti, le figure retoriche, le formule, oltre a essere espedienti per fermare nella memoria racconti, versi e dinamiche erano anche un modo per fissare immagini eclatanti nella testa degli ascoltatori.
La mitologia greca e i racconti omerici traboccano di storie violentissime, al limite del paradossale, cariche di sangue, di battaglie, di caos, di poteri strabilianti. Il cinema a lungo ha cercato di esser fedele a queste storie, ma i peplum girati in passato non si sono rivelati all'altezza. Oggi, grazie agli effetti speciali, ad una macchina da presa mirabolante, alla tecnologia digitale, ai filtri, abbiamo la possibilità di dare immagine a ciò che per millenni è stato voce, di restituire i colori vivi al vasellame greco. In questo la pittura antica, compresa quella romana, ha avuto di sicuro un ruolo importantissimo - gli affreschi romani non erano così come li vediamo noi oggi. I pittori romani utilizzavano cere e resine per rendere la superficie degli affreschi traslucida e quasi riflettente (pittura a encausto): e proprio un mondo di colori traslucidi e vivi è quello che il cinema di oggi ci propone.

La Furia dei Titani va visto solo per l'esperienza alternativa che propone. Non c'è bisogno di aspettare lunghi dialoghi, strategie o altri sermoni imposti dalla sceneggiatura. No. Ci si inebria continuamente, si vola tra assi di legno, ci si perde nel labirinto del Tartaro (una delle scene più veloci e complesse, la migliore), si brucia letteralmente nel fuoco, si lotta con mostri a sei braccia o con ciclopi giganteschi.

Di sicuro i videogiochi alla God of War hanno una storia molto più sviluppata di questo film. 

Tuttavia, c'è da dire che La Furia dei Titani indaga continuamente e in modo palese l'aspetto psicologico più navigato della mitologia greca: quella del padre che uccide il figlio, del figlio che si ribella al padre. In questo, La Furia dei Titani lascia quasi sbalorditi, riuscendo a trovare il modo, nei pochi dialoghi che ci sono, di far emergere un lato sì importante dell'interpretazione del mito. Zeus ha intrappolato suo padre Crono, Crono cerca di risvegliarsi prosciugando la vita e il potere del figlio, Ares è geloso del fratello Perseo perché è il preferito da Zeus: per questo il dio della guerra tradisce suo padre. Perseo e Agenore sono due semidei - in altre parole, sono figli illegittimi, di quelli che non si tengono in casa - e raccolgono l'eredità di padri mai avuti. Elios è l'unico che sembra avere un padre che possa insegnargli qualcosa di positivo: e il film finisce sul bambino, figlio di Perseo, che imbraccia un'arma.
Ci sarà un terzo film, indubbiamente, dopo la Furia e Clash of the Titans.

Il cinema è anche questo: puro divertimento, esperienza talvolta fine a se stessa, godimento surreale delle acrobazie dell'immagine.

11 commenti:

Elisa ha detto...

Non è proprio il mio genere... diciamo che preferisco i fantasy tratti dai libri che mi hanno appassionato, perchè in qualche modo sono già innamorata dei personaggi, vivo già le situazioni con loro... vedere ciò che mi sono immaginata realizzato da attori è stupendo!!

Veronica Mondelli ha detto...

Ti capisco perfettamente: vedere sullo schermo i personaggi preferiti del libro del cuore è un'emozione unica :)). A volte mi capita di vedere film così vicini alla mia idea del libro che sembra che il regista mi abbia letto nella mente! E' bello quando è così.

Anthea ha detto...

La mitologia in 3D la trovo affascinante perché non riesco a immaginarmela: certe scene penso che diventino davvero forti. Mi hai incuriosita: magari presto colmo la lacuna e vedrò che effetto mi fa il Titano Crono in 3D. Le tue recensioni affascinano e incuriosiscono, bravissima Veronica.

Vele Ivy ha detto...

Interessante, non avevo mai riflettuto sul fatto che la tecnologia potesse avere anche la funzione di ricreare la furia visionaria tipica di certe descrizioni omeriche. Io però mi ricordo molto bene l'Odissea del '69 (l'ho rivista più volte anche negli ultimi anni) e devo dire che, pur avendo degli effetti speciali ai nostri occhi ridicoli, per me è la trasposizione che rende più di tutte il poema originale! Io la trovo geniale.

Veronica Mondelli ha detto...

@Anthea: sì, effettivamente molte scene diventano forti, come dici tu. Il film non ha praticamente storia, come ho già detto, ma ha delle soluzioni grafiche davvero imponenti. Il modo in cui è stato realizzato l'interno del Tartaro mi ha colpita non poco.

Veronica Mondelli ha detto...

@Vele: molti anni fa vidi anche io quella versione dell'Odissea, ma purtroppo ricordo poco o nulla. Ricordo, invece, che mi aveva appassionato come poche altre cose.
La tecnologia è sempre adatta ai tempi che corrono. E' un miglioramento visivo, ma ciò non vuol dire che cose passate siano ormai da buttare. Anzi, ho sempre pensato che gli effetti speciali più vecchi siano stati davvero complessi per il loro tempo, visto che erano più difficili da realizzare rispetto a oggi e, soprattutto, erano frutto di un lavoro a mano!

Mari da solcare ha detto...

Lo ripeto sino alla noia: tu sei un'altra Lietta Tornabuoni. Magari più brava: "Il cinema è anche questo: puro divertimento, esperienza talvolta fine a se stessa, godimento surreale delle acrobazie dell'immagine". Mi piace come scrivi e cosa scrivi. Buona serata!

Claudia ha detto...

Non amo molto i film sulla mitologia greca perchè, come hai registrato anche tu, sono in una sola parola scarni! Poi da "classicista" in erba quale sono vedere certi erroracci mi dà un po' fastidio francamente. Comunque capisco che il punto forte del film è sicuramente la tecnica, ma, nonostante mi incuriosisca la resa visiva non credo che lo vedrò!

Veronica Mondelli ha detto...

@Maria: grazie per le tue parole. Il confronto con Lietta Tornabuoni mi lusinga, non possono nasconderlo, ma sei troppo buona tu!

Veronica Mondelli ha detto...

@Claudia: questo è stato un film un po' scarno, ma nel senso che si andava molto veloci sui dialoghi. La storia era una base, una base nota più o meno a tutti, tra l'altro. La cosa interessante è proprio il fatto che si sia concentrato sull'azione: se leggi l'Iliade ci sono versi e versi pieni di lance che volano, spade brandite, elmi spezzati, teste fracassate. In fondo, questi film che oggi usano la tecnologia digitale, non si discostano più di tanto dalle azioni dei libri. Te lo dico da grecista quale sono stata :). Un film, invece, pieno di "erroracci" è stato Troy, che alla fine salvava Astianatte che, sappiamo tutti, fu ucciso dagli Achei nonostante la tenera età.

Carolina Venturini ha detto...

Verrebbe da dire che non si può avere tutto, sempre. In questo caso, per esempio, la storia accennata lascia il passo all'innovazione tecnologica, al design e alla creatività più spinta nelle scene d'azione. Credo ci si possa accontentare, anche considerando il genere di film e l'obiettivo con cui è stato creato.