lunedì 12 marzo 2012

John Carter




Anno: 2012 - Nazionalità: USA - Genere: Sci-fi, fantasy - Regia: Andrew Stanton


John Carter è un film prodotto dalla Disney e tratto dalla serie di romanzi di Edgar Rice Burroughs, raccolti nel Ciclo di Marte e pubblicati per la prima volta cento anni fa, nel 1912.

Il film non funziona molto bene e i motivi sono tutti legati al trattamento del soggetto. Inoltre, quelli che potevano essere gli elementi di forza su cui puntare sono stati sin troppo edulcorati, probabilmente per mano della Dinsey, che ha fatto di John Carter un film per famiglie, mettendone in ombra e frenandone le reali problematiche.

Il problema, come si diceva, è legato al soggetto. Si tratta di un racconto fortemente radicato in una precisa realtà storica che imbriglia il film - o almeno questa è l'impressione di chi scrive. Burroughs fa chiaramente una similitudine, una similitudine peraltro molto interessante: la storia del pianeta Marte richiama quella che vede coinvolti sulla Terra indiani d'America, coloni, nordisti e sudisti. John Carter è un veterano della guerra di Secessione. Fuggito dal suo reggimento, non ha alcuna intenzione di tornare a combattere, perché "la guerra è un'ignominia" - e fin qui siamo d'accordo. John porta due fedi all'anulare sinistro, segno del suo triste fardello. Pieno di malinconia, preferisce fare il ricercatore d'oro. Ma un giorno, scovata una misteriosa caverna piena d'oro incisa di strani simboli, viene catapultato su Marte, dove infuria una guerra tra due popoli. I popoli, essendo marziani, sono (casualmente?) di pelle rossa. Oltre i due popoli, ce ne è un terzo di indigeni verdi e dalla forma molto più... "aliena".



È chiara la similitudine che Burroughs fa: l'autore parla delle origini degli Stati Uniti d'America, trasponendo la questione su un piano letteralmente universale; l'intento è dire che facciamo tutti parte dello stesso cielo, che siamo tutti uguali, che la Storia si ripete. La cosa ha di sicuro funzionato negli anni Dieci del Novecento, a pochi decenni di distanza dalla guerra di Secessione. Ma il film sembra aver tralasciato il significato universale cui sarebbe potuto arrivare. Il limite sta probabilmente nell'adattamento e nella sceneggiatura, condita dei più classici, a tratti aridi, stilemi - la principessa da salvare, il cattivo da sconfiggere, gli aiutanti, i donatori, la crescita del personaggio. Un film come questo aveva tutte le carte in regola per essere opera di genere con un discorso più profondo e approfondito, ma si è preferita un'azione frenante di superficie. Non che si sia contrari alle azioni di superficie: il fatto è che dopo decenni di film fantasy e/o storico-mitologici - basta citare per ultimi Avatar e 300 - la superficie non basta più e tutto si riduce al "già visto". Un film come 300, pur parlando di una precisa realtà storica, è decisamente universale: Snyder è riuscito ad astrarre, ad andare dal particolare all'universale, ad uscire fuori dai quattro lati dell'inquadratura e a creare  un discorso a tutto tondo sulla libertà umana. 
Inoltre, anche quando si parla di fantasy e sci-fi, bisogna saper creare un universo narrativo verosimile o comunque reale, cosa che non sempre riesce in John Carter. Ad esempio: perché gli eroi Marvel funzionano? Perché gli ideatori del fumetto e poi gli sceneggiatori del film hanno saputo creare un mondo facilmente credibile, nonostante l'evidente irrealtà di certi elementi. Capitan America sa essere credibile perché è legato al mito del Supersoldato, il che apre a discorsi anche complessi sulla guerra e l'uomo. Hulk è credibile perché legato all'idea di rabbia ("sono verde di rabbia!"), di pulsione inconscia e di istinto irrefrenabile presenti in ogni uomo. Iron Man rappresenta il mito dell'uomo-macchina (forse) indistruttibile. Si tratta di personaggi fortemente fantasiosi, ma capaci di creare un saldo legame con la realtà umana e sociale. 

John Carter funziona solo in certi momenti. Alcune scelte di montaggio a tratti appaiono interessanti: ad esempio si sceglie di narrare il passato del protagonista solo per brevissime immagini silenziose di colore grigio-azzuro, che interrompono molto bene i flussi rossi delle inquadrature su Marte. È interressante il montaggio sincopato - quasi delle attrazioni - del disvelamento del passato di Carter.



Taylor Kitsch è John Carter. Il giovane attore è famoso per essere il protagonista di quella splendida serie tv sportiva, Friday Night Lights, in cui interpretava il bello e dannato Tim Riggins. Ha avuto una parte minore, al cinema, in Wolverine. In John Carter, la sua interpretazione e il suo fisico, paradossalmente - ma neppure troppo - rendono di più nella parte del veterano di guerra e del cowboy barbuto e silenzioso. Il suo fisico statuario e la sua bellezza olimpica hanno bisogno di parti molto più realistiche che da supereroe. Non è una critica negativa: a Kitsch si addicono altri ruoli. Ha gli occhioni timidi e velati di un pizzico di ritrosia e riservatezza, ed è facile credere, specialmente dopo averlo visto in Friday Night Lights, che in parti più intime e più profonde riesca a dare il meglio di sé. 


Probabilmente ci sarà un sequel. E sarebbe interessante vedere se sceneggiatori e regista riusciranno ad andare in profondità e a sfruttare ciò che davvero di buono c'è in questo (primo) film.


9 commenti:

Elisa ha detto...

un'analisi molto accurata del film, tanto accurata che non posso aggiungere nulla, se non una parola: BRAVA!!!!!

Veronica Mondelli ha detto...

Ma grazie mille. Sei gentilissima :). A presto!

Giulia Giarola ha detto...

Hai proprio ragione amica mia... hanno trasformato qualcosa di potenzialmente unico in un banale film per famiglie... Odio profondo quando la letteratura viene "commercializzata" solo per i soldi... Comunque la tua recensione è impeccabile come al solito... Mi fa impazzire il tuo modo di parlare di cinema!!! si vede proprio che è il tuo "pane quotidiano"... hai una scioltezza incredibile! :)

Veronica Mondelli ha detto...

Grazie infinite per le tue parole, Giulia! Sei dolcissima :)). Sì effettivamente questo film aveva grandi potenzialità, purtroppo poco sfruttate. A volte, è proprio la mano del produttore (in questo caso la Disney) a imbrigliare parecchio gli spunti di base di un film.

Anthea ha detto...

Non ho visto il film ma da come ne hai (magistralmente) parlato credo che davvero il problema sia stato volerlo trasformare in un prodotto "per tutti". Molto interessante il passato che viene proposto con sfumature di grigio azzurro(mi piace l'idea): per il resto la trama sembra una delle tante cose già viste mentre lavorando su altri livelli avrebbe potuto diventare un prodotto importante. Peccato per il film e molto brava per te. Un abbraccio!

Vele Ivy ha detto...

Concordo pienamente nel dire che un film fantasy/fantastico debba creare un mondo verosimile, se no è una presa in giro per lo spettatore.
Questo film mi incuriosisce, ma ho letto diverse recensioni non propriamente positive e sono un po' indecisa...

Veronica Mondelli ha detto...

@Anthea: le parti "grigio-azzurre" sono quelle western... Sarà che io amo tantissimo il genere western, ma in John Carter la parte del vecchio west mi è piaciuta tantissimo!

@Vele: se il film ti incuriosisce, vai a vederlo, così sciogli ogni dubbio... Magari a te piace!

Grazie mille ad entrambe per essere passate a trovarmi!

Lara ha detto...

Ciao Veronica, anch'io non ho ancora visto questo film.
Ma mi piace molto il tuo modo di scriverne.
Ho lasciato un commento al tuo post dell'otto marzo:)
Grazie e a presto!
Lara

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Lara, benvenuta nel mio blog. Ti ringrazio infinitamente per essere passata di qua. Hai un blog bellissimo e delicato.
Corro a leggere il tuo commento all'8 marzo.
A presto.