martedì 27 marzo 2012

Faust, di Aleksandr Sokurov



Anno: 2010 - Genere: Drammatico - Nazionalità: Russia - Regia: Aleksandr Sokurov

Faust è l'ultimo film di Aleksandr Sokurov, uno dei più interessanti e sperimentali registi russi, da almeno dieci anni a questa parte entrato a pieno titolo nell'olimpo degli autori mondiali. Faust rappresenta la chiusura della tetralogia dedicata al potere, comprendente Moloch, Toro e Il sole. Tuttavia, sembra anche essere la naturale continuazione di altri due capolavori del regista, Elegia della Traversata e Arca Russa - quest'ultimo sommo esperimento incorniciato da un unico piano sequenza di più di un'ora, isolato e meraviglioso esempio nella storia del cinema.

Faust è liberamente ispirato all'omonimo poema di Goethe; e tuttavia Sokurov riesce a realizzare una sorta di "opera omnia", comprendente non solo la Letteratura, ma anche il Teatro, la Pittura e la Musica, tutte arti volte al medesimo scopo: la realizzazione del Cinema.

La base letteraria è evidente, ma il merito di Sokurov è stato quello di aver trasformato le parole in immagini, colori, gesti, spazi.

Il Teatro è espresso attraverso una recitazione istrionica, a tratti esagerata, tipicamente teatrale. Aiutati dalla regia, gli attori sembrano muoversi su un palcoscenico all'interno delle singole scene e il loro rapporto con la scenografia e l'ambiente circostante è quello dei teatranti. I loro gesti sono ben pensati, congegnati; i gesti pesano, hanno una presenza esacerbante. In questo modo Sokurov non ottiene ombre su uno schermo cinematografico, ma degli attori di carne, i cui corpi emergono prima ancora dell'anima: ed è questo il tema del Faust, trovare l'anima in mezzo alle viscere, agli organi e al sangue.

La Musica ottura le orecchie. Bassa, ma sempre incalzante, la musica classica amplifica o commenta le situazioni, la musica si fa tempo, anche quando è silenzio.

La Pittura è onnipresente. Sokurov si muove tra una chiara citazione delle opere di Annibale Carracci e alcuni squarci di lenticolare luce caravaggesca. Di Carracci riprende il naturalismo dei luoghi: macellerie, negozi, stanze piene di cose, mucchi di persone e corpi aggrovigliati. A tratti Caravaggio diventa più presente, soprattutto nelle scene in cui la luce assume maggior rilievo e si muove in obliquo a tagliare l'inquadratura. Caravaggio è nell'alternanza di pieni e vuoti e nella posa teatrale dei corpi (come è consuetudine di molti caravaggeschi).
Tuttavia, il naturalismo pittorico non ricopre l'intero film. Verso la fine, quando è evidente l'avvicinamento a dio (o al diavolo), la luce (mistica) assume le sfumature bianche e azzurre del più monocromatico Beato Angelico. Non si tratta di voler vedere nel film per forza ciò che non c'è: i rapporti di Sokurov con la pittura sono sempre stati molto evidenti, specialmente in Arca Russa e Elegia della Traversata, all'interno dei quali alcuni dipinti erano fondamentali nel percorso delle storie. Di sicuro la componente pittorica del Faust è ben cosciente e voluta. 

Ma c'è di più: una sorta di sorpresa, quasi un'agnizione avuta sfogliando il libro di storia dell'arte. La battaglia di Isso di Altdorfer è esattamente la scena iniziale del film, con le dovute differenze. Il quadro rappresenta una battaglia, vista, forse, con gli occhi di dio, dall'alto, e gli uomini appaiono piccola cosa caotica. La sequenza iniziale del film ci mostra lo stesso specchio/quadro che pende dal cielo e una panoramica sui monti che ospitano piccole case ammucchiate brulicanti di uomini. Ma la cosa che di sicuro è la stessa è il punto di vista: quello di un dio-macchina da presa.









Ed ecco che arriviamo al Cinema. Il cinema non è presente solo come summa di tutte le arti precedenti. È presente soprattutto nella caratterizzazione di qualcosa che le altre arti non possono raggiungere: la costruzione dello spazio. Nella resa spaziale, il cinema è svincolato da qualsiasi giogo. Sokurov, già in Arca Russa e soprattutto in Elegia della traversata, ha dimostrato che il cinema ci permette di spostarci in qualsiasi luogo reale/mentale a nostro piacimento. Il corpo si fa incorporeo, perde la carne e il sangue in nome della riproducibilità tecnica del cinema, il quale ci rende aleatori ma onnipresenti, occhio dissociato dal corpo, sguardo qui e altrove. Nel Faust lo spazio è costruito per tasselli. Sembra un puzzle in cui la macchina da presa si muove forsennatamente per seguire i personaggi in un labirinto incoerente; gli stessi spazi vengono ripercorsi ma sembrano diversi da prima. Ci si muove, ma solo per l'ansia di muoversi. Il corpo esagerato degli attori, paradossalmente, vuole svincolarsi da se stesso ed essere puro spirito viaggiante: e questo può farlo solo dio, il diavolo o un occhio/macchina da presa. La macchina da presa scende dal cielo e inquadra il mondo, lo sviscera, torna su, passando attraverso un paesaggio sterminato e desolato. L'uomo cerca di dar forma al mondo, demiurgo in lotta con dio; crea un homunculus, svincolandosi dall'atto sessuale: non è la procreazione ad interessarlo, ma la creazione dal nulla. La creazione dal nulla è più simile al sesso fine a se stesso: piacere e scoperta, piacere della scoperta, piacere nell'appropriarsi di qualcosa o qualcuno. 

L'uomo, il medico, il demiurgo sono alchimisti che vogliono raggiungere dio. Ma colui che è davvero vicino a dio è l'artista: l'unico che crea il mondo dal nulla, guardando ogni cosa dall'alto, con attenzione. Ma, a differenza di dio che già è e sa, l'artista per creare deve cercare. Il confronto dell'artista è con gli altri uomini, ma anche con il mondo, ridotto a grado zero, a pura natura incontaminata: ed è qui che quel viaggio cui Sokurov si è sottoposto in Elegia e poi in Arca Russa trova compimento: l'uomo è colui che non sa e che fa della sua vita un viaggio alla scoperta del mondo, rischiando continuamente di confondersi e fondersi con esso. L'artista vive nel quadro, sgomita, esce dai confini della cornice, senza corpo - occhio puro dentro il mondo, sopra il mondo, creatore del mondo.

16 commenti:

Carolina Venturini ha detto...

Dev'essere sensazionale questo film. Un'esperienza, letteralmente.

Elisa ha detto...

Sembra interessante... O forse è il tuo modo di scrivere così dannatamente perfetto a farlo sembrare tale?? ;) Sul serio, hai un grande talento per la scrittura, in particolare per le recensioni! Un bacio

Veronica Mondelli ha detto...

@Carolina: hai usato la parola giusta, "esperienza"! È proprio così, grazie per averlo detto!

@Elisa: uh... Sei troppo buona... Io spero solo di fare un po' di diffusione culturale. La cosa più giusta sarebbe sempre guardare il film e giudicare dalla visione, non dalle recensioni. Un abbraccio e grazie della tua costante presenza sul mio blog! :)

Claudia ha detto...

Ho letto il Faust e mi ha davvero affascinata! Anche il film sembra davvero interessante, non tanto per il contenuto quanto come opera a sé... Devo solo cercare di procurarmelo!! :)

Elisa ha detto...

Innanzitutto, il tuo blog diffonde molta cultura, am devi capire che chi ti legge si fida di te e del tuo giudizio anche se poi ragiona con la sua testa... anche io mi fido! Se andassi a vedere questo film, la tua recensione mi rimarrebbe in testa e condizionerebbe (almeno parzialmente) il mio giudizio.
Per quanto riguarda la presenta sul blog... 1) te lo meriti perchè sei bravissima 2) anche tu sei costantemente presente sul mio!! :):)

Veronica Mondelli ha detto...

@Claudia: grazie per il tuo commento. Che bello che hai letto il Faust! Il film non è molto fedele, prende l'opera di Goethe solo come spunto, poi Sokurov ci mette del suo. Buona serata!

@Elisa: grazie infinite per le tue parole. Sei dolcissima :). Buona serata anche a te.

Anthea ha detto...

"Chi si è sempre affaticato nel conoscere costui noi possiamo liberare"...non sai il tuo post cosa ha evocato in me: ho amato molto il Faust di Goethe e il mio unico rammarico era stato non poterlo leggere in tedesco (non conoscendo la lingua). Vedrei l'opera di cui hai fatto una splendida recensione anche se, come dici, per Sokurov è stato solo uno spunto. Bravissima Veronica, splendido tema che andrebbe approfondito, non potendolo fare ti lascio con questo: "e se dall'alto l'Amore ha preso parte per lui, gli viene incontro la schiera beata con un cordiale benvenuto".La parte immortale di Faust viene sottratta al maligno e io mi scuso per questo commento troppo lungo. Ciao Veronica

Veronica Mondelli ha detto...

Anthea, non scusarti! Il tuo commento è bellissimo, interessantissimo e non è affatto lungo. Mi piace quando arricchite così, con citazioni e belle riflessioni, i miei post. Ti ringrazio tantissimo e se hai altre cose da dire e condividere sul Faust, fallo pure!

Posso chiederti se ti compare ancora il captcha quando commenti sul mio blog? blogger prende iniziative e, nonostante avessi tolto il captcha, me lo rimette in continuazione.

Vele Ivy ha detto...

Da quanto vorrei leggere il Faust! Affronta una tematica affascinante che non smette di influenzare ancora adesso il nostro immaginario. E poi mi darò alla scoperta delle trasposizioni cinematografiche, come questa! :-)

Giulia Giarola ha detto...

E qui scatta la mia ignoranza latente... del Faust non so un'emerita mazza!! ebbene si... sono da linciare! ma spero di rimediare al più presto.... comunque adesso grazie a te e alla tua impeccabile recensione mi sento molto più acculturata e intelligente! U_U

Veronica Mondelli ha detto...

@Vele: grazie per essere passata di qua. Ormai sei una fedelissima :)! Il fascino unico di Sokurov si è unito al fascino romantico di Goethe: il film non è affatto semplice, però è stracolmo di spunti interessanti.

@Giulia: ma non sei da linciare! E poi apprezzo la tua sincerità. Sokurov lo conoscono in pochi, io ho potuto conoscerlo solo per vie traverse, non è un autore che sta nelle sale cinematografiche per settimane intere (purtroppo).

Anthea ha detto...

Adesso controllo perché non mi ricordo se mi è comparso il captcha l'ultima volta :-)))

Anthea ha detto...

No, grande Veronica, non compare il captcha: tranquilla! Buonagiornata

Veronica Mondelli ha detto...

Anthea, grazie mille per aver controllato! Buon week-end!

occhio sulle espressioni ha detto...

Una delle cose più potenti viste al cinema negli ultimi tempi. In sala è stata dura seguirlo, perché "opprime" in senso buono, la sporcizia degli ambienti pare voglia affogarti. Graficamente magistrale e... mai visto una Faust così, neanche a teatro, anche se la mia versione preferita continua ad essere quella di Svankmajer.

Veronica Mondelli ha detto...

Concordo con tutto ciò che dici, specialmente con "l'oppressione in senso buono". Sokurov sembra volerti soffocare, forse in vista dell'apertura e della liberazione finali?