martedì 29 novembre 2011

Real Steel





Anno: 2011 - Genere: Azione - Nazionalità: USA - Regia: Shawn Levy

Real Steel. Anima batte macchina. Carne batte acciaio.
Ma se l'acciaio fosse fatto di carne? E se anche le macchine avessero un cuore? Se gli uomini fossero incapaci di esprimere sentimenti?

Questo e altro è inserito in una classica sceneggiatura da film d'azione, cadenzata sulla crescita dei personaggi e sul crescendo del ritmo.

Nel futuro il mondo impazzisce per la box tra robot. La box tradizionale, quella tra uomini, fatta di pugni, sangue e denti che volano non esiste più. Il pubblico vuole violenza, sempre più violenza, e i robot possono essere violenti fin quando vogliono.
Charlie (Hugh Jackman), un ex boxer, un uomo inaffidabile e pieno di debiti, va in giro con il suo robottone senza mai concludere un incontro da vincente. Charlie – dopo aver misconosciuto il figlio e poi averlo “venduto” - torna all'improvviso ad essere padre.
È totalmente incapace di fare il padre, ma suo figlio Max è grande appassionato di videogiochi e ama spasmodicamente la box tra robot.
Padre e figlio, come amici più che come consanguinei, trovano e costruiscono un robot che sembra provare sentimenti. Ha un meccanismo-ombra che gli permette di ripetere ogni movimento umano. Charlie e Max, assieme ad Atom, girano i ring degli Stati Uniti, da quelli illegali a quelli malfamati, fino a trovarsi nell'Olimpo della Lega Mondiale per sfidare il campione imbattuto Zeus.


Il film avvince, senza ombra di dubbio. E rispolvera e rovescia quel mito dell'arena, fatta di sudore e botte, che il cinema sembra amare tantissimo.

Il ring funziona molto a livello filmico. Diventa quasi sempre metafora di una vita spesa per il palcoscenico, un palcoscenico in cui sangue e dolore non sono interpretati ma vissuti sulla pelle. Fuori del ring le cose perdono consistenza, sono puro caos. Non c'è gusto nel picchiare qualcuno fuori dell'arena, non ha neppure molto senso. I boxer tanto cari al cinema sul ring possono incanalare e dare un senso alla loro rabbia, alla loro arte e alla loro vita. Rocky, Toro Scatenato e il più recente The Wrestler possono essere piuttosto esemplificativi.

Real Steel rigira la situazione. Per rendere più cieca e sicura la violenza, si decide di far salire sul ring macchine di acciaio che, apparentemente, non provano nulla. Fuori del ring, uomini che non sanno in cosa far confluire la propria vita e quale strada percorrere. Ma serve tutto il film (che dura più di due ore!) per capire che l'acciaio sul ring è vero. Che padre e figlio si rintracciano solo attraverso la macchina della finzione che luccica e lotta per loro nell'arena. È attraverso il gioco, il videogame, che Charlie e Max si incontrano, trovano un punto in comune, capiscono, pur senza dirlo, da che parte vogliono andare. L'acciaio che lotta fa da ombra alle vicissitudini umane e profondissime che si alternano sotto il ring. Lo spettatore si identifica in padre e figlio, che si identificano nella lotta di una macchina senziente. Il confine tra dentro e fuori del ring diventa ancora una volta sinonimo tra ciò che è caos e ciò che si può veicolare, tra realtà e finzione, tra il nulla e lo scopo, tra ciò che non ha forma e la vita. A poco a poco il rovescio diventa diritto. E la metafora di finzione e il senso che ha il ring vengono assunti anche da ciò che esiste oltre il ring: padre e figlio vi salgono e solo lì dentro comprendono, in silenzio. Come se il sentimento fosse un segreto da celare gelosamente dentro copri d'acciaio. 


4 commenti:

Giulia ha detto...

Cavoli vorrei proprio vederlo al cinema questo... mi ispira un sacco!!!! adoro i film sulla box e sui combattimenti in generale... L'ultimo che ho visto è stato "Warrior" e riguardava arti marziali miste... :P mi è piaciuto da morire! anche se poi alla fine i combattimenti fanno da sfondo a qualcosa di molto più importante... come è successo con Million dollar baby e The Fighter... :)

Veronica Mondelli ha detto...

È vero ho dimenticato di citare MDB!
Anche a me piacciono molto i film sulla box e i combattimenti. Se sono realizzati bene riescono a trasmettere molte cose!
Grazie per il commento, Giulia :).

Carolina Venturini ha detto...

Non mi piacciono questo genere di film. Ti ho pensata in questi giorni. Sto vedendo la serie "Roma". E' davvero interessante e molto, molto particolare.

Veronica Mondelli ha detto...

Ti capisco perfettamente, Carolina, i film sulla box possono essere anche molto ostici. Fra l'altro non riponevo alcuna fiducia in Real Steel, sono andata al cinema senza troppa convinzione. Però mi sono ricreduta. Roma devo recuperarla per intero, ho visto purtroppo solo poche puntante. Sì, è molto particolare :).