sabato 5 novembre 2011

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA - Love for life




Anno: 2011 - Genere: Drammatico - Nazionalità: Cina - Regia: Gu Changwei

Love for life è un film sulle prime inclassificabile. Ma ai titoli di coda ci si rende perfettamente conto che ancora una volta il cinema del Far East ha colpito nel segno, narrando con modalità inconfondibili e allo stesso tempo originali una storia d'amore dai toni insieme comici e tragici.
Siamo in un villaggio sperduto tra le montagne cinesi, dove è diffusa la pratica di vendere il proprio sangue: ma in breve il commercio risulta fatale alla piccola comunità, perché tutti contraggono l'AIDS. I concittadini cominciano a morire e a cadere a terra come sassi. Quando si scopre che nessuna cura può aiutarli, gli abitanti malati del villaggio decidono di trasferirsi a vivere nella scuola abbandonata della comunità. Si crea una piccola comune, una sorta di lazzaretto per appestati, ma un lazzaretto che sarebbe giusto definire folle. Iniziano ad accadere fatti strani, i malati si rubano le cose gli uni con gli altri e sviluppano una sorta di strana pazzia che induce lo spettatore a ridere.
Tra i malati spicca il bel Dayi: non ha neppure trent'anni e sa di essere condannato. Tuttavia prende le cose apparentemente molto bene e il suo unico scopo è quello di godersi tutto ciò che ha: perché ogni giorno conta. Dayi si innamora di Quinquin (una bella e ormai matura Zhang Ziyi), anche lei ammalata. I due decidono di sfidare il loro conto alla rovescia amandosi. E amarsi vuol dire andare contro l'intera comunità e le regole della morale; Quinqin e Dayi sono entrambi sposati con partner che hanno visto nell'AIDS la scusa per allontanarsi dai rispettivi coniugi.
Tutto il film ha un tono sui generis, paradossale, ai limiti del comico: lo si evince già dal fatto che la storia è narrata da un bimbo che muore nel giro dei primi due minuti del film, un piccolo fantasma che non dà alcuna importanza alla sua condizione. Sulle prime non si prova affatto angoscia. Sono numerose le sequenze che sfiorano la gag, continue le battute sarcastiche che tutti gli ammalati fanno sul proprio destino, così come è un sesso simpatico quello che fanno in continuazione Dayi e Quinquin. Alcuni abitanti del villaggio, vedendo la bella Quinquin, cominciano addirittura a desiderare di essere ammalati per stare con lei e per sostituire a letto Dayi... Che ora, anche se malato, riesce a farlo addirittura due volte per notte!
Insomma, non si risparmia sulle risate.




Ma gli ultimi dieci minuti di film sono quelli cruciali. Il registro muta. Si passa dalla commedia ad una composta disperazione. E proprio questa compostezza dà al film e alla storia d'amore narrata i toni di una tragedia greca. Le modalità stesse con cui i due amanti alla fine si amano e sanciscono l'eternità del loro amore colpiscono lo spettatore nel profondo, portandolo alla sofferenza e a intraprendere la strada per una possibile catarsi. La sequenza finale, oltre che geniale, ha toni altamente lirici, si intuisce la tragedia, il dramma, ma nulla è reso esagerato: c'è solo l'incontro di due corpi ammalati ma vivi d'amore che cercano di scambiarsi vita finché possono, lei col freddo, lui col caldo, in una perfetta rappresentazione visiva dello yin e yang.
Se si comincia con il riso, si finisce con le lacrime. Ma non tutto è perduto, perché l'insegnamento passa chiaramente agli occhi degli spettatori: pensando alla fine, l'uomo vive più intensamente e lo fa dando importanza a ciò che davvero ama, con passione e dedizione.
È d'obbligo un'ulteriore riflessione su ciò che è l'amore per gli orientali. Un film che fa ridere termina tragicamente. Perché l'amore è così pregno di sofferenza? Se andiamo a scavare in qualunque film che abbia come nucleo una storia d'amore in Cina, Corea o Giappone, ci accorgiamo che non sempre sono rose e fiori. Per rimanere in Cina, penso all'amore tragico che corre su una lama di Spada Spezzata e Neve che Vola in Hero. Per continuare con Yimou, La strada verso casa teneva sempre distanti i due amanti, sia narrativamente che registicamente. Pensiamo a Ferro-3, dove l'amore alla fine è sancito, ma a quale costo! E si potrebbero portare innumerevoli altri esempi.

Tuttavia la tragedia amorosa del Far East non è una tragedia in stile Signora delle Camelie. Gli amanti, solitamente, pur lontani, pur tra le avversità, riescono a trovare un destino comune, che sia il solo pensiero o l'eternità della fine. In questo aspetto la sofferenza che suscitano tali storie non è mai fine a se stessa ma sempre catartica, appunto, con un preciso insegnamento e con un messaggio di coraggio e forza amorosa che raramente è visibile in altri contesti.
Love for life è un film consigliatissimo, abbellito da nebbiose panoramiche sullo sterminato mondo montano e naturale cinese e dal rosso che invade ogni cosa, rosso sangue, rosso amore, rosso vita.


6 commenti:

Giulia ha detto...

Questo film mi intriga molto... dettagliata, chiara e pulita recensione come sempre!! spettacolare! ;)

Veronica Mondelli ha detto...

È un film molto particolare. Se vuoi passare due ore diverse, guardalo. E comunque ti consiglio di guardare tutto il cinema cinese, coreano e giapponese. È stupendo!
Grazie per il tuo commento, carissima!!

AmosGitai ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
AmosGitai ha detto...

Se non ricordo male è stato direttore della fotografia per Zhang Yimou. Come regista non lo conosco... da provare!

(((CINEMAeVIAGGI)))

Veronica Mondelli ha detto...

Amos, benvenuto nel mio blog e grazie per il commento!
Non sapevo che il regista di Love for Life avesse lavorato alla fotografia di Zhang Yimou. Effettivamente qualche somiglianza c'è con alcuni film del Maestro.
Love for life mi è piaciuto molto, è un po' particolare, ma te lo consiglio!

Dreamy Melrose ha detto...

Mi affascina :)
io adoro il cinema orientale e i film particolari, un po' ricercati :) grazie della segnalazione :)