giovedì 3 novembre 2011

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA - Cinema and Advertising: Joel Schumacher directs Campari






Joel Schumacher è ospite al Festival del Film di Roma con lo spot pubblicitario che ha girato per la Campari.

All'evento sono state proiettate due versioni dello spot, 
una da trenta secondi, quella che effettivamente sarà trasmessa in tv, e il director's cut, molto più lungo. È lo stesso Schumacher in sala a bollare con un "too short" la prima versione della pubblicità.
Lo spot apparirà breve in tv per motivi legati ai costi dei passaggi televisivi. E la brevità farà perdere al piccolissimo film molto dell'autorialità del regista. In fondo, il director's cut non è poi così lungo, a malapena sfiora il minuto. Ma l'impianto è completamente diverso, la regia è più articolata, così come il montaggio; la musica è più appassionante e coinvolgente, effettivamente drammatica, al contrario della musica da semplice réclame che si trova nella versione "ufficiale" dello spot.
Schumacher ha detto di essersi ispirato alla filosofia di Gotthold Lessing, secondo cui l'attesa del piacere è già di per sé piacere, se non migliore del piacere stesso. E così il regista, per tradurre in termini pratici un concetto astratto, decide di mettere in scena i preparativi per una festa. Ci si trova in una grande e antica villa, i personaggi portano abiti da Settecento francese, corsetti, grandi parrucche, riccioli e redingote. L'abbigliamento è futuristico e la moda del Settecento viene svecchiata e resa più giovane e moderna perché i convitati si passano di mano in mano bicchieri di Campari. Tutti sono in fermento e in agitazione, preparano la tavola, sistemano le luci, le donne si fanno stringere i corpetti dagli uomini. A questo punto si inserisce la frase ad effetto, la riflessione sull'attesa del piacere, accompagnata dall'elegante gesto del protagonista del film, un bel ragazzo in giacca nera, unico elemento comune in tutta la pubblicità assieme al bicchiere di Campari.
Non c'è nulla da dire, la pubblicità è di grande effetto.



Il dibattito si è presto spostato sul rapporto tra grandi registi e pubblicità. E Schumacher ha risposto semplicemente che tutto è cinema, non importa cosa si faccia, da dove si cominci e dove si arrivi.
Effettivamente, il linguaggio delle immagini in movimento è nato con il cinema. Le formule narrative televisive, gli spot pubblicitari e i videoclip sono semplicemente variazioni sul tema, che traggono il loro linguaggio da quello cinematografico. Quando una di queste tre modalità di racconto - televisione, pubblicità e videoclip - è realizzata con coscienza del mezzo espressivo e delle tecniche filmiche, il risultato è un piccolo capolavoro, spesso sperimentale, che può dare molto anche alle narrazioni strettamente cinematografiche.

Ben vengano quindi le commistioni tra autori cinematografici e linguaggi solitamente visti come meno autoriali: in un mondo fatto essenzialmente di immagini, meglio che queste siano governate da veri artisti del visivo, affinché l'educazione all'immagine passi per elementi che producono davvero pensiero.   


Seguendo questo link troverete il video del backstage della pubblicità, con il commento del regista.


Ringrazio Marianna Lovagnini della D'Antona&Partners che mi ha fornito foto e video per ampliare questo post.

3 commenti:

Emanuele Secco ha detto...

Joel, un uomo che amo e odio.
Amo per film come In linea con l'assassino e The Number 23.
Odio per i pessimi Batman Forever e Batman e Robin.

E.

Veronica Mondelli ha detto...

Effettivamente non posso che darti ragione. Però con la Campari ci ha saputo fare :)

Emanuele Secco ha detto...

E allora va bene così :) il caro Joel si dimostra il solito "uomo a balzi". Almeno non è un uomo sprofondato nell'abisso come quella fetecchia di Michael Bay ^^ ^^ ^^

E.