lunedì 11 novembre 2013

Se chiudo gli occhi non sono più qui - Festival Internazionale del Film di Roma



Un piccolo resoconto sulle prime proiezioni seguite al Festival.

Se chiudo gli occhi non sono più qui, di Vittorio Moroni.
Se si potesse definire il film con un'immagine, occorrerebbe scegliere una di quelle finali, fugaci, in cui il regista ci mostra un'insegnante di fronte ad una classe vuota.
Quale migliore metafora per raccontare non solo la storia di Kiko, il protagonista, ma quella di una miriade di giovani e meno giovani alle prese col nostro tempo?
Kiko è italo-filippino, è orfano di padre ed è costretto a rinunciare allo studio per lavorare in cantiere alle dipendenze del patrigno.
Kiko si pone mille domande sulla vita e sul destino, supportato da un anziano e misterioso uomo ma, soprattutto, dal dolce ricordo del padre. Da suo padre Kiko ha ereditato la passione per il cielo, per le stelle e l'infinito. Dall'anziano aiutante, invece, ricava pensieri, riflessioni e le giuste domande - quelle a cui nessuno trova risposta. In tutto questo la scuola non c'entra, è insufficiente o sufficiente solo in parte: perché un conto è formarsi leggendo da sé, amando i grandi autori e ricercando in loro similitudini con la propria vita, un conto è far proprie le fredde domande dei curricula ministeriali, quelle che i professori impongono per mettere un voto. Insomma, la scuola serve, ma la miglior scuola è la vita.
L'elemento interessante del film - che forse procede troppo per riflessione, rallentando il ritmo sul finale della storia - è che non ci troviamo di fronte a uno dei tipici lungometraggi tanto imbevuti di realtà da annullare il gusto per la fotografia o la regia. Moroni alterna un registro più crudo a uno più lirico e sognante: il primo è quello che supporta il mondo reale, doloroso e crudele, il secondo è quello dei bei ricordi e dei sogni. Su ogni cosa spicca l'interpretazione di Mark Manaloto, l'attore protagonista, qui alla sua prima esperienza: il ragazzo buca lo schermo con una sincerità disarmante, cosa che, spesso, gli attori troppo "costruiti" finiscono per perdere. 

Un film in cui molti adolescenti si sono riconosciuti, tanto che la proiezione è riuscita ad attirare una platea totalmente riempita dalle scuole. Presto la mia recensione su Taxi Drivers.

Altra proiezione della giornata per certi versi folgorante è stata Le streghe di Zugarramurdi di Alex de la Iglesia. Ma questa è un'altra storia che racconteremo presto.

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