giovedì 26 luglio 2012

Frankenweenie e Vincent

Da qualche giorno stanno girando per la rete poster e immagini del nuovo film di Tim Burton, Frankenweenie.
Film che poi tanto nuovo non è.
Si tratta del remake in stop motion di un cortometraggio che Burton aveva girato nel 1984 con attori veri: ripiegò su di essi per mancanza di mezzi, in realtà, sin da subito, il regista aveva intenzione di dar vita ai suoi amati pupazzi.
Frankenweenie è la storia di Victor e del suo cagnolino Sparky. Sparky rimane vittima di un incidente e Victor, disperato, non si dà per vinto: lo dissotterra, lo cuce e ricuce, gli ridà la vita. 
Perché Burton ha sentito il bisogno, a ventotto anni di distanza, di realizzare il suo progetto originale? Perché di nuovo con lo stop motion? 

L'impressione è che Tim Burton riesca a far esplodere la sua creatività più con lo stop motion che con un tradizionale film fatto di corpi veri. Forse, Tim Burton è come il suo Victor: preferisce essere un demiurgo. Si adatta male a ciò che già esiste, ha bisogno di fare di più. Con gli attori, Burton cerca sempre di trasformarne le sembianze in maniera estrema - e Johnny Depp è quello che più si presta a una tale trasformazione. 
L'impressione è che Burton debba per forza metterci del suo -  scomporre e ricomporre i corpi, dare ad essi l'immagine che ha in testa. Trovare attori istrionici come Depp, che oltre a smontare e rimontare il viso col trucco, sanno smontare e rimontare la recitazione, è molto raro.
Più facile, per una fantasia abnorme come quella di Burton, è creare dal nulla facce, gambe, braccia, occhi, bocche. Più facile, per Burton, è riprendere il Victor bambino e dargli l'immagine che preferisce. Più facile, anziché truccare un cane vero, crearne uno dal nulla, con la plastilina e anni di lavorazione. 
Ci può essere una ragione commerciale, ma l'amore che Burton dedica alle sue creaturine parla per sé. Bisognerebbe vedere i suoi disegni e leggere le sue poesie per capirlo. Immagini e parole di bambini alle prese con una mente più grande di loro, con fantasie spesso ingestibili. Cose che non appaiono più come problemi, se viste in relazione ad un uomo come Tim Burton, regista acclamato e osannato. Ma sono cose che appaiono in tutta la loro complessità se relazionate ad un bambino diviso tra la vita dentro e la vita fuori di lui.
Per questo, quel piccolo gioiello di Vincent, a mio parere, rimane il capolavoro di Burton: perché in sei minuti il regista ha condensato tutta la sua poetica - quella che sarebbe venuta - e ha parlato con tanta schietta semplicità della fantasia e del modo in cui essa, prendendo vita, sa creare mondi sovrapposti.



6 commenti:

Angela Leucci ha detto...

quoto tutto. <3

Veronica Mondelli ha detto...

:))

Mari da solcare ha detto...

Hai il dono di farmi entrare in una estetica, quella di Burton, che non è "elettivamente" la mia: ma tu me la fai capire e apprezzare. "Vincent" è veramente delizioso. Andrò a vedere il prossimo film del nostro. Grazie. Un abbraccio.

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Maria. Sono bellissime le parole che dici. E sono contenta che Vincent ti sia piaciuto. Grazie a te. Un abbraccio.

DOC ha detto...

Vincent Price, Poe... I miei miti di gioventù riesumati in un piccolo gioiello d'arte cinematografica, ulteriormente impreziosito dalla tua analisi, viscerale e impeccabile come sempre. Gradevolissimo post, Veronica. Grazie, buon weekend.

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao DOC!
Purtroppo non ho trovato su youtube la versione sottotitolata in italiano e recitata da Vincent Price. Se puoi, in qualche modo, cercala. La versione in lingua originale è qualcosa di sublime.
Buon week-end a te!