lunedì 30 luglio 2012

Donne nell'Arte - Jeanne Hébuterne



Quali siano stati i pensieri di Jeanne, in quel freddo giorno del gennaio parigino millenovecentoventi, non potremo mai saperlo. Cosa Jeanne abbia visto, affacciata alla finestra del quinto piano dell'appartamento dei genitori, non potremo mai immaginarlo. Ventidue anni da compiere e il secondo figlio da far nascere. Ha il pancione, Jeanne, affacciata alla finestra, di fronte ad una Parigi in pieno inverno. Avrà pianto? Avrà affrontato il mondo in preda ad una lucidità nera? Avrà pensato alla piccola Jeanne, venti mesi appena? O avrà pensato a lui, solo a lui, a lui che non c'è più – senza di lui come faccio?
Solo due giorni prima, Jeanne era straziata. Come una tela graffiata. E dallo strazio alla lucidità nera, il passo è breve.

Millenovecentodiciassette - i corridoi dell'Académie Colarossi. Li immagino misurare i passi, tutti e due, e sfiorarsi appena con lo sguardo. Camminano, intrecciano gli occhi, il tempo giusto perché la loro storia si compia. Non sapremo mai se sia andata realmente così, ma un incontro di sguardi deve essere stato, perché lui lavorava con gli occhi, guardava e dipingeva e lei, be', lei aveva quegli occhi nati per essere dipinti. Già lui li vedeva - gli occhi di Jeanne - una colata nera, densa, penetrante, sotto l'esile e imperante arcata sopracciliare. Talvolta, due gemme azzurre, gigli schiusi fissi sullo spettatore. Un gioco di linee e cromie intense, nella tela di Amedeo. Diciannove anni lei, trentatré lui. Si scatena una di quelle cose che non puoi lasciar scappare, perché di tempo ne hai perso pure troppo.

Jeanne Hébuterne, Autoritratto
È così che Jeanne diventa la musa di Modì, del suo Modì. La zazzera scompigliata e la barbetta incolta, il fascino folle e malato di Montparnasse, i colori terrosi e vividi di Montmartre - questo deve aver visto Jeanne nei corridoi di Colarossi. E questo deve aver sentito ogni volta che il pennello di Amedeo scivolava sulla tela e la ritraeva. Poi, toccava a lei. Jeanne si ritirava, impugnava i colori e dava contorni alle cose – uno sguardo alla stanza, uno sguardo ad Amedeo, uno alla Jeanne neonata e il mondo, il suo mondo, si ricomponeva nella tela. Un mondo di donne, nella sua tela. Donne colorate, azzurre, ocra, donne dagli occhi taglienti e osservatori, mai semplici modelle, ma linee espressive che emergono, trafiggono e lasciano inermi. Questo il suo mondo, nella tela.

Il mondo. Fuori della tela.
Amedeo, giovane italiano cagionevole, bisognoso di climi più caldi e distesi.
Amedeo, nei giorni vagabondi alla ricerca del sole - mentre Jeanne scaccia l'umidità, partorisce, dipinge e posa.
Amedeo, turbinoso uomo pieno di passione, fosco e irruento come solo l'arte talvolta sa essere. Trentacinque anni appena, quel giorno. Quando la meningite lo fulmina e, tra deliri e febbre, allenta la presa e le lascia la mano. È il 24 gennaio millenovecentoventi. Per Jeanne, Parigi si svuota. Per Jeanne, i colori si spengono. Per Jeanne, non esiste amore, maternità, fame, sonno, dolore. Per Jeanne, due giorni dopo, affacciata al quinto piano, esiste solo il cielo.

Forse, quel giorno freddo di gennaio, Jeanne deve aver pensato che ci voleva una semplice spinta.
Lei lo sa. Senza il pittore, il quadro non esiste.
Lei lo sa, all'improvviso. Senza la spinta, volare è impossibile.

8 commenti:

Silvia Pareschi ha detto...

Ho sempre amato la storia di Jeanne e Amedeo, fino al giorno in cui mi sono svegliata cinica e ho deciso che non l'amavo più.

Veronica Mondelli ha detto...

C'è il forte rischio che questa storia diventi seriamente stucchevole. Però ancora non sono entrata nella fase del cinismo :). La cosa su cui mi arrovello da sempre il cervello è capire cosa sia passato nella testa di lei quando ha fatto ciò che ha fatto.

Silvia Pareschi ha detto...

Eh, infatti, è proprio questo che ha smesso di attirarmi (e non per cinismo, ma per sana concretezza): l'amore autodistruttivo non è amore, è un problema. Però loro erano belli, e i suoi ritratti sono meravigliosi.

Veronica Mondelli ha detto...

Sì, sono pienamente d'accordo. Mi chiedo dove sarebbe potuta arrivare lei, con la sua arte, se non avesse seguito Amedeo. Però la cosa che mi affascina e che, temo, non smetterà mai di affascinarmi, sono certi viluppi tra arte e vita, pericolosi, ma ricchi di mordente (un giorno finirò per parlare dei coniugi Schiele, loro sono il mio pallino fisso, artisticamente parlando :)). Nonostante tutto, non mi sento di giudicare Jeanne. A suo modo, ha fatto una scelta e ha definito in maniera netta la sua vita.

Federico Torre ha detto...

Storia indubbiamente commovente, fra l'altro Modigliani lo considero un "mito" un vero "gigante" dell'arte a livello mondiale!

Federico Torre ha detto...

Una storia indubbiamente commovente! Fra l'altro Modigliani lo considero un "mito", un vero "gigante della pittura a livello mondiale!

Federico Torre ha detto...

Una storia indubbiamente commovente! Fra l'altro Modigliani lo considero un "mito", un vero "gigante della pittura a livello mondiale!

Federico Torre ha detto...

Storia indubbiamente commovente, fra l'altro Modigliani lo considero un "mito" un vero "gigante" dell'arte a livello mondiale!