giovedì 20 ottobre 2011

The Walking Dead, seconda stagione





Su Fox Italia, in contemporanea con gli Stati Uniti, è appena iniziata la seconda stagione di The Walking Dead, acclamata serie televisiva tratta dall'omonimo fumetto di Robert Kirkman, Tony Moore e Charlie Adlard.
La prima stagione aveva fatto godere gli appassionati del genere zombie per soli sei episodi. Tredici, invece, saranno le puntate che formeranno la seconda stagione.

L'inizio di questa attesissima seconda serie fa ben sperare. Dei quarantatre minuti dell'episodio, se ne passano almeno trenta in totale apnea. E questo senza particolari effetti speciali: l'unico effetto speciale è dato dall'eccellente make-up, che ogni volta restituisce zombie brutti, sporchi, cattivi, affamati e in putrefazione.
L'interminabile prima sequenza ci porta a seguire le sorti del gruppo di vivi (Rick, la sua famiglia e i suoi amici), alle prese con un blocco autostradale dovuto all'infezione. Un classico: l'autostrada è intasata da macchine spente o fumanti, a bordo delle quali ci sono corpi – vivi o non-morti? Mentre il gruppo di vivi cerca di farsi strada tra le auto abbandonate e fa scorta di benzina e cibo, ecco che arriva un'orda – o mandria, come la definiscono loro – di zombie. Subito, si gettano tutti sotto le auto. La sequenza è di per sé lenta, ma profondamente angosciante. I protagonisti trattengono il fiato sotto alle auto, guardando scivolare lentamente i piedi storti dei non-morti: basta un semplice respiro per attirare l'attenzione e la fame degli zombie. Qui non avviene nulla di eclatante, nulla di veloce, nulla di davvero catastrofico. Ci sono corpi vivi che tremano a contatto con l'asfalto e che contemplano un religioso e terrificante silenzio: si guardano gli uni con gli altri e hanno paura. La mandria di zombie avanza, senza accorgersi delle loro prede (almeno così sembra...): c'è un silenzio carico di attesa e paura, l'unico sonoro ammesso è dato dal trascinare lento e infinito del passo-zombie e da qualche respiro affannato a forza trattenuto.
La sequenza è molto lunga e inevitabilmente anche lo spettatore è indotto a trattenere il respiro.

The Walking Dead è tra le zombie stories più azzeccate. Probabilmente una delle migliori in circolazione.
Perché?
Perché ha perfettamente compreso il cliché, lo stilema, la tecnica tipica che fa di una storia una storia di zombie: la ripetizione.
Il ripetersi di sequenze uguali nella struttura, ma portatrici, di volta in volta, di un minimo di variazione conduce lo spettatore a godere al massimo della paura che lo zombie provoca. Lo stesso personaggio dello zombie non è altro che un ripetitore meccanico: si trascina, mangia, emette suoni inarticolati, poi ricomincia, si trascina, mangia... così come è sempre lo stesso il modo per eliminarli: colpirli in testa. Le situazioni sono obbligate alla ripetizione del “già visto” pena la non riuscita dell'effetto zombie.
Lo zombie può colpire in spazi molto aperti, ma è sempre in relazione allo spazio chiuso che produce adeguatamente il suo effetto. I protagonisti si trovano su un'autostrada e improvvisamente, a causa dei non-morti, sono costretti a rifugiarsi nello spazio angusto ma non così sicuro sotto alle auto; una delle protagoniste si troverà chiusa nel bagnetto del suo camper a lottare con uno zombie che spinge per entrare. A questo proposito rimane geniale una sequenza della prima serie: quella in cui Rick è costretto a passare dall'ampia strada della città allo stretto spazio tra asfalto e carro armato abbandonato, mentre orde di zombie da ogni parte cercano di afferrare il loro pranzo. Rick riesce ad entrare nel piccolo posto di guida del carro armato, ma il soldato che è all'interno è anch'esso uno zombie. Non si sfugge allo zombie così come non si sfugge al posto angusto: e allo stesso modo non conta tanto la storia quanto le singole situazioni di pericolo, vere e proprie acrobazie dell'horror, dell'action e del catastrofico.
E così, ciclicamente, si ripete lo stilema zombesco: spazio aperto – zombie – rifugio (non proprio sicuro) in uno spazio stretto. Ognuno di questi elementi serve inoltre a ricordare che la civiltà è finita, che ormai vige, letteralmente, l'homo homini lupus; i vivi sono costretti ad una lotta per la sopravvivenza che azzera ogni sovrastruttura, elimina ogni orpello della quotidianità e della società. Anche il vivo viene ridotto a semplice animale in fondo, diviene una preda e in quanto tale può solo fuggire e sopravvivere, dimenticando il superfluo e amando profondamente ciò che davvero è importante. Anche quest'ultima caratteristica serve ad aumentare l'angoscia e così anche il piacere che si prova quando il personaggio riesce a fuggire, a colpire uno zombie, a sopravvivere assieme ai propri cari.
È questo il segreto della riuscita dello zombie movie che, pur dando angoscia, induce anche piacere: il sottile piacere di essere al di qua dello schermo e di potersi permette il terrore perché nulla protegge di più di uno schermo (cinematografico o televisivo), specialmente nel caso degli horror.

Tutto fa pensare che i successivi dodici episodi della stagione saranno al cardiopalma e continueranno a scavare nello spettatore per enucleare quel piacere (anche un po' masochista) della ripetizione e della protezione che, finora, è probabilmente uno degli elementi più affascinanti dell'identificazione cinematografica e televisiva.



7 commenti:

Giulia ha detto...

Mi ispira un sacco questa serie! pensa che non ne avevo mai sentito parlare... e si che ho Sky! XD bene bene... dovrò rimediare!!! :P Le tue recensioni sono sempre squisite... ;)

Marco Michele ha detto...

da avido lettore (anche) di graphic novels, mi attirano molto gli albi di questa serie, sono da parecchio nella mia wishlist di amazon...
cercherò di recuperare anche il serial tv!
buona serata e a presto ;)
marco

Veronica Mondelli ha detto...

@Giulia: te la straconsiglio! Specialmente se ami il genere zombie... :)

@Marco: ho letto alcuni capitoli della graphic novel, il disegno è accattivante e la storia molto bella; la sceneggiatura differisce un pochino rispetto alla serie tv che comunque è davvero di alta qualità!

Grazie per i vostri commenti!

Carolina Venturini ha detto...

Sai quale libro mi hai ricordato? Il "Manuale per sopravvivere agli zombie" . E' sempre appassionante leggere le tue recensioni.

Veronica Mondelli ha detto...

Devo assolutamente leggere questo libro *_*! 
Grazie per il tuo commento, Carolina.

Carolina Venturini ha detto...

E' fantastico. La prima reazione spontanea che vivi leggendo questo libro è sempre la stessa: ti chiedi se non ti convenga affrontare effettivamente il mondo con questo manuale. Secondo me, intorno a noi di zombie ce ne sono tanti... :D ;-)

Veronica Mondelli ha detto...

...e allora lo leggerò! Grazie della dritta, Carolina