domenica 2 ottobre 2011

Drive




Anno: 2011 - Genere: noir, action - Nazionalità: USA - Regia: Nicholas Winding Refn


Che significato ha la parola vita? E che significato può avere la parola casa?
Certo, sono due parole che possono assumere tanti significati quanti sono gli esseri umani.
Però per qualcuno “vita” può essere sinonimo di viaggio, viaggio incessante, viaggio frenetico, lungo, doloroso, stimolante: ma comunque viaggio. Quando la vita è un continuo viaggio, il viaggiatore può diventare un autista. Deve saper guidare la propria vita e saper guidare quella di chi gli è accanto, con tutte le difficoltà del caso.
Casa: è un momento di ritorno a se stessi. Amore, famiglia, calore, riposo. Stasi.
E come può un autista conciliare il viaggio della sua vita con la stasi?

Una soluzione può essere quella di avere una piccola casa viaggiante: un'auto. In quell'auto entra tutto: la casa, la famiglia, il calore, il riposo, le responsabilità, la fatica e il viaggio stesso. In una casa che viaggia ci può essere tutto, gioie e sensi di colpa, perché far viaggiare qualcosa che è statico, così come rendere statico qualcosa di viaggiante è spesso difficile e inconciliabile.
Tuttavia in una casa viaggiante, in un'auto guidata ora piano, ora veloce, con tutto il carico di responsabilità che si ha, risiede la metafora della vita.
Nicholas Winding Refn con Drive esprime l'universale valore del viaggio della vita e degli affetti familiari, in un film dai tratti noir e action mescolati al geniale sguardo d'autore.

Il protagonista è un driver senza nome. Fondamentalmente algido e laconico, talvolta esplode, pazzo e furibondo, talvolta vive in un'oasi di pace, con il sorriso stampato in faccia. Questo complesso e affascinante personaggio lavora in un'officina, part-time fa lo stuntman nei film di Hollywood e di notte arrotonda facendo l'autista per le bande criminali. La sua vita è instabile. Non sembra esserne particolarmente sconvolto, ma lo si vede dal suo incessante guidare che la vita del driver è irrequieta e instabile.

Poi arrivano Irene e suo figlio Benicio. Quello che per loro è rispettivamente un marito e un padre è in carcere. Irene e Benicio sono soli. Il driver li accudisce. Li porta in giro, a bordo della sua auto, una microcasa viaggiante che li trasporta da un luogo fantastico ad un altro, da una giornata spensierata ad un'altra.
Ma poi Standard, marito di Irene e padre di Benicio, esce di carcere. Il driver decide di accudire tutti e tre, di proteggerli affinché la loro armonia e unità familiare – quella che lui non ha – sia davvero perfetta ed esente da problemi.
Ma dove c'è il marcio, dove il "brutto" e il "cattivo" emergono, qualcosa va sempre male. E il driver dovrà rivedere i suoi piani, intraprendendo un viaggio pazzesco, notturno, violento ma carico d'amore struggente.

Refn realizza un film misurato, che non eccede mai nonostante l'uso della violenza sia catastrofico - in tutti i sensi. Drive costruisce il proprio mito sequenza dopo sequenza, consapevole di essere già un cult. Ogni elemento è pensato a dovere. Refn crea una pellicola carica degli stilemi tipici dei film degli anni Settanta e Ottanta: la fotografia, così rilucente, ricca di sprazzi luminosi sia di giorno che di notte, di colori caldi, vagamente patinata, ne è una testimonianza; così come l'eccellente colonna sonora, un turbinio di sottofondo che palpita continuamente e che non abbandona mai lo spettatore, irrompendo talvolta in squarci sonori violenti che fanno sobbalzare e saltare il cuore.
Refn procede con una messa in scena della storia che raramente in altri autori è così consapevole e magistrale: il suo punto di vista da autore nordeuropeo si vede subito nella rilettura degli stilemi di genere, che il regista piega ai propri ritmi lenti e perfettamente riconoscibili. Non pensate di trovare spasmodiche corse cittadine in stile Burn out o Fast and Furious: le accelerazioni del motore saranno solo quelle dell'animo del driver e le lunghe corse saranno lente, pacate, riflessive, quelle di un uomo senza casa che cerca disperatamente pace. Refn si affida spesso all'uso del ralenti e di una colonna sonora che riescono sempre a parlare al posto di un uomo che cova il suo smarrimento e che nasconde dietro l'apparente calma la smania irrefrenabile per una vita difficile.

Ryan Gosling interpreta il driver in modo a dir poco eccellente. Una delle migliori interpretazioni viste negli ultimi anni. Si muove tra rabbia composta e calma trepidante, tra passività e aggressività, alternando a queste a volte, solo a volte, la felicità di un bambino. Gosling stupisce per la maturità della complessa interpretazione di un personaggio da cui ci si può aspettare tutto e il contrario di tutto. Memorabile la scena del martello e della pallottola nel club di lapdancer - luci fluorescenti, marroni e gialli avvolgenti, la rabbia del driver una bomba ad orologeria. Come Refn per la regia, anche Gosling costruisce il mito del driver nel momento in cui lo interpreta: una sorta di Clint Eastwood cowboy, indecifrabile eppure estremamente comunicativo, un personaggio molto vicino ad un altro di Refn, One-eye di Valhalla Rising.

Giocato su un ambiguo rapporto tra diurno e notturno, Refn porta il diurno e il notturno nella mente dello spettatore: il genere a cui si affida il film costruisce un'immensa metafora, non sempre facilmente visibile, sulla vita dell'uomo, sulla famiglia, sul giorno e la notte dell'esistenza, il cui percorso è dolce e aspro ad un tempo e implica sacrificio, soprattutto verso le persone che si amano. Ma nonostante il genere e la metafora, allo spettatore arriva qualcosa di sotterraneo e subliminale e per questo ancora più coinvolgente e affascinante: quella ricerca inquieta che ci riguarda tutti da vicino, posta tra la nostra vita frenetica e la casa in cui trovare conforto.





2 commenti:

Carolina Venturini ha detto...

La sai una cosa? Scrivi così bene che incanti. Mi piacerebbe tanto conoscere le tue letture e come formi il tuo talento scrittorio. Ti ammiro sinceramente.

Veronica Mondelli ha detto...

Grazie per il complimento, Carolina. In verità tendo ad assorbire qualunque tipo di testo letterario, non ho preferenze. E poi, non so sinceramente come spiegarti questa cosa, ma per scrivere non rielaboro solo ciò che leggo, ma mi faccio ispirare da quello che vedo - sia film che fumetti.
Grazie cara, sentirsi fare un complimento così da una persona come te che scrive da dio non è affatto poco :).