giovedì 6 ottobre 2011

Blood Story (Let me in)





Titolo originale: Let me in - Anno: 2010 - Genere: horror - Nazionalità: Gran Bretagna/USA - Regia: Matt Reeves


Il personaggio del vampiro, così come quello dello zombie, è uno dei più letterariamente compiuti, tanto che su di esso sono state molteplici le variazioni tematiche. Come ci sono zombie che camminano lenti e zombie veloci, zombie simpatici e zombie terrificanti, così anche il vampiro è suscettibile di esperimenti: ma forse rare volte si è fatto di un horror un romanzo di formazione e del vampiro il simbolo del passaggio all'adolescenza. Molto spesso il vampiro, sia al cinema che nei fumetti, è stato sinonimo di lascivia, di sensualità sperticata, di perdizione affascinante, di morbosità senza freni.
Qui, invece, il vampiro diventa quasi un limite all'esistenza, è sinonimo di quel freno che è possibile rintracciare in ogni adolescente in uno dei momenti più sconvolgenti e difficili della sua vita.
In Blood story il Bildungsroman è ovunque. Owen è un ragazzino che cresce, è più gracile degli altri, è maltrattato dai compagni ed è al centro della separazione dei genitori, che non pensano al figlio ma solo alle loro beghe matrimoniali. Owen non è un ragazzino problematico, semmai è il mondo attorno a lui ad esserlo. Ed ecco che qui il vampiro, una bella ragazzina sola e isolata dal suo stesso essere, diventa rito di passaggio e accettazione della propria diversità. Laddove l'accettazione della diversità non è mai un modo per integrarsi, per vivere bene con se stessi, ma è amaramente una cosciente esclusione dal mondo.

Il vampiro che si nutre di sangue e uccide gli uomini e la ragazzina dolce che si tramuta in bestia sono solo alcuni modi per parlare di quel lato oscuro dell'adolescenza creato dal mondo circostante, che punta sempre il dito contro ciò che è o sembra anormale; quel mondo già troppo cresciuto dimentico di essere stato un tempo giovane e che per questo rende difficile qualunque tipo di integrazione.

Blood Story non è l'horror più bello degli ultimi vent'anni: almeno non lo è se pensiamo ai tipici stilemi degli horror. Lo spettatore non è indotto ad avere paura del mostro: la psicologia viene rovesciata e il terrore si prova per quel mondo "fuori dell'adolescente" così terrificante e omologante nei modi, nelle forme e nei pensieri. Nel sapiente ribaltamento dei termini sta effettivamente l'attrattiva della storia, seppure a volte il film è frenato probabilmente dal fatto che si tratta di un remake di un'opera che poggiava più sull'autorialità e meno sul genere. 
C'è un'eccessiva dose di angoscia che però prende all'anima. Stavolta l'horror smuove qualcosa che provano tutti e mette in luce quanto l'elemento orrorifico non si trovi nel soprannaturale ma nella realtà. In fondo, tutti gli horror traggono spunto dalle paure più reali e recondite dell'uomo, creando metafore magiche o soprannaturali. La paura di un “ritorno” dall'aldilà e il terrore di essere bestie senza pensiero hanno creato lo zombie; il vampiro ha sempre dato voce al notturno e anch'esso, in parte, alla bestialità insita nell'uomo. Ma Blood Story punta quasi solo sul reale; meglio: punta sulla realtà dello stato d'animo dell'uomo. Non è un horror metafisico, ma un horror dei sentimenti quotidiani. Il sangue di cui sono fatti gli uomini è lì a testimoniarlo: così “carnale”, il sangue sta a simboleggiare la voglia di ribellione e la brama di uscire fuori dalla dicotomia bambino-adulto; è l'istinto di succhiare via tutto ciò che di marcio c'è nell'essere adulti e tutti uguali, portando quel po' di autocoscienza e purezza che solo un vero “diverso” ha. Tant'è che forse il titolo originale del film, Let me in, con il suo significato di ingresso e forse anche di soglia (di una stanza, un mondo, un'anima) parla molto di più di una storia problematica tra adolescenti che non di un horror, mostrando che il vero fulcro del film è l'incontro tra anime escluse dal mondo che nel trovarsi in comunione, nello scambiarsi amore e sangue, proprio come Giulietta e Romeo, trovano (forse) pace.


13 commenti:

dandelion67 ha detto...

perchè questa storia mi ricorda "Lasciami entrare?"...ne ho nitido il ricordo...lo vidi proprio lo scorso anno...una storia forte e vera...non sempre accettiamo ciò che siamo...a volte ci accade di allontanare chi si avvicina a noi, proprio perchè non accettando noi stessi , non vogliamo essere accolti...serene ore Veronica..dandelìon

Veronica Mondelli ha detto...

Benvenuta Dandelion.
Blood Story ti ricorda Lasciami entrare perché ne è il remake. Lasciami entrare, infatti, è la traduzione esatta del titolo originale, Let me in.
Grazie per essere passata di qui e grazie per il tuo commento!

Giulia ha detto...

Devo ancora guardare il film originale "Lasciami entrare" e mi hanno detto in molti che è davvero bello. Adesso mi incuriosisce anche il remake... soprattutto perché la tua recensione è accattivante e seducente come al solito... mi hai trascinato dentro la storia! Bene bene... altri due film da mettere in lista.... :P mi piace!!! Bravissima Veronica... con le tue parole trasmetti amore per il cinema!!!

Veronica Mondelli ha detto...

Giulia, grazie di cuore! Mi commuovi, non potevi farmi complimento più grande e gradito... Io amo il cinema! Grazie ancora Giulia.

Marco Michele ha detto...

questo film stuzzica molto anche me, inevitabilmente anche o forse soprattutto la sua versione originale...
complimenti davvero per i tuoi ricchissimi ed appassionati testi... continua così! ;)
buon risveglio e a presto,
marco

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Michele,
benvenuto sul mio blog e grazie per il complimento :).
Il film è un po' "strano", non so dirti se sia davvero bello e ben fatto, ma di sicuro è da guardare per i particolari sentimenti che suscita.
Ciao e grazie ancora per il tuo commento!

occhio sulle espressioni ha detto...

Non potevo esimermi da fare un salto qui, e noto che è un blog di VERA passione, senza fronzoli ricercati solo per attirare lettori. Va dritto al sodo!
Sul film: l'originale è nella mia classifica personale degli horror degli ultimi anni, pura poesia. È un po' che medito la visione di questo, che è ancora presente nelle sale della mia città, ma per adesso ho visto altro.
Una cosa mi è piaciuta della tua recensione: lo definisci giustamente horror, com'era horror anche l'altro. Dico questo perché molti, vedendone il lato romantico, l'hanno bollato come d'orrore solo in apparenza, mentre tu hai descritto benissimo le molteplici sfaccettature del mondo del macabro, di cosa è proiezione ed il filone culturale/vampirico.
Tornerò presto a leggerti! :)

Luigi

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Luigi,
benvenuto da queste parti.
Ti ringrazio infinitamente per quello che mi dici, soprattutto perché hai notato la mia passione.
Mi ripeto, non so se questo remake sia davvero un bel film, ma mi è piaciuto il modo in cui è stato costruito l'elemento orrorifico, elemento che coinvolge lo spettatore sin nel profondo, generando vera angoscia.
Grazie ancora e a presto!

Doctor Peter and Mister Hook ha detto...

Ciao Veronica. Ho visto e apprezzato "Lasciami entrare", e questo remake sembra interessante. Segnato. Buon week-end.

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Doc!
Grazie mille per essere passato di qua e per aver lasciato il tuo commento. Buona giornata!

Dreamy Melrose ha detto...

L'originale mi era piaciuto molto :) e ora dopo aver letto il tuo post ho la curiosità di vedere questo remake :)

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao Mel! Bentornata!
Sono contenta di aver smosso la tua curiosità. Grazie infinite per il tuo commento!

Anonimo ha detto...

Greetings! Very helpful advice within this post! It's the little changes which will make the most significant changes. Thanks a lot for sharing!

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