lunedì 29 giugno 2009

PROIEZIONI NOTTURNE - 300 (pt. 2)

Seconda porzione di analisi su 300. Sarà più pratica delle altre, così vedremo come forma e con-tenuto si intrecciano.
Dunque: inizia la battaglia. Ci sono due inquadrature che mi hanno particolarmente colpito, poiché danno perfettamente il senso di quell'intreccio tra oralità e visivo di cui si parlava nella prima parte. Anzi, questa breve scena che mi accingo ad analizzare è un vero e proprio esempio di "forma audiovisiva". Scomponiamola:


Con un lentissimo carrello all'indietro, Snyder mostra Leonida che dice: This is where we hold them!


Altra lentissima panoramica all'indietro: Snyder mostra Leonida sostenuto in posa plastica dai suoi trecento uomini. Il re dice: This is where we fight!


E poi ecco che Snyder ci spaesa del tutto, ci getta fuori strada: ci aspetteremmo che la carrellata continui, che diventi dolly e quindi una enfatica panoramica dall'alto (spesso così vengono mostrate le scene di guerra, ma in 300 siamo sempre "dentro" la battaglia); e invece mette un bel controcampo che inquadra il volto di Leonida in primo piano ma soprattutto i Persiani che stanno arrivando. Infatti il re spartano cambia soggetto alla frase: This is where they die! Quando Leonida dice il "they", al posto dei primi due "we", fa un leggero gesto con la spalla e la lancia, indicando i Persiani.

Se le prime due inquadrature sono delle oggettive (ossia non c'è un soggetto particolare che guarda Leonida parlare), l'ultima ha uno strano statuto, potrebbe essere una semi-soggettiva: la soggettiva è dei trecento spartani che non si vedono e che sono al posto di noi spettatori e a cui Leonida si rivolge. Attraverso la sua frase il re ha letteralmente il compito di "traghettare" i suoi uomini verso i Persiani. Allo stesso tempo Leonida è colui che guarda i suoi nemici, ma è anche dentro l'inquadratura (potremmo dire: non si pone mai sopra i suoi soldati, ma sempre alla pari). E' sia oggettiva che soggettiva, pertanto.

Tuttavia l'elemento davvero interessante è l'uso che Snyder fa dei pronomi soggetto, nel momento in cui li affianca alle inquadrature e li fa diventare effettivamente "visivi". "Qui è dove noi li bloccheremo" - e l'inquadratura mostra Leonida, la macchina da presa a poco a poco scopre gli altri spartani - "Qui è dove noi combatteremo!" gli Spartani sono tutti in mostra nell'inquadratura. E' un climax, ma un climax molto strano: la frase sarebbe potuta finire con "qui è dove noi vinceremo", ma visto che alle Termopili i trecento spartani non vincono in modo "tradizionale" - poiché muoiono per dimostrazione, per invogliare il resto della Grecia a combattere - Leonida non può pronunciare questa frase: preferisce spezzare il climax del "noi". E così, controcampo: "Qui è dove loro moriranno!"; Snyder ci mostra appunto il "loro", la terza persona plurale, i Persiani.
Infatti saranno i Persiani a morire davvero: loro non lasceranno traccia. Gli Spartani, invece, non moriranno mai, le loro gesta rimarranno nel tempo. Non appena Leonida ha finito di eccitare i suoi con queste tre frasi d'effetto, si pronuncia in un concetto più poetico: "Remeber this day, men... for it will be yours for all time!". E cioè: "Ricordate questo giorno perché sarà vostro per sempre".
I Persiani moriranno, gli Spartani saranno padroni di un giorno eterno anche dopo la morte: Delio li ricorderà. I libri di storia parleranno di loro.

Abbiamo preferito riportare le frasi in inglese, perché nel doppiaggio italiano i pronomi soggetto si andavano perdendo e così anche la costruzione delle inquadrature e l'analisi. Inoltre il doppiatore, non potendo pronunciare il "noi" e il "loro", mette l'accento sui verbi, al contrario di Gerard Butler che calca i pronomi.

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