lunedì 18 maggio 2009

PROIEZIONI NOTTURNE - The Nightmare before Christmas


Significanti a confronto.

A volte - ma sarebbe meglio dire "sempre" - viviamo i giorni allo stesso modo, senza prestarvi attenzione. Ad esempio le festività. I loro significanti (siano essi un albero di Natale, un uovo di Pasqua o un bel tacchino) sono così "quotidiani" e intrinseci al nostro vivere, da sembrare giustamente inespressi e da ultimo vuoti.
Jack Skeleton è il re di Halloween. Un re terrificante e orribile, ma stanco di quotidianità. Tutti i giorni di tutta sua la vita architetta con altri spaventosi suoi simili una festa di Halloween che è sempre più orripilante, ma anche sempre più uguale. Tim Burton ci pone di fronte non tanto ad un problema, ma allo stato d'animo di chi ha gli occhi più aperti degli altri, di fronte al vivere di chi si accorge e, nell'accorgersi, sente che manca qualcosa. Jack Skeleton ha paura della normalità: ma quale "normalità" è quella di un mondo dove il terrore è la regola e non aver paura è l'eccezione assolutamente evitata? Rovesciando i segni potremmo dire: è la normalità che terrifica. E' il quotidiano che diventa orribile, a volte soffocante, molto più angosciante di una passeggiata al cimitero.
Jack cerca allora quello che manca. Cerca di colmare il vuoto di una normalità insipida. Trova il mondo del Natale. In esso vede la gioia, qualcosa che lui non ha mai provato; rovesciamo ancora una volta i segni: spesso l'anormale è motivo di euforia, di gioia, di meraviglia (per gli occhi, oltre che per la mente).
Ma questo possono vederlo solo in pochi: qualche diverso, quello che tiene gli occhi più aperti degli altri, come dicevamo o, addirittura, che gli occhi non ce li ha per niente.
E appunto, vedere "diverso" è da anormali. Vedere normale è da spenti e vuol dire capire tutto al contrario, senza mai interrogarsi su... "cosa manchi davvero".
E' per questo che i concittadini halloweeniani di Jack equivocano il senso dei significanti natalizi ed è per questo che alla vigilia di Natale, gli uomini e le donne di buona volontà che attendono Santa Claus decidono di uccidere Jack.
Ecco che il nostro elegante scheletro torna nel suo mondo e lo fa consapevolmente: solo lì può decidere come essere, in un luogo dove non viene additato per la sua diversità e dove, per questo, rimanendo in incognito, può decidere come variare sul tema... di Halloween.

(Ricorderei brevemente che tutti gli strambi persongaggi di Burton, dopo una breve "uscita", decidono di tornare al loro mondo: esempio e chiave di lettura per l'opera burtoniana è il piccolo Vincent, protagonista del primo corto di Burton, che pur di rimanere coerente al suo mondo, preferisce morire piuttosto che vivere come gli altri bambini).

Cade la neve nel paese di Halloween, gentilmente concessa da Babbo Natale. Jack si abbandona a quel bianco pacificatore, di cui si era chiesto "cos'è? Cos'è?" con tanta insistenza alcune scene prima.
E su quel bianco, la luna di una perenne notte accesa, Jack bacia Sally, l'unica che lo ha sempre inseguito, comprendendo la sua mancanza. Sally è la creazione di un inventore, forma composta da altre forme, da altri corpi, da altri significanti sconosciuti: lei non è un segno preciso, le sue braccia e le sua gambe cucite si scompongono, si ricompongono, ingannano... e ambiguamente nonché faticosamente riescono a cavarsela: e sempre con un sorriso innocente sul viso. Sally è indefinibile e forse proprio per questo è colei che meglio conosce la mancanza e grazie a Jack scopre come colmarla: amando.

Ma l'amore da che segno è contraddistinto? Forse è l'unica cosa che davvero non può essere ingabbiata in un significante: e quando lo si fa, spesso svanisce.

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