martedì 19 febbraio 2013

The Sessions - Gli Incontri


Mark, sdraiato sulla sua lettiga, il collo tutto all'indietro e la schiena inarcata, guarda lo spettatore con i suoi profondi occhi blu.
Anno: 2012 - Nazionalità: USA - Genere: Commedia/Drammatico - Regia: Ben Lewin

Mark ci guarda coi suoi occhi aperti, curiosi, ingenui quasi come quelli dei bambini, eppure estremamente profondi, in grado di comunicare e di produrre un senso mai banale. Mark è poliomielitico, può muovere solo il collo e passa la sua vita tra la lettiga e il polmone d'acciaio che lo aiuta a respirare. Non può toccarsi né può toccare, ma vorrebbe avere una donna da amare, sia mentalmente che fisicamente. Mark è giornalista e poeta e grazie alle parole sa toccare le persone nei punti giusti.

Cheryl è una terapista sessuale. È madre e moglie e si sta convertendo all'ebraismo per far felice il marito. Il suo mestiere è molto inusuale. È una sorta di psicoterapeuta, solo che le sue terapie sfociano nel sesso vero e proprio. Un sesso molto logico e scientifico che ha per scopo, però, la liberazione del paziente da tutte le paure e le regole che ingabbiano il suo corpo.

Cheryl, con un bel vestito a fiori, prende un tè al bar con Mark, sdraiato sulla solita lettiga


Mark è molto cattolico: deve per forza credere in Dio, perché almeno ha qualcuno con chi prendersela per il suo stato – un dio con un grande senso dell'umorismo. Mark ha per amico padre Brendan, il prete che tutti vorremmo trovare sotto casa: quello che ascolta e che suggerisce di fare sesso, anche fuori del matrimonio, se è ciò che può aiutare il fedele. Padre Brendan fuma, fa jogging e beve birra col suo amico Mark. Un prete estremamente umano – tutti dicono “Oddio!” quando fanno sesso, sia che credano, sia che siano atei.

Padre Brendan ascolta le confessioni del suo amico Mark


The Sessions sono gli incontri tra Mark e Cheryl, durante i quali Mark impara a liberare il suo corpo: a fare sesso, sì, ma a farlo soprattutto a partire dalla testa, dalla poesia che scaturisce dalla mente, dall'immaginazione, dalle parole. Solo in questo modo, il suo corpo apparentemente diverso diventa “normale”, pieno, vivo. Mark insegna che nessun corpo è davvero diverso, normale o diversamente abile; ogni corpo è quel che è, con le sue caratteristiche e le sue possibilità. Caratteristiche e possibilità che, unite ad una mente adeguata ed eccellente, in grado di vedere e immaginare, possono attrarre anche una donna speciale e "normale" come Susan, che non crede in nulla, ma solo nella vita e nel suo fascino.

Cheryl e Mark finalmente a letto insieme


The Sessions è un film molto toccante, ma anche ironico e divertente. Si ride e si piange come nella vita, senza mai eccedere né con le lacrime né con le risate. Le battute argute e divertenti sono sempre molto profonde e ben bilanciate dalle riflessioni e dalle poesie di Mark. La fotografia non ha vezzi, non indulge in particolari scelte formali, anzi, opta per una resa del reale a volte molto cruda, indagando corpi, volti ed espressioni sin nel dettaglio anche scabro. Ma lo fa sempre in maniera molto delicata ed elegante, misurata; così come la misura si raggiunge nei momenti più lirici del film, quelli in cui la realtà sembra cedere il posto alla bellezza e agli orgasmi della mente.

John Hawkes modifica e deforma il proprio corpo al servizio di un personaggio che buca lo schermo, nonostante sia immobile per tutto il film. La forza del collo, degli occhi e della bocca sa essere incisiva come poche altre cose, forse anche più delle scene di sesso o del corpo in mostra di Helen Hunt.

Il film narra una storia vera e prende spunto dall'articolo che Mark O'Brien, nel 1988, scrisse sul rapporto tra disabilità e sesso, On Seeing a Sex Surrogate. La testimonianza di Mark non diventa tanto un modo per parlare di disabilità, sani, normali o malati, ma la descrizione di un essere umano che supera i propri limiti. E superare i propri limiti non è qualcosa che dovrebbero fare solo i disabili o gli ammalati, ma anche chi non è apparentemente colpito da nessun handicap fisico. Per questo, The Sessions diventa un film in grado di essere universale e di parlare a tutti.

Il film esce il 21 febbraio
Nomination come Miglior Attrice Non Protagonista per Helen Hunt agli Oscar 2013.
Su Taxi Drivers la mia recensione di The Sessions - altri pensieri  che il film ha suscitato.

6 commenti:

curlydevil ha detto...

Non so se è merito della tua recensione, ma vorrei vedere questo film, anche se non lo farò perché in questo momento sarebbe devastante.
Simpatico però padre Brendan, una fortuna potersi confrontare con lui.... certo io devo essere irrimediabilmente atea :-)

Veronica Mondelli ha detto...

Cara Curly, io ho trovato il film estremamente terapeutico e conciliante per tutti, sia per quelli considerati normodotati, sia per i diversamente abili, i disabili o in qualsiasi altro modo vogliamo definire gli esseri umani. Secondo me, questo film riporta l'uomo e la donna a ciò che sono, cioé esseri che comunicano, si toccano e si amano senza barriere. Perché, in fondo, tutti (nessuno escluso) porta una barriera intorno a sé. Quindi... Magari tra un po', però prova a recuperarlo ;)! Un abbraccio!

Marco Goi - Cannibal Kid ha detto...

un film davvero commovente

Veronica Mondelli ha detto...

È vero, è molto commovente... E lo spirito scanzonato del trailer italiano non c'entra nulla con la vera atmosfera del film!

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Vero, mi hai fatto pensare ad una cosa che non mi era mai venuta in mente. E cioè che la sessualità dovrebbe essere un piacere a cui possono aspirare tutti, ma purtroppo a certe persone è negato dalla loro condizione fisica. Fare un film su questa tematica è una scelta coraggiosa e, a giudicare dalla tua recensione, anche ben riuscita.
Inoltre mi hai fatto venire in mente un libro letto qualche tempo fa: "Lo scafandro e la farfalla". E' la storia vera di un giornalista che dopo un ictus si trova affetto affetto dalla locked-in syndrome: non può più muovere nessuna parte del suo corpo tranne la palpebra dell'occhio sinistro.
E' una lettura in un certo senso illuminante.
Se ti può interessare ne ho parlato qui:
http://colorarelavita.blogspot.it/2009/10/lo-scafandro-e-la-farfalla-jean.html

Veronica Mondelli ha detto...

Prima di rispondere al tuo commento sono andata a leggere (e a commentare) il tuo post su Lo Scafandro e la Farfalla. Hai ragione, tutti hanno diritto alla sessualità (e alla vita). Chi non può farlo "normalmente" deve avere il diritto di farlo a modo proprio. Si tratta, in fondo, di superare pregiudizi e barriere e di non vedere il diverso come diverso ma come uno che sa fare altre cose rispetto agli altri!