sabato 24 gennaio 2009

PROIEZIONI NOTTURNE - The Millionaire

Il nuovo film di Danny Boyle (già autore di Trainspotting, per intenderci), punta, secondo me, su un versante molto scosceso: ambientare un film dal ritmo tipicamente americano in India.
E infatti il rischio che dai più il film non venga compreso è davvero grande. Dalle prime sequenze (peraltro dal montaggio eccezionale), si può chiaramente equivocare. Attenzione: non è il regista che fa equivocare. E' semplicemente una predisposizione culturale dello spettatore, ecco un pregiudizio culturale, per il quale ciò che ha una particolare ambientazione (in questo caso l'India) di sicuro è un film impegnato, massacrante e non di genere.
Per far capire quello che voglio dire, faccio un esempio: dalle prime sequenze noi vediamo un ragazzo indiano torturato dalla polizia, poi due fratellini indiani vivere nella merda e nel fango, rimasti orfani per una guerra religiosa ecc ecc. E la signora seduta davanti a me al cinema, si alza e se ne va (dopo aver fatto un gran casino) perché non "poteva reggere a quel tipo di film". Interpretazione assolutamente errata, visto che il film non parla di infanzie drammatiche con intento di denuncia sociale, ma è un film godibile, che racconta la storia di un giovane che ha a che vedere con il destino, un destino forse già scritto, che nella sfortuna gli porta tanta fortuna. Il film, poi è di genere, tra la gangster story, il thriller, la storia d'amore... insomma, un assoluto capolavoro di genere americano, partorito da un autore secondo me geniale e che pochi ricordano.
Il solo modo con cui il film è stato cotruito dovrebbe far riflettere (soprattutto la signora che se ne è andata dopo mezz'ora): la storia non è mostrata in ordine cronologico ma con continui salti temporali, avanti e indietro, retti dal presente e dall'ossatura (una sorta di coro greco) della partita del protagonista al noto show, format mondiale "Chi vuol essere milionario".
Vorrei solo far capire che non c'è un cinema che si fa in un Paese e un cinema che si fa in un altro. In oriente non si ambientano solo film papponi e noiosi. La grandezza di Boyle è che ha usato l'ambientazione dell'India, con i suoi attori e le sue storie, per costruire qualcosa di assolutamente godibile a livello globale. Gli attori, per esempio, pur non essendo hollywoodiani, erano ugulmente molto fighi e cool.
Tra l'altro alla fine del film Boyle usa uno degli espedienti di Bollywood (i film indiani prodotti da indiani): la canzone e il ballo. In qualche modo il regista abilita e riabilita una produzione nazionale, quella indiana, che va alla grandissima. E, giusto per citare ulteriormente qualcosa di importante, qualche anno fa un regista indiano ha girato un thriller dal titolo Maqbool, tratto liberamente dal Macbeth di Shakespeare.
Poche parole per dire che il cinema è mondiale, e che bisognerebbe smetterla di pensare per compartimenti stagni culturali. E bisognerebbe costruire film con più cervello (mondiale). Per questo odio il film "Gomorra". Ma è un altro discorso, un giorno ne parlerò.

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