La pizza è Natale



È l’ultimo post dell’anno e dovrebbe essere tempo di bilanci.
Di sicuro, un anno diverso da tutti gli altri, scandito mese per mese dai complimese della peste. 
Non saprei descrivere cosa è avvenuto, ma è avvenuto, e molte cose insormontabili sono passate - anche se tuttora le reputo insormontabili. 

Il Natale serve a fare i bilanci dell’anno. Non è una banalità sedersi a tavola, una tavola imbandita, piena di esageratissime cibarie, e avere intorno i propri familiari. Ci si guarda in faccia e si pensa al tempo passato, senza dover dire nulla. Si passa sopra le difficoltà, per un attimo le si ricopre sotto l’oro di un addobbo, il profumo di una candela, le briciole di un biscotto o di un panettone. Ci si sente satolli, in tutti i sensi, e si abbandonano quei sensi a una digestione - di tutte le cose - lenta e calorosa, magari sul divano, magari sonnecchiando, magari sentendo in lontananza la voce che ha estratto l’ultimo numero della tombola. E il caffè non serve a tenerci svegli, ma è semplicemente una coccola, il tocco finale di un pasto che aiuta a rimettere assieme tutti i sapori e allo stesso tempo a sistemare la bocca, per ricominciare a gozzovigliare da capo.
I problemi si estinguono per un po’ e ci si fa forza l’un l’altro.

Tuttavia, nella mia piccola famiglia non si aspetta Natale per coccolarsi e sentirsi bene.
Ogni sabato cerchiamo di fare la pizza in casa e nel momento in cui ci mettiamo a tavola è come se fosse Natale. 
Mescoliamo quei 500 grammi di farina ai 300 millilitri di acqua e poi il lievito di birra e un po’ di sale e due cucchiai di olio. Impastare impastare impastare. A mano. Perché impastare a mano già de-stressa ed è una preparazione fisica molto simile al posizionare gli addobbi di Natale in cima al portone o arrampicarsi per infilare il puntale di vetro sulla punta dell’albero. 
Ogni volta facciamo tre pizze, le stendo con calma, mentre mio marito prepara i condimenti. I suoi cavalli di battaglia sono la margherita e l’amatriciana e soprattutto la seconda fa non solo Natale, ma anche Capodanno e Carnevale e Pasqua. Io mi diletto con le pizze bianche, una con le patate - condite con rosmarino e finocchietto - e un'altra con le cipolle di Tropea. 
Quando sforniamo, tagliamo le pizze tutte a quadratini. Le lasciamo sul tavolo e iniziamo a mangiare da quella che più ci aggrada e cambiamo continuamente gusto, nell’insegurie quello più buono della serata - e spesso non ne veniamo a capo.
Ecco, quando ci sediamo al tavolo imbandito di sole pizze e le mangiamo, magari con qualcosa che ci piace molto a scorrere sulla tv, la peste che ci guarda e vuole assaggiare la pizza - ecco, questo è il mio Natale, che si ripete e ripete. È far confluire tutta la settimana in un unico nodo che poi viene sciolto, anche solo per quella cena, e ci fa sentire vicini e più leggeri. 

Questi sono i piccoli Natali che amo e che mi tengo stretti nel ricordo per ripeterli ogni volta con la mia famiglia. 


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