venerdì 30 marzo 2018

Leggere con una mano sola: Radiomorte di Gianluca Morozzi



Leggere con una mano sola: quando nutri un neonato per almeno dieci ore al giorno, devi trovare un diversivo. Che non può essere solo guardare la TV. Insomma: ti piace leggere. Ad un certo punto Netflix ti non basta più. Spesso è difficile far coincidere una poppata con una puntata da serie tv o, peggio, con un film (film? Questi sconosciuti...). A volte ti serve il silenzio. O, a volte, serve estraniarsi un po’ dal mondo. Leggere è la soluzione ideale. Ma provate a leggere con un libro cartaceo in mano e a tenere contemporaneamente in braccio una peste di quattro chili che vuole mangiare, dormire e giocare.
Ebbene. 
Tutto questo odio nei confronti del libro digitale io mica lo capisco.
Perché con il Kindle mi si era già rivoluzionata la vita prima - portarsi mille libri in viaggio per treni e metro. Figuriamoci ora che la mano con cui gestire il resto della vita è soltanto una.
Leggere con una mano sola si può: grazie Kindle. Anzi: si può leggere anche senza mani, basta un dito, basta poggiare accanto a sé il dispositivo e, terminata di leggere la pagina, sfiorare lo schermo con il polpastrello per passare a quella successiva. Grazie ancora, lettura digitale. 

Passato un periodo in cui non riuscivo a pensare ad altro se non alla peste, ho ricominciato a coltivare qualche micro interesse. La lettura, appunto. E ho ricominciato con un libro breve e in grado di catturare l’attenzione a livelli spasmodici, anche se forse non è proprio il libro più indicato per riprendere l’hobby della lettura in pieno puerperio. 

Si tratta di Radiomorte di Gianluca Morozzi, edito da Guanda. Una famiglia perfettissima, i Colla, ha costruito sulla suddetta perfezione un business altrettanto perfetto, pubblicando libri motivazionali sulla famiglia stucchevolmente felice. I Colla vengono invitati a partecipare ad un’intervista presso una radio sconosciuta, fuori dal mondo. In breve, i quattro componenti si troveranno chiusi a chiave nella stanzetta da cui stanno trasmettendo le loro parole patinate e apparentemente perfette: potranno uscire solo se sacrificheranno - decretandone la morte - uno di loro.
Verranno fuori segreti terribili e altre atrocità che solo un libro pieno di colpi di scena può regalare: un survival horror in piena regola, se di horror si può parlare - ma, vi assicuro, pur non essendoci zombie, vampiri, fantasmi e altre temibili creature soprannaturali, il senso che si sviluppa è proprio quello dell’horror. Anche perché i segreti nascosti dietro le famiglie apparentemente felici sono davvero orrorifici.

Ma, come dicevo, non è stato forse il libro più adatto al periodo che sto vivendo. In un altro momento sarei letteralmente impazzita per un romanzo del genere. Ora, invece, ho provato smarrimento e un disturbo molto vicino alla nausea, più che il piacere della lettura (e per una lettura così avvincente, che tanto mi ha ricordato il mio adorato Palahniuk). Insomma: neonati, scelte, mostri, violenze di ogni genere. La storia mi ha messo addosso un disagio notevole; è come se smuovesse quel lato indicibile che tutti noi abbiamo quando coltiviamo la speranza di una famiglia perfetta: basta un minimo di irrazionalità per cedere alle lusinghe di ogni male. E soprattutto, spesso, desideriamo essere quello che non siamo, mostrando agli altri con ostentazione un lato buono, pur essendo realmente tutto ciò che di brutto, sporco e cattivo l'essere umano sa produrre. 


È ovvio, però, che ho trovato Radiomorte estremamente terapeutico: a leggere di una famiglia conciata così, ecco, ci si sente migliori. Grazie, Morozzi: l’effetto catarsi è avvenuto. E, pur disgustandomi, mi hai fatto sentire - davvero - una persona migliore. 

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Foto scattata da me. L'immagine nell'immagine: Otto Dix, Assalto con le maschere antigas, 1924



4 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Come ti capisco! Anch'io adoro il kindle per le medesime ragioni. E anch'io leggo forsennatamente, con una mano sola, per costruirmi una dimensione solo mia in cui trovare un po' di ristoro. Ma come fanno quelli che non leggono??

Veronica ha detto...

È vero... leggere aiuta a ricostruirsi una propria, intima dimensione. È preziosissimo. Ti auguro buona Pasqua :)!

Maria D'Asaro ha detto...

Interessantissima la recensione mono-arto! Ciao, buona lettura.

Veronica ha detto...

Grazie, Maria! ^_^