venerdì 17 gennaio 2014

Usagi Drop


Daikichi ha trent'anni, è scapolo e sta facendo una folgorante carriera all'interno della ditta per cui lavora. Fa tardi tutte le sere seduto alla sua scrivania e, quando esce, va a bere con i colleghi.
Un giorno, Daikichi deve tornare nella sua città natale per il funerale del nonno, del quale, da anni, l'intera famiglia ignora vicissitudini e abitudini. E, una volta riunitisi tutti i parenti per la celebrazione funebre, la scoperta è  scioccante: il nonno ha una bimba di sei anni, avuta dalla sua giovane badante e abbandonata dalla madre per motivi misteriosi. La piccola Rin-chan è ormai sola. È timida, non parla e nessuno sa che farne. Daikichi, invece, ne rimane folgorato. Rin, che tecnicamente è sua zia, ha qualcosa che Daikichi ancora non riesce a decifrare. Quando tutti decidono di affidare Rin ai servizi sociali, Daikichi fa la mossa più azzardata della sua vita: decide di occuparsi della bambina.



Inizia un viaggio, tenero, delicatissimo, della durata di undici puntate, che è un indubbio percorso di crescita: non per Rin, come si potrebbe credere. Ma per Daikichi. Il ragazzo si fa uomo e si scopre pieno di sentimento paterno anche se biologicamente padre non è. Quello di Daikichi è un viaggio alla scoperta delle piccole cose della vita, quelle bellissime e che danno un significato tutto speciale all'esistenza. Non sono né le dodici ore di lavoro al giorno, né l'effimero drink tracannato coi colleghi a dare senso all'esistenza. A dare senso all'esistenza è Rin che bagna il letto; è la colazione fatta assieme; è pettinarle i capelli e farle i codini; è il primo dentino che cade, il primo giorno di scuola, il primo tifone vissuto insieme. È l'albero piantato in ricordo di ogni bell'evento. È sacrificarsi. È non uscire più la sera, è preferire una condizione lavorativa peggiore pur di stare con il proprio bambino.



Usagi Drop ci pone di fronte a stralci di vita vissuta. Non accade nulla di strettamente narrativo o cinematografico. Ma in realtà accade di tutto. A segnare il ritmo sono le piccole scoperte che i bimbi, in tutta purezza e ingenuità, fanno ogni giorno. E, soprattutto, le scoperte che fanno gli adulti seguendo i propri bambini: avere un figlio, in fondo, significa non solo maturare, ma anche rinascere, avere la possibilità di vivere una seconda vita. Certo, con le difficoltà del caso. Perché Usagi Drop non è buonista - affatto - e ci mette di fronte alle situazioni familiari più complicate. C'è la mamma divorziata e abbandonata dal marito che teme di prendere la febbre e essere licenziata; c'è il papà che ha cambiato lavoro, rinunciando a quello per cui era tarato, pur di stare con la figlia. Poi c'è la mamma solo biologica che mamma proprio non si sente e rinuncia alla figlia per la carriera. E c'è il papà solo nominale che per dare affetto ad un figlio non proprio sacrifica tutto della sua vita.




Ecco, Usagi Drop ci parla con una schiettezza sconcertante e con una semplicità tanto disarmante quanto complessa: dissolve il concetto di famiglia tradizionale e preferisce puntare, invece, sul concetto di affetto familiare: quest'ultimo può nascere anche in situazioni parentali "anomale" tra persone che non hanno alcun legame di sangue. Per questo, la puntata più bella e indicativa dell'intera serie è proprio quella del tifone. Quando Daikichi e Rin fanno rifugiare nella propria casetta di legno mamma Yukari e suo figlio Kouki. Una serata passata a cucinare,  lavare i piatti e fare compiti, mentre fuori la pioggia e il vento battono sulla casa, ma senza scalfirla: dentro, una nuova famiglia sta prendendo forma, una famiglia in cui ognuno si occupa dell'altro senza forzature genetiche, sociali o burocratiche. Due bambini si fanno amare da due adulti soli e pieni di problemi, ma che nei figli vedono la possibilità di infinito e di guardare il mondo con occhi nuovi.

4 commenti:

Vele Ivy Di Colorare ha detto...

Che trama profonda e interessante! E mi sono piaciute anche le tue riflessioni... è vero, per un adulto avere un bambino è un po' come rinascere, perché rivivi quelle scoperte che ormai ti sembrano scontate.

Veronica Mondelli ha detto...

È verissimo, noi adulti diamo troppe cose per scontate... Ma è proprio in quelle che consideriamo banali che si nasconde la magia. C'è anche il manga di questo anime. La serie animata si ferma all'infanzia della bimba e non so se poi verrà rinnovata per una seconda stagione. Ma il manga arriva anche all'adolescenza di Rin. Mi sono ripromessa di leggerlo, se lo trovo!

AcaGreg ha detto...

Anime molto bello. Lo vidi nel 2011 e posso dire che me ne innamorai!
Ti consiglio di leggere solo i primi quattro volumi del manga, cioè quelli dell'infanzia, poiché quelli dell'adolescenza, oltre ad avere una trama da teen drama, ha pure un finale di pessimo gusto!
E già che ci siamo ti consiglio anche il film, un gioiellino che purtroppo non uscirà mai al di fuori del Giappone.

Veronica Mondelli ha detto...

Ciao AcaGreg!
Ti do il benvenuto da queste parti.
Sto già leggendo il manga, ha un tratto semplicissimo ma è delizioso. Non sono ancora arrivata alla parte sull'adolescenza, ma mi incuriosiva... Sono tentata di seguire il tuo consiglio ma ora che mi dici che la seconda parte del manga non è granché sono ancora più curiosa di vedere come è XD. Recupererò di sicuro il film ;)!
Grazie e a presto!