giovedì 20 gennaio 2011

Visti e da vedere

In questi primi giorni dell’anno ho visto al cinema tre nuove uscite.


In ordine cronologico.


Senza troppa convinzione ho visto l’ultimo di Silvio Muccino, Un altro mondo. Non ho avuto modo di visionare i precedenti film del regista, ma questo mi dà un’idea sufficiente delle sue possibilità e dei suoi limiti. Il film ha un inizio piuttosto buono, in pochi minuti racconta la storia di quattro persone diverse utilizzando un montaggio abbastanza interessante e non troppo classico. Anche l’uso della fotografia sembra ragionato, diverse scale cromatiche per diverse situazioni. Però per il mio gusto Muccino è troppo eccessivo e lima poco laddove andrebbe limato. Ha la tendenza alle battute enfatiche: se ne scrivi una o due in tutto il film, ok. Ma se ad ogni sequenza c’è più di una frase enfatica, si rischia il diabete. Avrebbe dovuto, inoltre, limare anche la durata del film. C’è stata qualche lungaggine di troppo e alcuni minuti in meno avrebbero giovato all’economia del film. Di sicuro, avrebbe potuto evitare le troppe scene di sesso tra il protagonista e la sua fidanzata, che alla fine sono risultate ridondanti. Buone sono state le riprese fatte in Africa e alcune immagini africane sono risultate d’impatto. Di più non posso dire. Posso solo fare una piccola considerazione: Muccino dovrebbe decidere se fare l’attore o se fare il regista, perché per fare bene entrambe le cose ci vuole una mente fuori della norma. Dirigere e dirigersi non è facile come si vuole far credere.


Poi. Eastwood con Hereafter. È un film complesso. O lo si ama o lo si odia. L’immagine di quel cowboy biondo, laconico e cinico rende molto l’idea dell’Eastwood regista: asciutto, distaccato, minimalista. Scarnifica la storia, scarnifica la regia, si appoggia delicatamente su ciò che racconta, non eccede, non coinvolge troppo ma, al contempo, con la sua azione, scarnifica anche lo spettatore: toglie i sin troppi strati di emozioni a cui il cinema americano classico ci ha abituati e riabilita l’emozione dello spettatore, quella non sollecitata, quella che rimane dormiente. Lo fa, stavolta, con un film che si muove silenziosamente tra scetticismo, voglia di credere, speranza, schizofrenia, dubbio e immaginazione. In questo suo film Eastwood non ci parla dell’aldilà né del soprannaturale. Dà forma a dei racconti, ma non va oltre. Lascia nel dubbio e fa decidere allo spettatore: le visioni mostrate vengono fuori della mente, da qualcosa di superiore, o sono frutto della mente e dell’immaginazione dell’uomo? Bisogna stare attenti al film. Qua e là il regista getta non troppo evidenti elementi che minano la veridicità delle visioni. Elementi che si rintracciano in tre scene: la visione che riguarda la ragazza del corso di cucina (in particolare è la bambina per mano al padre che, secondo me, porta scompiglio nel discorso generale); il Sogno di Dickens; la visione finale, tutta immaginaria, importantissima, fatta di fantasticheria e amore, del protagonista. Eastwood realizza un film di sicuro non facile, in cui a essere protagonista è il sentimento dello spettatore.


Ancora: Che bella giornata. Zalone sembra aver creato un nuovo filone di film il cui protagonista è un comico molto amato e seguito. Non è cosa nuova nel cinema italiano. Totò lo ha fatto molto tempo fa. A proposito di Che bella giornata non si può fare un discorso sulla regia ma solo sull’attore e la sceneggiatura che recita: Zalone porta al cinema per ridere e nel suo intento c’è la volontà di ridere seriamente. Tuttavia le battute più complesse, più profonde, quelle che riguardano lo stato sociale e culturale dell’Italia, forse non arrivano a tutti: non sono dirette e la loro verità è disarmante. La commedia "seria" serve ad avvicinare tutti ad argomenti più o meno delicati e si spera che la risata di Zalone possa suscitare in ogni spettatore un briciolo di riflessione.


Ed ora, ecco ciò che sto aspettando.


In primo luogo, ho avuto proprio da poco la sorpresa: quest’anno esce il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi. Regista diverso, rimangono alcuni attori dai precedenti film, tra cui l’immancabile Depp (la Knightley e Bloom non sono nel cast). Chi scrive è una persona che non appena vede in lontananza un pirata legge e vede tutto ciò che lo riguarda con l’atteggiamento del bambino ammaliato. Il rischio che la saga dei Pirati dei Caraibi possa perdere di verve c’è; finora non sono rimasta delusa. Vedremo cosa comporterà la presenza di un nuovo regista, visto che Verbinski, secondo me, dava alla saga un interessante impianto horror.


Attendo trepidante The Black Swan, l’ultimo di Aronofsky. Aronofsky è una personalità molto interessante. I suoi racconti sono quasi silenziosi ma di grandissimo impatto. La sua macchina a mano è una macchina a mano che non dà l’idea del cinema-verità ma di una incredibile vicinanza morale alle cose narrate, senza mai rischiare di eccedere nel mieloso sentimentalismo.


http://www.mymovies.it/film/2010/ilcignonero/trailer/


Attendo quasi con il cuore in gola Biutiful, l’ultimo di Iñarritu: questo regista ha un modo sconcertante di narrare fatti e sentimenti. Uno dei più vicini alla tragedia greca: si soffre, ma alla fine c’è sempre una catarsi, una rinascita dal dolore. Con Iñarritu si aprono gli occhi sulle cose realmente importanti perché il suo modo di mescolare regia, fotografia, suono e storia è lontano da ogni cliché.


http://www.mymovies.it/film/2010/biutiful/trailer/


Attendo delirante Sucker Punch, l’ultimo di Snyder. Impossibile da raccontare, ecco qui il trailer.


http://www.mymovies.it/film/2011/suckerpunch/trailer/


Snyder ha una visionarietà molto consapevole, sa di essere un autore, si autocita e lo fa realizzando film che al secondo minuto sono già cult. Condivido parecchio il suo lavoro e il modo con cui intende il cinema e la narrazione. Da Sucker Punch mi aspetto molto e da quello che posso vedere sarà un vero delirio. Lo stesso regista ha affermato che Sucker Punch è quanto di più folle lui abbia mai creato. Questo film, a mio parere, sarà la prova del nove dell’autorialità di Snyder.

2 commenti:

Doctor Peter and Mister Hook ha detto...

Ciao. Ho visto Zalone solo perchè incuriosito dal fatto che aveva sfondato il botteghino. Deluso: mi sono rimaste solo un paio di trovate comiche originali; in quanto alle tematiche penso che l'intento era quello di dare una morale al film, ma la superficialità con cui vengono affrontate rischia di deridere proprio ciò su cui si cercava far riflettere. L'incasso non potrà mai mettere in ombra l'ultimo con Bisio, figuriamoci poi "La vita è bella". Buona settimana e grazie per le recensioni.

Veronica Mondelli ha detto...

Parto dal presupposto che oggi dal cinema italiano non si può pretendere granché. E questa è un'affermazione molto triste. Sostanzialmente sono d'accordo con quello che dici. La commedia italiana non ha la forza né i mezzi per affrontare temi in modo approfondito e agisce così soprattutto per fare cassa. Credo solo che gli argomenti di Zalone non siano tanto resi superficiali, quanto nascosti: il film incassa molto perché c'è il primo livello di risata, quello per lo spettatore medio. Poi c'è il secondo livello di risata, quello delle battutine a mio avviso per nulla evidenti e che fanno ridere (ma poi neanche tanto, perché sono estremamente "reali") solo i più attenti. Non mi metto qui a elencarle, ma ho trovato un bel po' di battute a cui nessuno ha riso e che mi sono apparse disarmanti.
Ovvio che poi i soliti finali all'italiana, quelli alla "vogliamoci tanto bene", rovinano qualunque principio di discorso serio.
Per tutti questi motivi, di certo non metto Che bella giornata nell'Olimpo dei film, ma lo valuto in relazione ad un cinema italiano dal quale, tristemente, non si può pretendere davvero nulla (e te ne puoi accorgere anche se guardi il film di Muccino di cui ho parlato. Il cinema italiano si barcamena tra commedie spinte sempre più sull'orlo del banale e drammi smielati per un pubblico dalla lacrima facile).

Grazie per essere passato e per avermi dato un ulteriore spunto di riflessione!