mercoledì 18 agosto 2010

God of War, Kratos e l'eccesso

Chi ha giocato e gioca a God of War sa perfettamente quale fascino esercita Kratos.
Kratos - lo dice già il suo nome - è forza pura, energia incontrollata, volontà di rispondere solo ed esclusivamente a se stessi. Kratos è divino ma è anche umano. Si porta dietro il fardello pesante, orribile, del suo passato e va avanti tra stragi e spargimenti di sangue. Kratos può tutto. Non ha paura di niente.

God of War non è soltanto un gioco che affonda nella mitologia greca. È decisamente qualcosa di più. Il suo messaggio è cristallino, impossibile non vederlo.

Kratos è chiaramente uno υβριστής (iubristès). La ύβρις (si legge iubris) è uno dei più bei concetti, uno dei più bei sentimenti che l'umanità abbia creato. Di per sé eccessiva e drammatica, la ύβρις è quasi sempre alla base delle più grandi tragedie greche. La ύβρις è la tracotanza, è l'eccesso. I greci avevano uno schema, una sorta di cerchio: al centro, l'uomo. Sopra gli dei, sotto le bestie. Se l'uomo andava un po' al di sopra del limite imposto, dove erano gli dei, eccedeva: diventava uno ubristes e doveva subire la punizione divina per rimettere ogni cosa al proprio posto. Solitamente la parola ύβρις ha un'accezione negativa. Negativa se la poniamo in relazione alle rigide regole divine. Ma a quanto pare l'eccesso è innato nell'uomo; e, nel caso della vicenda di Kratos, diventa metafora dell'esistenza umana.

Kratos, essendo forza incontrollata, eccede di continuo. Ogni sua azione è plateale, è sconvolgente. Non si piega di fronte alle forze impetuose scatenate dagli dei, non si piega di fronte agli dei e non esita a insultarli o ad ucciderli. Viene punito, ma si rialza.

Kratos non rispetta ciò che sembrerebbe superiore a lui: non si prostra ma combatte, in ogni occasione e senza tentennare. Non fa come il vecchio che, all'inizio del primo capitolo della saga, si inginocchia di fronte all'Idra e prega perché Poseidone lo risparmi. Il vecchio viene divorato in un istante. Kratos non si inginocchia ma combatte contro l'Idra e la uccide.

Kratos, per questo, è uomo, è eroe ed è dio. Ma, a differenza degli dei dell'Olimpo, ha gli occhi. Due iridi luminescenti e intense, in cui si può leggere ogni sentimento, dalla disperazione alla speranza.

Kratos affascina perché ci insegna a non piegarci e a oltrepassare i nostri limiti (quelli che, superati, sono per l'uomo un valore aggiunto), a combattere costantemente perché gli unici dei esistenti e gli unici nei quali dobbiamo credere siamo proprio noi stessi. Le regole, i dettami, sono solo menzogne: vengono imposte perché si teme il caos. Ogni giogo costruito per ingabbiarci e per impedire di esprimerci va distrutto. Chi assiste all'epopea di Kratos non deve ovviamente spegnere la tv e uccidere. Deve, invece, essere più consapevole delle proprie forze, essere coraggioso e combattere contro le avversità, credendo fermamente in ciò che persegue. Vi rimando allo stupendo finale del terzo capitolo della saga.

Probabilmente l'uomo ha l'infinito dentro. Per questo la sua ύβρις è sacra.

2 commenti:

Emix ha detto...

Davvero un bellissimo post, complimentoni.
Oh, spegnere la tv e uccidere, sperando in qualche spettacolare quick time event, però non è mica una cattiva idea ;)

Veronica Mondelli ha detto...

:) No, non è per niente cattiva. In certe occasioni servirebbe davvero l'arsenale di Kratos!

Grazie!