giovedì 8 ottobre 2009

PROIEZIONI NOTTURNE - Bastardi senza gloria

ATTENZIONE: LEGGA SOLO CHI HA VISTO IL FILM! Svelo troppe scene...




Dunque. Da dove cominciare? Difficile racchiudere nello spazio di un blog tutte le peregrinazioni mentali che Tarantino ci fa fare. Ad ogni modo proverò a farmi risucchiare da questa avventura ad imbuto del regista americano.
Quando un pazzo-cinefilo-maniaco va a vedere un film di Tarantino, non può che godere. Godere come un folle. Il suo cinema meta-cinefilo-citazionale è un continuo divertimento per chi sa: per chi vive il cinema come un riferimento costante alla vita di tutti i giorni. Avete mai visto Sentieri Selvaggi? E i film di Leone? E i B-Movies italiani? Il Padrino? Conoscete Clouzot? E la Leni Riefenshtal? Sapete che Pabst intitolò un suo film La tragedia di Piz Palu? Avete mai visto Vogliamo vivere di Lubitsch? E... Kill Bill?
Eh sì, perchè ormai anche il nostro giovane Tarantino può dirsi entrato appieno nella Storia del Cinema.
La sottoscritta pazza-cinefila non ha fatto altro che vedere questi e altri riferimenti in Bastardi senza gloria, divertendosi come pochi. E dopo grandi riflessioni, la vostra cinefila bastarda è giunta ad una conclusione lancinante: la vera protagonista del film di Tarantino non è la Storia, ma la Storia del Cinema. Che indubbiamente è anche Storia, quella che si studia a scuola nei manuali. E perché questo?
A parte le continue citazioni di cui Tarantino imbeve il film, proviamo a pensare all'idea principale del plot: tutti i capi del nazismo, Hitler compreso, muoiono come topi bruciati dentro un cinema ben sigillato, al fuoco delle pellicole al nitrato che si infiammano inesorabilmente. Ma non solo: la storia non si svolge in Germania, né in Italia, ma in Francia: la Francia è da sempre la patria del cinema, la patria della critica cinematografica e del gusto cinematografico. Furono per primi i critici dei Cahiers du Cinema a sottolineare il concetto di autorialità anche per i registi del cinema.
E chi sono i protagonisti della storia? Gli americani, i francesi, i tedeschi e in parte gli italiani: ossia i rappresentanti di alcune tra le nazioni più floride a livello cinematografico nei primi cinquant'anni di cinema. L'Italia è presente con un simpatico riferimento alla Sicilia e al Padrino (come non vedere Marlon Brando nella caricaturale figura in smoking bianco di Brad Pitt che parla siciliano?).
Nel momento in cui Tarantino fa (da sempre) un cinema delle citazioni e dei pastiche, non fa altro che raccontare la storia del cinema. Rende propri tutta una serie di elementi che sono diventati topoi o anche cliché nel cinema: la musica alla Morricone, i primi piani alla Leone, l'immagine incorniciata dalla porta che ricorda John Ford... ma Tarantino fa di più: nel momento in cui si appropria del topos e del cliché e li piega alla propria storia, non fa altro che sovvertirli e distruggerli. Tarantino ha sempre sovvertito l'ordine del cinema, basti pensare solo alla sequenza temporale degli eventi stravolta in quasi tutti i suoi film. E pensiamo un po' a quello che avviene in Bastardi senza Gloria. Non viene forse stravolta la Storia della Seconda Guerra mondiale? Hitler non viene forse ucciso in un cinema insieme alle alte sfere del Nazismo? La guerra non finisce nel 1944 in una piccola sala d'essay parigina?
Già. Noi conosciamo una storia ma Tarantino altrettanto efficacemente ce ne racconta un'altra. Sapete perché? E quella che segue è un'affermazione tanto lampante quanto sconcertante e pericolosa: perché anche la storia dell'umanità si studia attraverso le parole e nei libri, in breve, attraverso una forma di racconto. Un rimpasto di parole e interpretazioni. Una fiction.
Ed è la fiction, non la realtà, che Tarantino esalta: è il cinema la vera potenza, sempre e comunque. La guerra si combatte a suon di pellicole. L'organizzazione che deve uccidere Hitler è formata, tra l'altro, da un'attrice e da un critico del cinema; chi attua realmente il piano è una proiezionista; Goebbels ha girato un film tedioso ed inutile; nei momenti finali del film, un bel primo piano di donna in bianco e nero si rivolge agli spettatori in sala, rompendo l'illusione e annunciando: "state per morire tutti". Così il cinema brucia, brucia per la gloria, brucia perché il vero grande cinema sa uscire dallo schermo e cambiare le sorti del mondo. L'unica gloria pura, vera e propria è quella del Cinema. Gli uomini sono solo bastardi ingloriosi che lavorano di soppiatto perché quel cinema si faccia. Tarantino è il sommo bastardo: perché è figlio di tante tendenze e di tanti cinema, è figlio di un amore universale e incondizionato per TUTTO il cinema.

E' da Kill BIll vol. II che il critico cinematografico del Tg1 dice sempre la stessa frase: "Tarantino finisce per essere vittima di se stesso", sottolineando, così, che il regista è in una specie di impasse. Io non la vedo così. Come soleva dire Jean Renoir, un regista passa la vita a fare sempre lo stesso film. E' una ricerca che gira attorno alla stessa questione. Tarantino ha il merito di girare attorno alla sua questione reinventandosi e rimanendo comunque fedele al suo cinema citazionale che, in quanto tale, è un cinema che guarda al cinema e alla sua storia - e forse una delle più grandi e riuscite revisioni di Bastardi senza Gloria è quella della figura dell'ebreo, non più noioso, perseguitato, triste e prono, ma cinico, crudele e carnefice alla pari dei nazisti (che spesso e volentieri appaiono come vittime).

Non ci si sveglia un giorno e si inventa qualcosa dal nulla. Chi crea lo fa perché c'è qualcosa dietro da riprendere, rileggere e così innovare. Altrimenti l'innovazione, rispetto a cosa ci sarebbe?

E Tarantino non se lo fa neanche dire, che è stato bravo: nell'ultima inquadratura del film Brad Pitt guarda in macchina, cioè guarda noi spettatori (in realtà sta ammirando la svastica che ha inciso sulla fronte del nazista) e dice: "Sì, credo proprio che questo sia il mio capolavoro". Pienamente d'accordo, Quentin.

Nessun commento: