Cento

 "Mamma, oggi ho cento mesi!"


Il traguardo a cui non pensi mai.

Colazione, corse, prepara le merende - fatte in casa, ché è meglio - rispondi al medico, invia le analisi, metti la cena in tavola alle diciannove, fai la spesa, è finita l'acqua, è finito il pane, controlla cosa ha mangiato a mensa - ma va bene preparare anche tre cene diverse, non è quello il problema. 

Il traffico, le campanelle che suonano, il cancello a scuola che ora è sempre chiuso e non è automatico, devi scendere dall'auto, aprire il lucchetto e far scricchiolare il ferro vecchio di settant'anni, per poi scendere di nuovo dall'auto, far sbattere i due battenti arrugginiti, ripartire. 

Chissà quanto traffico, sull'orologio mi appaiono i minuti esatti che impiegherò fino a casa. Un tempo in cui passa la musica a casaccio. 

Preparo prima la cena e poi il pranzo per me. Mancano dieci minuti (mancano dieci minuti a cosa?) nel frattempo piego una maglietta, passo l'aspirapolvere in una sola stanza, espongo l'immondizia - riempiamo ogni minuto di cose da fare per cercare di avere poi un tempo libero, ma il tempo non è mai libero, è sempre costretto fra le cose, ingabbiato nelle azioni, selezionato e sezionato in tanti passi differenti e precisi. 

Quel tempo che riempio e che rosicchio per cercare di avere il tempo dell'abbraccio, quando tutto si ferma e il tempo non esiste affatto, esiste solo la stretta, quella per cui hai corso tutta la giornata, un non-momento, un istante di eternità, che rima con maternità e paternità.

"Mamma, oggi compio cento mesi" un numero, in realtà nessun numero, tutto - perché lì sta tutto e il futuro di tutto.

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