Lettere a un bambino poi nato - Maria D'Asaro



Le domande esistenziali, ingenue e purissime, che si pongono i bambini sono anche quelle di noi adulti, domande che tendiamo però a chiudere in un qualche cassetto blindato dei nostri pensieri. Sono domande disarmanti eppure necessarie, prive di risposta - ma fondamentali. La capacità di porsele indica che lo sguardo sul mondo è comunque attento, disincantato, così maturo da riuscire a vedere attraverso le trame dell’esistere, accettando di non sapersi dare una risposta: e la maturità più grande è quella di vivere il caos dell’esistenza attimo dopo attimo. 


“Mammina, perché si cresce? è così bello restare così… Mi dici perché si cresce? Si deve crescere proprio per forza?”

Ti eri messo, con Charmender accanto, sul tappeto a giocare con le costruzioni. 

Già, perché si cresce? Non potevo limitarmi a snocciolare le leggi inesorabili del tempo biologico e dell’accorciamento dei telomeri. Mi stavi facendo la domanda delle domande. E aspettavi impaziente la mia risposta.

“Io non voglio crescere” hai continuato “ voglio rimanere bambino. Voglio stare sempre con te e papà. Perché dovrei crescere? Che c’è di bello a diventare grandi?”



Quando sono arrivata a questo punto del libro di Maria D’Asaro, ho fotografato la pagina e ho memorizzato il numero delle pagine per poterci tornare anche senza dover scorrere la galleria delle foto sul telefono. A cavallo tra pagina 61 e 62, l’autrice, attraverso un bimbo di pochi anni, riesce a dare finalmente forma alla domanda delle domande, quella che tutti i genitori inconsciamente si pongono senza riuscire mai a verbalizzarne il senso. Qui forse è il nodo di tutto il libro e qui è anche il nodo stilistico di Maria. 


Conosco Maria da parecchi anni attraverso il suo blog Mari da Solcare. La cosa che sempre mi ha affascinato della sua scrittura è la limpidezza, il suo essere diretta, la capacità di dire le cose in maniera schietta, pur con tutte le metafore e le figure retoriche del caso. Sì, la scrittura di Maria è limpida come il mare più cristallino e riluce nei nostri occhi come i lampi del sole sull’acqua: una lama, a volte, le sue parole, una lama che però entra con gentilezza, grazia, fino a diventare normalità sconcertante - o, meglio, fino a svelare ai nostri occhi quello che, per pigrizia o incapacità di analisi e discernimento, non riusciamo a vedere.  

È questo aspetto, indubbiamente, quello che mi ha permesso innanzitutto di farmi catturare dal libro: perché i fatti si sono svolti davanti ai miei occhi con chiarezza espressiva, ma soprattutto con quella capacità tipica di Maria di restituire i sentimenti più profondi e meno dicibili con altrettanta chiarezza emotiva. 


I fatti: Maria D'Asaro, citando il libro di Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, ci propone una serie di episodi scritti in seconda persona, rivolti a un tu, quel tu che, per chi è genitore, diventa più importante dell’io. La protagonista del libro parla in prima persona, sì, ma si rivolge sempre al suo bambino. L’arco temporale è breve e attraversa pochi anni, ma sono quei pochi anni, i primi tre o quattro, in cui effettivamente ogni bambino nasce davvero. Non si nasce in sala parto: per i genitori, i figli nascono ogni giorno, specialmente nel momento in cui si affrontano i problemi, i malesseri, la malattie che, lì per lì, sembrano inaffrontabili. Arriva il peso della responsabilità di aver messo al mondo una creatura e di dover garantire per essa tutta una serie di grandi cose: la salute, l’istruzione, il gioco… la felicità. E già dalla scelta delle frasi con cui introdurre la propria storia, Maria ci fa capire che ci troveremo di fronte a tutto il peso e a tutta la leggerezza che una nuova creatura porta con sé: forse, l’amore è ciò che si prova quando si ha tra le braccia il proprio bambino e lo si sente così piccolo, così inerme, indifeso. E messo al mondo senza la sua autorizzazione” - scrive la Fallaci. E Maria rincara la dose accoppiando alla frase della scrittrice italiana la toccante poesia di Wislawa Szymborska,  Alla nascita d’un bimbo/ il mondo non è mai pronto.



Nessuno è mai pronto alla nascita del proprio figlio; nessuno sa che si nasce ogni giorno come figli e come genitori; tutti i genitori conoscono la difficoltà ma anche l’incredibile bellezza di assistere a questo dispiegarsi della vita unico e meraviglioso. Il libro di Maria D’Asaro ci dice tutto questo chiaramente: ed è così un alleato, un tenero abbraccio, una coccola anche nei momenti più oscuri.


 

Commenti